Il nucleare torna a essere un pilastro strategico nel dibattito sul futuro energetico italiano. A un anno esatto dalla sua nascita, la Joint Research Partnership Nucleare (JRP Nucleare) ha presentato nell’Aula Magna del Politecnico di Milano i primi risultati delle sue attività di ricerca. I dati emersi parlano chiaro: l’integrazione dell’atomo nel mix nazionale non è più solo un’opzione ecologica, ma una necessità economica e industriale per mantenere l’Italia nel club delle grandi potenze globali.
A tracciare la linea politica è stato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha annunciato un’importante accelerazione sul fronte normativo:
“Le analisi indicano che entro il 2040 la domanda energetica nazionale supererà i 400 TWh. Di fronte a questa esplosione dei consumi, l’Italia deve scegliere tra sviluppo o decrescita. Entro l’estate il Parlamento dovrebbe approvare in via definitiva la legge delega ed entro la fine dell’anno, con i decreti delegati, auspico che chiuderemo il processo giuridico e normativo per consegnare alla nazione regole chiare. Non è una sfida personale, è la sfida storica di un intero Paese che non vuole smettere di correre”.
Il “trilemma” energetico e il peso della filiera italiana
Fondata nel 2025, la JRP Nucleare unisce il Politecnico di Milano (con la sua Fondazione), l’Associazione Italiana Nucleare (AIN) e quattro colossi industriali: Enel, Eni, Edison e Ansaldo Nucleare. L’obiettivo della partnership è rispondere al cosiddetto “trilemma energetico”: decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività industriale.
Nonostante l’assenza di reattori operativi sul territorio, l’Italia parte da una posizione di forza inaspettata. Come evidenziato da Marco Ricotti, Direttore scientifico della JRP Nucleare:
-
Autonomia europea: oltre il 90% della tecnologia, della proprietà intellettuale e della filiera industriale nucleare è già sviluppato e gestito all’interno dei confini europei.
-
Uranio sicuro: l’unica materia prima d’importazione, l’uranio grezzo, proviene da alleati stabili come Australia e Canada (rispettivamente prima e terza riserva mondiale).
-
Il paradosso italiano: “L’Italia dispone ancora oggi della seconda filiera industriale nucleare d’Europa dopo la Francia. Un dato significativo, se si pensa che Parigi gestisce 57 reattori e l’Italia attualmente nessuno” ha ricordato Ricotti.
I costi di sistema: un risparmio da centinaia di miliardi
Gli studi scientifici condotti dai dipartimenti di Energia e Ingegneria Gestionale del Politecnico (guidati dai docenti Emanuela Colombo e Giorgio Locatelli) confermano che un mix energetico privo di nucleare rischia di essere insostenibile dal punto di vista economico.
Secondo Luca Mastrantonio (Head of Nuclear Innovation di Enel), i modelli mostrano la necessità di un contributo nucleare minimo compreso tra gli 8 e i 16 GWe per garantire l’efficienza della rete, in linea con quanto previsto dal PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima).
Lorenzo Mottura, Direttore Strategia di Edison, ha aggiunto una stima economica cruciale:
“Se le rinnovabili sono chiave per abbattere i costi di generazione, per garantire la stabilità della rete serve almeno un 20% di capacità programmabile. Il nucleare assolve questo compito meglio di altre fonti, consentendo di risparmiare nel tempo centinaia di miliardi di euro”.
Anche sul fronte dello sviluppo industriale e della governance il coro è unanime. Daniela Gentile (AD di Ansaldo Nucleare) ha sottolineato come l’atomo possa consolidare le filiere nazionali e ridurre la dipendenza dall’estero, mentre Francesca Ferrazza (Head of Magnetic Fusion Initiatives di Eni) ha ricordato che per attrarre i finanziamenti necessari servirà una governance solida e un quadro normativo differenziato che riduca i rischi d’impresa.
La nuova frontiera: nucleare e data center per l’Intelligenza Artificiale
Una delle novità più rilevanti emerse dal report della JRP riguarda lo stretto legame tra il futuro dell’energia e la rivoluzione digitale. I Data Center, trainati dall’esplosione dell’Intelligenza Artificiale, richiedono enormi quantità di energia continua, stabile e pulita.
In questo scenario, i piccoli reattori modulari (SMR) e quelli avanzati (AMR) si profilano come la soluzione ideale per alimentare i supercomputer a costi fissi e zero emissioni. Si verrebbe così a creare un’alleanza strategica: i giganti del tech, dotati di elevata solidità finanziaria, potrebbero trasformarsi nei primi acquirenti a lungo termine e finanziatori della nuova stagione nucleare italiana.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.













