La domanda globale di idrogeno ha superato i 100 milioni di tonnellate nel 2024, segnando un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. Questo incremento è stato trainato principalmente dai settori che già utilizzano l’idrogeno, come la raffinazione del petrolio e l’industria chimica. La domanda proveniente da nuove applicazioni riguarda quasi esclusivamente la produzione di biocarburanti. Lo evidenzia il rapporto dell’Iea.
Il dato più preoccupante riguarda l’offerta: la produzione è ancora quasi interamente dipendente dai combustibili fossili. Nel 2024, sono stati utilizzati 290 miliardi di metri cubi di gas naturale e 90 milioni di tonnellate di carbone per produrre idrogeno. Sebbene la produzione a basse emissioni sia cresciuta del 10%, raggiungendo quasi 1 milione di tonnellate, rappresenta ancora meno dell’1% della produzione globale. La transizione verso l’H2 rinnovabile, in altre parole, è ancora in una fase embrionale.
Idrogeno verde: ritardi e incertezze rallentano la corsa
Nonostante i notevoli segnali di crescita, l’adozione dell’idrogeno a basse emissioni non sta raggiungendo gli obiettivi fissati. I principali ostacoli sono chiari: costi elevati, un contesto normativo e una domanda incerti, e lo sviluppo lento delle infrastrutture. La delusione più grande è la recente ondata di ritardi e cancellazioni che ha ridotto le aspettative per questo decennio.
Per la prima volta, la potenziale produzione di idrogeno a basse emissioni entro il 2030, sulla base dei progetti annunciati, ha registrato una battuta d’arresto. Le cancellazioni e i ritardi hanno ridotto la previsione da 49 milioni di tonnellate all’anno a 37 milioni di tonnellate. Questo calo ha colpito sia i progetti basati sull’elettrolisi sia quelli che utilizzano i combustibili fossili con cattura del carbonio (Ccus), con i primi responsabili di oltre l’80% del calo totale.
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Segnali di maturazione e la scommessa sul futuro
Nonostante la ricalibrazione dei piani, l’industria mostra segni di maturazione. Dal 2020, oltre 200 progetti di H2 a basse emissioni hanno ricevuto la decisione finale di investimento (Fid), un passo fondamentale che conferma la serietà dei progetti. Il numero di progetti che hanno raggiunto il Fid è cresciuto di quasi il 20% solo nell’ultimo anno e ora rappresenta il 9% del totale in programma fino al 2030.
Gli esperti prevedono che la produzione di idrogeno a basse emissioni crescerà esponenzialmente, raggiungendo 4,2 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030. Sebbene sia un dato ben al di sotto delle ambizioni iniziali, rappresenta una crescita di cinque volte rispetto al 2024. Questo andamento, seppur lento, ricorda la rapida espansione di altre tecnologie pulite come il solare fotovoltaico.
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La sfida del costo: gap da colmare e il ruolo della Cina
Il divario di costo tra l’idrogeno a basse emissioni e la produzione da combustibili fossili rimane il principale ostacolo. Sebbene il calo dei prezzi del gas naturale e l’aumento dei costi degli elettrolizzatori abbiano ampliato questo divario, si prevede che si ridurrà entro il 2030, grazie ai prezzi più alti del carbonio in Europa e ai bassi costi tecnologici e del capitale in Cina.
Proprio la Cina si sta affermando come forza trainante del settore. Con oltre 1 GW di capacità installata solo fino a luglio 2024, il Paese asiatico detiene il 65% della capacità di elettrolisi globale. La Cina produce anche quasi il 60% della capacità produttiva globale di elettrolizzatori, ponendo i produttori occidentali in una situazione di difficoltà finanziaria. Tuttavia, i costi di installazione di un elettrolizzatore cinese fuori dal Paese si riducono, grazie ai costi di ingegneria, trasporto e tasse, assottigliando il divario con la concorrenza.
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Verso l’idrogeno pulito, domanda e infrastrutture: prossimi passi
L’adozione dell’idrogeno a basse emissioni dipenderà in gran parte dalla creazione di una domanda solida e dallo sviluppo di infrastrutture adeguate. Sebbene gli accordi di acquisto (offtake agreements) siano rallentati nel 2024, i settori della raffinazione, della chimica e, in misura crescente, quello marittimo, si stanno muovendo. Le politiche per creare domanda, come le quote settoriali dell’UE, sono in fase di attuazione, ma a un ritmo lento.
Nel settore marittimo, l’adozione di carburanti a base di idrogeno è vista come una soluzione chiave per la decarbonizzazione. Un ostacolo cruciale è la mancanza di infrastrutture di rifornimento. Tuttavia, l’analisi delle infrastrutture esistenti rivela opportunità per un’adozione precoce, con circa 80 porti a livello globale che hanno già le competenze per gestire prodotti chimici e che potrebbero accedere a una notevole fornitura di idrogeno a basse emissioni.
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Sud-est asiatico mercato emergente: pipeline a basse emissioni ricca di promesse
Il Sud-est asiatico si sta affermando come un mercato promettente per l’idrogeno, con una domanda che ha raggiunto i 4 milioni di tonnellate nel 2024, guidata da Indonesia, Malesia e Vietnam. La maggior parte della produzione è ancora basata su gas naturale, ma la pipeline di progetti a basse emissioni è ricca di promesse. Sebbene la maggior parte dei progetti sia ancora in fase iniziale, il settore ha un forte potenziale, soprattutto per applicazioni come la produzione di ammoniaca e metanolo.
La crescita dell’idrogeno a basse emissioni nel Sud-est asiatico dipenderà dall’accelerazione dell’impiego delle energie rinnovabili, dall’implementazione di politiche mirate e dalla promozione di progetti pilota. In un contesto globale di rallentamento, regioni come il Sud-est asiatico potrebbero diventare i nuovi motori della transizione energetica, dimostrando che, nonostante le difficoltà, la corsa all’idrogeno pulito non si è ancora fermata.
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