È iniziata a Belém, in Brasile, alle porte della foresta amazzonica, la 30° Conferenza delle Parti (Cop30) della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc). La scelta della location, un simbolo della crisi climatica e della biodiversità minacciata, ha amplificato la consapevolezza dell’urgenza di misure concrete. La Cop30 è considerata un appuntamento decisivo, cadendo a dieci anni esatti dall’adozione dello storico Accordo di Parigi del 2015. L’obiettivo primario dei negoziati è la revisione e l’innalzamento dell’ambizione dei Contributi Determinati a livello Nazionale (Ndc) che definiranno i nuovi target di riduzione delle emissioni fino al 2035.

La comunità internazionale si trova di fronte alla realtà che, nonostante gli impegni attuali, il contenimento del riscaldamento globale entro la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali appare oramai irrealizzabile senza un cambio di passo drastico.
Cop30: le sfide, dal finanziamento all’adattamento
Una delle sfide fondamentali ereditate dalla Cop29 tenutasi in Azerbaijan riguarda il tema della finanza climatica. Già in quell’occasione era emersa l’urgenza di onorare gli impegni finanziari assunti verso i Paesi in via di sviluppo, in particolare per sostenere le misure di adattamento al cambiamento climatico, un aspetto che a Belém ha trovato uno spazio ancora più definito con l’ambizione di adottare un quadro di indicatori per la valutazione dell’adattamento globale (Gga).
Il Brasile ha messo l’accento sulla necessità di riequilibrare la disponibilità di risorse, la sostenibilità del debito e di reindirizzare i finanziamenti privati per garantire flussi di capitale equi. I proclami delle ultime conferenze hanno costantemente sottolineato come l’unico modo per rispettare il limite di 1,5°C fosse una riduzione rapida e drastica dell’uso dei combustibili fossili, la cessazione della deforestazione e della perdita degli ecosistemi, punti chiave che anche le organizzazioni non governative hanno ribadito in vista del summit.
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L’impegno delle istituzioni mondiali e delle agenzie
Le Nazioni Unite continuano a spingere per l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e in particolare per l’obiettivo di garantire l’accesso universale a forme di energia sostenibili entro il 2030, riconoscendo che l’energia è il principale responsabile delle emissioni globali.
L’Unione Europea ha confermato il suo ruolo di leadership, formalizzando la legge europea sul clima che vincola l’obiettivo della neutralità climatica (net zero) al 2050 e, con il pacchetto Fit for 55, la riduzione di almeno il 55% delle emissioni nette di gas serra entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). La proposta di target per il 2040 prevede una riduzione del 90%. In tale contesto è stato adottato anche il Regolamento sull’industria a zero emissioni nette (Net-Zero Industry Act) per sostenere la produzione interna di tecnologie pulite.
Agenzie come l’Iea e l’Irena hanno fornito dati e proiezioni che rafforzano la necessità di triplicare la capacità globale di energia rinnovabile e di raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica entro il 2030 per restare in linea con il target di 1,5°C.
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Il ruolo dell’Italia e la roadmap del Mase verso il net zero
L’Italia, attraverso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, volge lo sguardo alla Cop30 per valorizzare l’esperienza e l’innovazione nazionali nella lotta al cambiamento climatico e nella transizione energetica. La roadmap italiana verso la neutralità climatica si allinea strettamente con gli obiettivi europei: in linea con il target comunitario del -55% di emissioni nette al 2030 rispetto al 1990, e l’obiettivo finale di emissioni nette zero al 2050.
Questo percorso prevede interventi eccezionali in tutti i settori, con un taglio significativo delle emissioni in aree chiave come i trasporti, l’agricoltura, l’industria e l’edilizia, e un forte investimento nel progresso tecnologico e nelle infrastrutture per l’energia pulita. Il governo italiano si è impegnato a presentare un Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) aggiornato che rifletta questa accresciuta ambizione.
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Net zero e giustizia sociale: il diritto all’energia universale alla Cop30
Parallelamente agli obiettivi di riduzione delle emissioni, la Cop30 rilancia l’inscindibile legame tra la crisi climatica e le questioni sociali. I programmi globali ed europei per il net zero sono stati presentati non solo come imperativi ambientali ma anche come strumenti di giustizia sociale, fondamentali per affrontare la povertà e la povertà energetica.
Il tema dell’accesso universale all’energia è stato riconosciuto come un diritto fondamentale e un fattore critico per lo sviluppo economico e sociale, in linea con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 7 dell’Agenda 2030. Miliardi di persone dipendono ancora da combustibili inquinanti e inefficaci per cucinare e riscaldarsi. La transizione energetica è stata considerata socialmente giusta solo se accompagnata da politiche che garantiscano un accesso equo all’energia, in particolare per le fasce più vulnerabili e nei Paesi in via di sviluppo, dove la crisi climatica rischia di aggravare ulteriormente le disuguaglianze esistenti. L’obiettivo è accelerare la transizione energetica trasformandola in un’opportunità di miglioramento del sistema socioeconomico globale, creando una società più equa e inclusiva.
L’inizio della Cop30 in Amazzonia pone la comunità internazionale di fronte ad una duplice responsabilità: accelerare in modo decisivo la decarbonizzazione per limitare il riscaldamento globale e, allo stesso tempo, assicurare che la transizione energetica sia equa e inclusiva, garantendo l’accesso universale all’energia e combattendo la povertà energetica.
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