Giornata Mondiale della Biodiversità: l’Italia a metà strada verso i traguardi 2030

Il 22 maggio si celebra la Giornata mondiale della Biodiversità, l’appuntamento globale indetto dalle Nazioni Unite nel 2000 per commemorare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica e celebrare gli ecosistemi del nostro Pianeta. Il tema ufficiale di quest’anno, “Acting locally for global impact” (Agire a livello locale per un impatto globale), sottolinea la necessità di risposte territoriali concrete per risolvere una crisi ambientale di portata planetaria.

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La ricorrenza assume oggi un significato simbolico e strategico senza precedenti. Nel 2026, la comunità internazionale si trova esattamente a metà percorso tra lo storico accordo del Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal (adottato a dicembre 2022 durante la COP15) e il termine ultimo del 2030, anno in cui dovranno essere realizzati i 23 traguardi operativi fissati per arrestare il declino della natura.

Al centro di questa tabella di marcia c’è il noto obiettivo “30×30”: l’impegno formale a proteggere in modo efficace almeno il 30% delle terre emerse, delle acque interne, delle aree marine e costiere, oltre a ripristinare almeno il 30% degli ecosistemi già degradati.

Il patrimonio italiano: un hotspot di biodiversità minacciato

L’Italia detiene un ruolo di primo piano in questo scenario, configurandosi come uno dei principali hotspot di biodiversità dell’intero Continente Europeo. Il nostro Paese offre un contributo straordinario in termini di ricchezza e complessità, ospitando un patrimonio biologico immenso:

biodiversità
creata con intelligenza artificiale
  • La fauna: è stimata in oltre 58.000 specie, dato che sale a circa 60.000 taxa se si includono le sottospecie, concentrando circa un terzo delle specie animali europee. Se da un lato l’ultimo decennio ha visto l’espansione di molti vertebrati, dall’altro una parte rilevante resta in pericolo. Delle 672 specie di vertebrati valutate (576 terrestri e 96 marine), 6 sono ormai estinte in Italia e ben 161 (il 28%) sono minacciate di estinzione.

  • La flora: conta più di 8.241 entità di piante vascolari (quasi la metà di quelle europee). Il 20,65% di questa flora è endemica, ovvero esclusiva del territorio nazionale, e di queste, 1.128 entità sono “esclusive regionali”, con un areale ristretto ai confini di una sola regione.

Il Ministero dell’Ambiente e la sfida del cambiamento climatico

In occasione di questa giornata internazionale, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha rinnovato il proprio impegno per la tutela del patrimonio naturale, ponendo l’accento sul legame sempre più stretto e inscindibile tra la perdita di biodiversità e il riscaldamento globale. Il cambiamento climatico rappresenta infatti uno dei fattori determinanti di pressione sugli equilibri naturali.

“La nostra biodiversità è un tesoro che dobbiamo proteggere e valorizzare: dalle azioni sul più piccolo territorio alle grandi decisioni globali, tutto contribuisce alla sua difesa. Salvaguardare gli ecosistemi significa rafforzare la capacità del Paese di rispondere alle sfide che ci pone il cambiamento climatico, garantendo benessere, sicurezza e sviluppo sostenibile. L’impegno comune di istituzioni, imprese e cittadini è determinante per affermare la centralità della nostra natura per la crescita”.

Gilberto Pichetto, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Per rispondere a questa urgenza, l’Italia sta implementando un pacchetto organico di misure, in perfetta linea con la Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030. Tra le azioni principali figurano il rafforzamento della rete Natura 2000 e gli investimenti mirati del PNRR nella riforestazione, nella tutela del Capitale Naturale e nella resilienza climatica. Parallelamente, l’esecutivo ha potenziato le politiche di decarbonizzazione e la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, pianificando interventi strutturali su risorse idriche, coste e aree urbane.

ISPRA e SNPA: la parola d’ordine è “Rigenerare”

Di fronte a un equilibrio così fragile, le istituzioni scientifiche richiamano alla necessità di un cambio di passo che metta al centro i territori e le soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), utili anche agli sforzi di mitigazione climatica.

“La tutela della biodiversità si gioca innanzitutto nei territori attraverso azioni concrete di rigenerazione degli ecosistemi. I dati scientifici ci consegnano un equilibrio fragile e ci mostrano una sfida importante ma che è ancora possibile affrontare, se saremo capaci di agire con visione, competenza e continuità, tutelando il capitale naturale da cui dipende il nostro benessere. Parola d’ordine: rigenerare. Solo così sarà possibile proteggere questo immenso patrimonio e mantenere una qualità di vita alta per tutti.”

Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA

L’azione di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente si concentra sul supporto tecnico e scientifico alle politiche nazionali, accompagnando il percorso indicato dall’Unione Europea e dal Green Deal verso gli obiettivi di sostenibilità a lungo termine fissati per il 2030 e il 2050.

Tecnologia al servizio della natura: il Progetto DigitAP

La strategia di conservazione non può prescindere dall’innovazione e dalla cooperazione istituzionale. Per supportare le decisioni politiche con dati pubblici, attendibili e verificabili, ISPRA mantiene un dialogo costante con la comunità scientifica e con gli enti territoriali (regioni, province autonome e parchi).

In questo contesto si inserisce il Progetto DigitAP, una linea di attività strategica finanziata nell’ambito del PNRR. Il progetto vede il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nel ruolo di titolare e ISPRA in quello di coordinatore tecnico-scientifico.

Gli obiettivi chiave di DigitAP:

  1. Rete di monitoraggio digitale: creare un sistema avanzato e integrato di monitoraggio della biodiversità all’interno delle aree protette italiane.

  2. Tecnologia per la conservazione: mettere la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica direttamente al servizio della tutela della natura con interventi specifici.

  3. Formazione locale: aggiornare e formare il personale tecnico delle Aree Protette, garantendo che queste innovazioni restino durature e radicate nei territori.

  4. Studio delle anomalie climatiche: sviluppare, attraverso un filone gestito direttamente da ISPRA, indicatori scientifici capaci di valutare e quantificare l’impatto delle anomalie e degli eventi climatici estremi sui sistemi naturali.


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