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Perché la sostenibilità ambientale non sia solo un’enunciazione di principio, deve essere accompagnata dalla sostenibilità economica e da quella sociale: partendo da questo assioma, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) ha elaborato le linee guida “GocciaVerde”, certificazione privata e volontaria di uso sostenibile della risorsa idrica e di sua tutela quali-quantitativa. Primi destinatari del nuovo strumento sono gli enti di bonifica e irrigazione associati, ma anche le aziende rurali e le organizzazioni di produttori agricoli. Accanto a quello di responsabilità ambientale, l’obiettivo è dichiarato: dare valore aggiunto all’utilizzo responsabile dell’acqua e farlo riconoscere dal mercato, affinché divenga ambita prassi diffusa nell’interesse di tutti. La crescente consapevolezza dei consumatori porta, infatti, a ritenere che questa certificazione etica possa contribuire alla competitività sui mercati interni ed internazionali. La certificazione GocciaVerde si rifà ad un disciplinare per la valutazione della sostenibilità dei processi gestionali e produttivi, basato su indicatori in linea con i principali standard e le norme internazionali. Tale impegno viene trasferito all’utente attraverso una specifica etichetta con QR code, che permette di controllare l’effettiva sostenibilità dei processi produttivi, integrando eventuali, altre certificazioni. L’etichetta elettronica rimanda ad una pagina web, che contiene un’approfondita descrizione del processo di gestione idrica, corredandola a valori numerici e grafici. Nove sono i criteri di valutazione della nuova certificazione idrica in agricoltura: 1)sostenibilità generale degli utilizzi; 2)azioni per ottimizzare gli usi idrici; 3)azioni per il controllo ed il miglioramento della qualità dell’acqua; 4)azioni per la riduzione dell’impatto energetico; 5)azioni per il controllo della legalità; 6)ruolo di “facilitatore” o “pilota” per nuove tecnologie; 7)azioni di educazione, training e capacity building; 8)servizi ecosistemici ed azioni per il loro incremento o ripristino; 9)sostenibilità socio-economica. Numerosi sono i benefici previsti: dalla standardizzazione di “buone pratiche” nella gestione dell’acqua all’orientamento degli investimenti per la sostenibilità delle produzioni; dall’incentivo ad una pianificazione idrica di medio-lungo termine alla creazione di “data set” e basi informative a supporto delle politiche per l’acqua. A fare la differenza, però, è soprattutto il rientrare negli ecoschemi delle opportunità comunitarie, ad iniziare dalla Pac, nel quadro delle politiche di adeguamento e contrasto alla crisi climatica. La certificazione GocciaVerde è un ulteriore tassello nell’azione di Anbi per aumentare il senso di responsabilità collettiva nell’uso dell’acqua, cui vanno affiancati adeguati investimenti per migliorare l’efficienza della rete idraulica, evitando drastiche e controproducenti riduzioni nelle disponibilità idriche per la produzione di cibo. L’emergenza climatica obbliga a scelte infrastrutturali, quali le realizzazione di nuovi invasi, soprattutto medio-piccoli, per raccogliere le acque di pioggia, conseguenza di eventi meteo sempre più violenti, concentrati nel tempo e nello spazio; a ciò si deve affiancare un grande piano nazionale di manutenzione della rete idraulica: Anbi ha presentato un piano di efficientamento che, a fronte di un investimento di quasi quattro miliardi e mezzo di euro, garantirà oltre 21mila posti di lavoro. La richiesta è che gli 858 progetti definitivi, redatti dai Consorzi di bonifica ed irrigazione, vengano inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una grande opportunità che retorica ambientale e lentezze burocratiche rischiano di trasformare solo in un debito per le future generazioni.

Goccia Verde, la certificazione per l’uso sostenibile della risorsa idrica

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