L’idrogeno verde è ampiamente riconosciuto come una componente cruciale per le infrastrutture net zero e un elemento vitale per il percorso di decarbonizzazione. Nonostante questo consenso e un’ondata di investimenti, il settore sta incontrando ostacoli significativi che ne rallentano la crescita. Un nuovo whitepaper di Mufg Emea, parte della serie Low Carbon Financing, lancia un appello per l’adozione di soluzioni di finanziamento più intelligenti e legate alla domanda per accelerare l’implementazione di questa tecnologia fondamentale.

Il rapporto evidenzia come, anche in mercati con un solido supporto normativo come il Regno Unito, l’Europea e il Giappone, i progressi concreti siano stati più lenti del previsto. Gli sviluppatori si sono scontrati con la realtà finanziaria di progetti di vasta portata e complessità, portando a una preoccupante previsione. Bloomberg New Energy Finance (Bnef) stima che solo il 30% della capacità di idrogeno annunciata per la messa in funzione entro la fine del decennio sarà effettivamente realizzata.
Idrogeno verde: più investimenti ma progetti rallentano
La domanda globale di idrogeno è in costante aumento, con l’Iea che, a novembre 2024, ha monitorato oltre 2.200 progetti in fase di pianificazione, costruzione e messa in funzione, un incremento del 40% in soli dodici mesi. Tuttavia, a settembre 2024, solo 434 di questi progetti avevano raggiunto la decisione finale di investimento (Fid), un chiaro segnale che la realizzazione sta rallentando nonostante il crescente sostegno politico da parte di oltre 74 Paesi. Si prevede che il consumo di H2 pulito raggiungerà tra 125 e 585 milioni di tonnellate all’anno entro il 2050, spinto dalla crescente diffusione in settori come l’acciaio, i prodotti chimici e i fertilizzanti.
Parallelamente, gli sviluppatori stanno impegnando capitali crescenti nei progetti a idrogeno: gli investimenti totali sono passati da 76,6 miliardi di euro nel 2020 a 332 miliardi nel 2022, per raggiungere i circa 579 miliardi nel 2024. Questa crescita testimonia l’impegno continuo del settore privato, che persiste nonostante venti contrari quali l’aumento dell’inflazione e dei tassi di interesse, le turbolenze nei mercati energetici globali a seguito della crisi ucraina, le catene di approvvigionamento sotto pressione e prezzi delle fonti rinnovabili più elevati del previsto.
Ostacoli persistenti: costo e mancanza di domanda
Mufg individua due fattori limitanti principali che ostacolano la piena affermazione dell’idrogeno a basse emissioni: il divario di costo rispetto all’idrogeno grigio, che non si è ancora ridotto a sufficienza, e un interesse ancora insufficiente da parte degli acquirenti per l’H2 pulito.
Per colmare il divario di costo, governi nel Regno Unito, nell’UE e in Asia hanno introdotto meccanismi di supporto mirati alla produzione di idrogeno, con iniziative volte a rafforzare l’offerta. Queste misure hanno coinciso con un aumento del 90% dei progetti che hanno raggiunto la decisione finale di investimento a livello globale. Il Bnef stima che entro il 2030, cinque Paesi riusciranno a rendere l’idrogeno verde più economico di quello grigio, con altri che seguiranno a breve.
Whitepaper di Mefg e soluzioni raccomandate: finanziare la domanda
Il whitepaper esamina attentamente i quadri normativi di Regno Unito, UE e Giappone, rilevando che anche i più avanzati faticano a garantire una realizzazione su larga scala. Per affrontare la discrepanza tra disponibilità di finanziamenti e fattibilità dei progetti, Mufg propone diversi meccanismi mirati per rafforzare la sostenibilità finanziaria dell’idrogeno:
- crediti d’imposta per l’idrogeno a basse emissioni venduto a settori strategici come la produzione di acciaio, fertilizzanti e carburanti sostenibili per l’aviazione (e-Saf): l’obiettivo è migliorarne la competitività in termini di costo e stimolare la domanda;
- contratti per differenza (CfD) specifici per settore, che offrano prezzi di esercizio più elevati per gli acquirenti che operano in settori difficili da decarbonizzare: questo contribuirebbe a garantire flussi di entrate più prevedibili e investibili;
- programmi come H2Global, un intermediario abilitante del mercato che colma il divario tra produttori di idrogeno e acquirenti finali: tali iniziative riducono il rischio sugli investimenti e stimolano lo sviluppo del mercato e la determinazione del prezzo.
Il whitepaper conclude che, sebbene lo slancio del mercato possa sembrare rallentare, ciò rappresenta una fase naturale nella maturazione di un’industria nascente. Con un sostegno politico ben concepito e tempestivo, il settore dell’idrogeno rimane ben posizionato per crescere e svolgere un ruolo centrale nel raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di diffusione dell’H2 verde, sostenendo i più ampi obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica. È chiaro che il futuro dell’idrogeno pulito dipenderà dalla capacità di allineare l’offerta alla domanda, superando gli ostacoli finanziari con strategie innovative e lungimiranti.
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