Una tecnologia promettente ma ancora poco diffusa a causa delle barriere economiche, normative e finanziarie. Sia nella versione elettrica che in quella ad assorbimento di gas, si tratta di impianti in grado di rispondere agli obiettivi nazionali imposti da UE 2020. Intanto, il mondo delle associazioni e dell’industria aspetta un segnale dalla politica. Il convegno organizzato da Amici della Terra
“L’enorme potenziale di efficienza e risparmio energetico conseguibile mediante l’impiego di pompe di calore ha fatto sì che questa tecnologia assumesse, negli ultimi anni, un ruolo determinante in tutta l’Unione Europea ma non in Italia, dove il costo eccessivo dell'energia elettrica ne ha praticamente scoraggiato l’impiego e la diffusione”. Sono parole dure quelle con cui Bruno Bellò, presidente Co.Aer -l’Associazione aderente ad Anima che riunisce i costruttori di apparecchiature e impianti aeraulici- ha aperto la seconda giornata della Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche organizzata da Amici della Terra.
Come ricordato da Luca Marchisio di Enel Energia, l’Energy Road Map al 2050 dell’UE ipotizza una riduzione dei consumi di energia primaria del 40% rispetto ai valori attuali: “In questo contesto -ha spiegato Marchisio- l’elettricità giocherà un ruolo fondamentale per i continui miglioramenti nelle performance energetiche ed ambientali dei dispositivi utilizzatori”.
"Nel nostro Paese" ha proseguito il responsabile Enel, "i 2/3 dell’energia per usi finali è impiegata dal settore dei trasporti e da quello residenziale, ambiti in cui l’elettricità può fare la differenza attraverso la diffusione dei veicoli elettrici, da una parte, e delle pompe di calore, dall’altra. Nonostante queste ultime rappresentino una delle tecnologie più promettenti per il conseguimento degli obiettivi nazionali di efficienza e di emissioni di CO2, gli operatori del settore registrano un quadro regolatorio sfavorevole alla loro adozione sia in termini di struttura della tariffa elettrica e all'incertezza degli incentivi".
Anche il servizio di misura e fatturazione, ha evidenziato Walter Grattieri di RSE, pone alcune problematiche di non facile soluzione. Tra queste la possibilità di installare un secondo contatore a valle del primo per ottenere un calcolo dei consumi separato per la pompa di calore. Anche in questo caso -come spiega l’ingegnere nella breve intervista video di seguito, realizzata in occasione del convegno- la situazione può presentare delle criticità.
Accanto a questo vi sono altri fattori che hanno rallentano la diffusione della tecnologia all’interno del Paese, come ha sottolineato Marco Grisot di Clivet (società che offre soluzioni industrializzate basate sulla pompa di calore): “Oltre alla mancanza di una politica energetica e di uno schema di incentivazione solido a sostegno, il settore sconta un costo dell’elettricità più alto della media europea e aggravato dalla componente A6. A questo -ha proseguito Grisot- si aggiunge un panorama disomogeneo per quanto riguarda le politiche regionali in tema di efficienza e rinnovabili, l’assenza di un sistema di certificazione della tecnologia ma soprattutto la mancanza di informazione relativa alle pompe di calore. Quest’ultimo elemento impone un investimento formativo della filiera come previsto, tra l’altro, dal DM 28/2011 che affida alle Regioni la competenza di questa attività”.
Dal punto di vista tecnologico, le opzioni offerte non si limitano ai sistemi alimentati ad elettricità: “Tra le apparecchiature che meglio rispondono ai nuovi requisiti di uso di energie rinnovabili termiche -ha dichiarato intervenendo ai lavori Ferruccio De Paoli di Robur- le pompe di calore occupano un posto di rilievo e, in particolare, i sistemi ad assorbimento alimentati a gas metano (GAHP) presentano risultati notevoli sia in termini di efficienze energetiche (fino al 175% rispetto al gas bruciato) sia dal punto di vista ambientale (avendo un impatto quasi nullo sul riscaldamento globale”. Si tratta di una tecnologia sviluppata e prodotta in Italia che, se adeguatamente sostenuta, consentirebbe di dare un forte impulso alla crescita di un comparto dell’industria nazionale e, contemporaneamente, di ridurre il fabbisogno di combustibili fossili.
“In Italia manca un ente che possa mettere in relazione tutte queste tematiche tecnologiche -ha concluso Bellò- integrando la compatibilità economica con quella ambientale. Si tratta di un argomento complesso che avrebbe bisogno di un soggetto terzo in grado di garantire e analizzare le proposte per supportare il legislatore nella sua attività”.