Energia, Italia al bivio tra shock geopolitici e accelerazione green

L’analisi di Althesys presentata alla fiera Key di Rimini delineano le strategie per l’autonomia energetica nazionale

Il mercato dell’energia in Italia si trova a fronteggiare una stagione di trasformazioni senza precedenti, sospinto da una duplice pressione che unisce l’urgenza della decarbonizzazione alla necessità di proteggere il sistema produttivo dalle onde d’urto internazionali. L’attuale instabilità nell’area mediorientale, con il coinvolgimento diretto dell’Iran, sta proiettando ombre lunghe sui listini globali, innescando una volatilità che minaccia la stabilità dei costi per le imprese e richiede una revisione strutturale delle politiche di accesso alle fonti e alle infrastrutture.

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Foto di Saifee Art su Unsplash.

In questo contesto, l’autonomia strategica non appare più come un concetto astratto, ma come il pilastro fondamentale su cui poggiare la resilienza dell’intero apparato industriale europeo e nazionale.

La diagnosi di Alessandro Marangoni (Althesys)

A fotografare con precisione lo stato dell’arte è Alessandro Marangoni, ceo di Althesys, durante la sessione inaugurale di Key – The Energy Transition Expo in corso presso la Fiera di Rimini. Presentando il rapporto intitolato Transizione energetica, tra scenari globali, tecnologie e governance, l’economista ha spiegato come la crisi attuale stia alterando profondamente i meccanismi di formazione del prezzo.

Marangoni ha sottolineato che l’instabilità geopolitica in Medio Oriente introduce una dose massiccia di incertezza nei mercati globali, colpendo territori che sono nevralgici per la produzione e il transito di idrocarburi. Secondo il vertice di Althesys, le frizioni legate all’Iran agiscono come un moltiplicatore di rischio, sostenendo artificialmente i prezzi del petrolio e lasciando l’Europa in una condizione di fragilità rispetto a possibili interruzioni nelle forniture.

L’analisi dell’esperto si è poi spinta oltre la cronaca, evidenziando come la sicurezza degli approvvigionamenti sia ormai indissolubile dal progresso tecnologico. Marangoni ha infatti dichiarato che un accesso stabile a fonti e infrastrutture è una componente essenziale per l’autonomia di Italia ed Europa, aggiungendo che questa criticità non deve in alcun modo rallentare il percorso verso la sostenibilità. Al contrario, la situazione che il panorama internazionale si trova ad affrontare deve agire da catalizzatore, poiché il raggiungimento degli obiettivi al 2030 va completato e accelerato proprio per ridurre i costi strutturali e aumentare la sicurezza collettiva.

L’evoluzione del mercato elettrico e il nodo delle infrastrutture

Lo studio offre una panoramica dettagliata del sistema elettrico, mettendo in luce fenomeni emergenti come la comparsa di prezzi negativi, che ormai interessano una quota compresa tra il 7% e il 9% delle ore operative nei principali mercati del continente. Un dato di particolare rilievo per il nostro Paese riguarda il progressivo disaccoppiamento tra il costo del gas e il Prezzo Unico Nazionale (Pun), un segnale di maturazione del mercato che tuttavia richiede una gestione oculata delle tecnologie di generazione.

Se da un lato il fotovoltaico e l’eolico onshore sono considerati settori consolidati, il rapporto evidenzia come comparti quali l’eolico offshore, l’agrivoltaico e l’idrogeno dispongano ancora di ampi margini di ottimizzazione che devono essere supportati attraverso una visione di sistema organica. Sul fronte delle infrastrutture, arrivano segnali incoraggianti grazie agli investimenti sulla rete. Il raddoppio dei limiti di trasporto sulle principali connessioni elettriche, che ha raggiunto i 29 GW con un incremento del 107%, sta sensibilmente migliorando la capacità di assorbimento del sistema. Questa evoluzione tecnica permetterà una drastica riduzione delle ore di congestione previste, facilitando il transito dell’energia prodotta dalle zone di generazione a quelle di consumo.

Energia: la sfida dei target 2030 e il ritardo dell’eolico

Il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2030 rimane una sfida complessa che richiede un cambio di passo immediato, specialmente per alcune specifiche tecnologie. Anche prendendo in considerazione lo scenario più prudente, denominato Pniec Slow, l’eolico necessita di un’espansione annua compresa tra 1,6 e 2,9 GW, una cifra ben distante dalla media storica recente che si è attestata su valori modesti tra 0,4 e 0,7 GW l’anno.

Mentre il fotovoltaico sembra viaggiare su ritmi coerenti con le ambizioni nazionali nello scenario base, entrambi i comparti dovranno subire una forte accelerazione qualora si decidesse di perseguire lo scenario Policy, più aggressivo e aderente alle direttive europee. Il rapporto stima inoltre che lo sviluppo massiccio delle rinnovabili porterà a un eccesso di produzione elettrica pari al 2,2% della domanda, un surplus che dovrà essere gestito attraverso l’integrazione di sistemi di accumulo, idrogeno e, in prospettiva, nucleare.

L’impatto dei data center e il ritorno ai consumi del 2008

Un capitolo di grande interesse riguarda l’evoluzione della domanda elettrica, che dopo oltre un decennio di stagnazione sta tornando a crescere in modo significativo. Le proiezioni al 2030 indicano un fabbisogno compreso tra 342 e 347 TWh, riportando l’Italia sui livelli di consumo del 2008. In questo scenario, emerge il ruolo dirompente dell’intelligenza artificiale e dei data center. Sebbene nel 2024 queste infrastrutture abbiano assorbito meno del 2% della domanda totale, le previsioni per il 2035 indicano un’incidenza che potrebbe oscillare tra il 7,4% e il 12,7%.

Attualmente le richieste di connessione per nuovi centri dati ammontano all’astronomica cifra di 69 GW, anche se la quota che verrà effettivamente realizzata rimane incerta. Resta da capire se questo surplus di domanda diventerà il vero motore dell’elettrificazione nazionale, superando l’impatto finora parziale di veicoli elettrici e pompe di calore.

Tecnologie di frontiera: storage, idrogeno e il ritorno del nucleare

Per stabilizzare un sistema sempre più dipendente da fonti intermittenti, il ruolo degli accumuli diventa vitale. Lo studio calcola che la capacità di storage dovrà crescere fino a toccare una quota tra i 44 e i 71 GWh entro la fine del decennio. In questa configurazione, i sistemi Bess (Battery Energy Storage Systems) sarebbero in grado di spostare temporalmente circa il 10% della produzione fotovoltaica, ottimizzandone l’utilizzo. A metà 2025 risultano installati solo 6,8 GWh, il che lascia un gap da colmare estremamente ampio nei prossimi cinque anni. Segnali positivi giungono però dalle aste Macse, dove la partecipazione massiccia e il forte ribasso dei prezzi indicano un mercato pronto a investire.

Infine, il documento guarda all’idrogeno e al nucleare come soluzioni di lungo periodo per la gestione della overgeneration e del carico di base. L’idrogeno, pur necessitando di un quadro regolatorio più definito, potrebbe assorbire quote crescenti di elettricità, passando dal 2% del 2030 al 6% del 2040. Parallelamente, la progressione del nucleare, stimata in 0,4 GW al 2035 per arrivare a 8 GW nel 2050, garantirebbe una copertura costante della domanda, permettendo di ridurre l’installato rinnovabile necessario di circa 30 GW e offrendo così una maggiore stabilità a tutto l’ecosistema energetico nazionale.

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