L’Italia della mobilità condivisa corre veloce, ma finora si è scontrata con il muro della burocrazia aziendale. Secondo i dati emersi dal 9° Rapporto Nazionale sulla Sharing Mobility (promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero dell’Ambiente e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile), il settore ha superato la quota record di 50 milioni di noleggi sul territorio nazionale, potendo contare su una flotta composta per il 95% da veicoli a zero emissioni.
Nonostante questa capillarità e la chiara preferenza dei cittadini verso soluzioni ecologiche, la stragrande maggioranza delle imprese italiane ha continuato a escludere tali servizi dai propri flussi standard di gestione delle spese. Fino ad oggi, il dipendente in trasferta o in spostamento urbano era costretto ad anticipare il denaro di tasca propria, collezionare scontrini e ricevute digitali, e avviare il farraginoso iter della nota spese per ottenere il rimborso. Un processo analogico, lento e incline all’errore.
La soluzione fintech: come funziona 3i4iM Mobility
A risolvere questo cortocircuito operativo è 3i4iM, fintech milanese e distributore ufficiale Mastercard, che introduce sul mercato 3i4iM Mobility. Si tratta della prima carta prepagata ricaricabile aziendale in Italia a integrare nativamente la sharing mobility tra le categorie merceologiche abilitate al pagamento.
“In molte aziende con numerosi dipendenti, quando qualcuno va in trasferta è ancora costretto ad anticipare le spese con la propria carta personale, raccogliere scontrini e note, e poi attendere che l’HR o l’amministrazione verifichino tutto manualmente, documento per documento. Con 3i4iM Mobility, invece, l’azienda carica direttamente il budget, definisce categorie e limiti di spesa e ogni pagamento risulta coerente e tracciabile rispetto alla spesa sostenuta: niente anticipi, niente scontrini da gestire, niente rimborsi da richiedere o liquidare”.
— Massimiliano Marcantonio, Founder di 3i4iM
Il funzionamento del sistema fa leva sulla flessibilità e sul controllo preventivo. L’azienda assegna la carta al dipendente impostando in anticipo due parametri chiave sulla piattaforma di gestione: il budget mensile erogabile e le categorie di spesa autorizzate.
Nella sua configurazione dedicata alla mobilità, la carta è programmata per funzionare esclusivamente presso distributori di carburante, trasporto pubblico, taxi, carsharing, bikesharing e altri servizi di micro-mobilità o mobilità condivisa. Qualsiasi tentativo di utilizzo al di fuori di questo perimetro – come un pagamento al bar o in un negozio di abbigliamento – viene declinato istantaneamente dall’algoritmo del circuito. In questo modo, ogni transazione viene registrata in tempo reale, abbinando in modo univoco la carta al dipendente e alla specifica tipologia di trasporto. Le note spese tradizionali vengono azzerate, mentre l’amministrazione ottiene una visibilità granulare e immediata sull’allocazione delle risorse interne.
Il confronto con l’Europa e il gap italiano
Strumenti di questo tipo sono già una realtà consolidata in altri mercati europei, primo fra tutti quello francese, dove la mobilità aziendale è fortemente supportata da un quadro normativo strutturato e da incentivi fiscali dedicati. In Italia, 3i4iM Mobility rappresenta un unicum assoluto, essendo la prima soluzione di questa natura ad aver superato l’iter autorizzativo del circuito Mastercard per operare in tale configurazione “blindata”.
Il potenziale di sviluppo nel nostro Paese è altissimo, come dimostrano i trend analizzati dall’Osservatorio:
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Bikesharing: i noleggi hanno raggiunto i 12,2 milioni nel 2024 (+162% rispetto al 2021), con le stime dei primi mesi del 2025 che segnano un ulteriore +20%.
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Carpooling Aziendale: ha registrato 388.000 viaggi nel 2024, con una previsione di crescita del 40% nel 2025. Tuttavia, il divario con la Francia – che supera i 12,8 milioni di viaggi grazie a politiche di incentivo strutturate – indica ampi margini di crescita per il mercato italiano.
Urgenza ambientale e il valore strategico dei dati ESG
L’integrazione dei servizi green nelle policy di spesa aziendali non risponde solo a un’esigenza di ottimizzazione dei processi, ma si inserisce in un quadro di emergenza climatica non più rimandabile. Nel corso del 2024, le emissioni di CO₂ legate al comparto trasporti in Italia hanno toccato il picco di 110 milioni di tonnellate – il valore più alto registrato nell’ultimo decennio, segnando un +2% rispetto al 2023.
A peggiorare lo scenario è la progressiva polarizzazione verso il mezzo privato: tra il 2019 e il 2024 gli spostamenti in auto nelle città metropolitane sono aumentati del 7,3%, mentre la quota di cittadini che utilizza il trasporto pubblico è scivolata dal 15,7% al 12,6%. L’Italia vanta oggi uno dei tassi di motorizzazione più alti d’Europa, con 701 auto ogni 1.000 abitanti, contro una media UE di 570. Facilitare l’accesso alla sharing mobility attraverso un budget aziendale dedicato e pre-autorizzato rappresenta una leva concreta per abbassare la soglia di accesso psicologica ed economica del dipendente, contribuendo a invertire questa traiettoria.
Oltre ai benefici ambientali e amministrativi, la tecnologia basata su circuito Mastercard si rivela un asset strategico per la rendicontazione non finanziaria. I dati prodotti consentono infatti di calcolare con precisione l’impatto ambientale degli spostamenti corporate, traducendoli in metriche fondamentali per i criteri ESG e in vista delle scadenze normative europee, che prevedono dal 2035 l’obbligo di inserire solo veicoli nuovi a emissioni zero all’interno delle flotte aziendali.
“Quando un’azienda sa esattamente quanti chilometri i propri dipendenti fanno in carsharing, in metro o in bici condivisa, ha in mano un dato concreto su cui lavorare. Non solo per ottimizzare i costi, ma per capire come orientare la mobilità dell’organizzazione verso scelte più sostenibili e per dimostrarlo con i numeri”.
— Ing. Maria Mostola, CEO di 3i4iM
Con questa mossa, il fintech italiano dimostra come la transizione ecologica passi inevitabilmente dalla digitalizzazione e dalla semplificazione degli strumenti quotidiani, offrendo alle imprese una via d’accesso immediata alla mobilità del futuro.
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