Global Solar Fund finanzia due progetti di ricerca dell’Università di Tor Vergata

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08 marzo 2017 – GSF sostiene la ricerca per l’ottimizzazione delle prestazioni di pannelli solari utilizzati come rivestimento per edifici e manufatti (“coating”) e lo studio di dispositivi per migliorare le prestazioni dei pannelli tramite inverter centralizzati.  

Il Responsabile Ricerca e Sviluppo di Global Solar Fund, Pierluigi Gramaglia: “Grazie alla ricerca portiamo le rinnovabili nel futuro”.  Il futuro delle rinnovabili passa anche dalla capacità di queste fonti di saper rispondere alle esigenze industriali, commerciali ed ambientali. Ne è convinta Global Solar Fund, tra gli operatori leader in Italia per produzione elettrica da fonte solare fotovoltaica, che ha appena avviato, con due importanti centri legati all’Università di Tor Vergata, un progetto di finanziamento destinato alla ricerca nel settore delle tecnologie per il fotovoltaico.  Sono due i principali ambiti di ricerca sui quali sarà valorizzato l’investimento di GSF, che con una forte presenza in Puglia, e in particolare nella provincia di Brindisi, contribuisce con ben 223 GWh annui alla produzione nazionale di energia elettrica italiana con un risparmio di CO2 pari a ca 112.000 tonnellate.  

Il primo studio sarà sviluppato dal CHOSE – Centre for Hybrid and Organic Solar Energy e si focalizzerà sull’individuazione delle soluzioni più promettenti sul piano delle metodologie di “coating” per l’ottimizzazione dello scambio termico tra pannello fotovoltaico e ambiente esterno, con particolare riferimento al retro del pannello. La ricerca punterà a rendere maggiormente performanti i pannelli fotovoltaici realizzati in tecnologia di Silicio cristallino e concepiti per il rivestimento esterno degli edifici. Il CHOSE, nato nel 2006 grazie al contributo di 6 milioni di euro provenienti dalla Regione Lazio, focalizza la propria azione sulle 2 / 3   opportunità di industrializzazione di pannelli fotovoltaici di terza generazione, sia di tipologia non flessibile, pensati in particolare per applicazione nell’ambito architettonico, che flessibile, versatili ed adatti ad applicazione nell’industria tessile, nell’edilizia e l’elettronica di consumo.  

Il Centro per l’Elettronica di potenza e gli Azionamenti elettrici (C-PED) si occuperà invece dello studio di dispositivi per il contrasto del fenomeno chiamato PID (Potential Induced Degradation), ovvero la progressiva perdita di potenza, e conseguentemente di energia prodotta, tipica di molti impianti fotovoltaici. Un fenomeno che si sta registrando con sempre maggiore frequenza in questi anni e che può abbassare di molto (si stima fino al 70% in meno) la resa di alcuni pannelli.  L’obiettivo del C-PED sarà quello di individuare le best practices applicabili ai moduli in silicio monocristallino e policristallino capaci di arginare tale fenomeno. Per quanto riguarda gli inverter, saranno studiate alcune applicazioni commerciali già disponibili sul mercato, valutandole fra l’altro, anche in relazione alla tipologia di impianti già gestiti in Puglia da Global Solar Fund. Il C-PED, istituito nel 2016 presso l’Università di Roma Tor Vergata e l’Università di Roma Tre, si sta via via affermando quale centro di eccellenza per attività di ricerca, in ambito nazionale e internazionale, nell’ambito dell’elettronica di potenza e degli azionamenti elettrici.  

“Siamo entusiasti all’idea di sostenere questi progetti che possono contribuire realisticamente ad accompagnare il fotovoltaico verso applicazioni innovative e integrabili a manufatti e processi industriali” commenta Pierluigi Gramaglia, Responsabile Ricerca e Sviluppo di Global Solar Fund. “Lo sviluppo tecnologico nelle fonti rinnovabili fa passi da gigante ed è fondamentale sostenerlo per mantenere in piena performance impianti di produzione di energia elettrica altrimenti destinati all’inoperatività”, prosegue Gramaglia, che aggiunge “A tali considerazioni di natura tecnica, si somma la soddisfazione di Global Solar Fund di aver contribuito al sostegno, per tutto il 2017, di due progetti capaci di coinvolgere un nutrito e talentuoso team di ricercatori italiani, alcuni dei quali rientrati in Italia dopo un periodo di studio e ricerca all’estero e di poter realizzare questi progetti sui nostri impianti nella provincia di Brindisi”.