L’Italia vanta primati nell’economia circolare, un modello produttivo che massimizza l’efficienza delle risorse attraverso il riutilizzo e il riciclo, ma il quadro generale presenta delle criticità. Questa capacità di trasformazione è un chiaro segnale della potenziale competitività italiana in un contesto globale sempre più attento alla sostenibilità. Nonostante le eccellenze nella circolarità, il Paese arranca nel processo cruciale di decarbonizzazione, una transizione fondamentale e non più rimandabile per affrontare con efficacia la crisi climatica.
Questa lentezza nel dismettere le fonti energetiche ad alta intensità carbonica rappresenta la principale sfida per l’Italia nel cammino verso gli obiettivi climatici internazionali. Lo evidenzia il rapporto “Circonomia 2025” presentato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia presentato a Ecomondo di Rimini.
L’Italia e la svolta green incompiuta
La mancata accelerazione sulla decarbonizzazione non è vista dagli esperti solo come un fallimento ambientale, ma soprattutto come un grave rischio economico e strategico. Come sottolineano Francesco Ferrante ed Emanuela Rosio, organizzatori del festival, la transizione ecologica è sì necessaria per evitare il collasso climatico, ma è soprattutto una “straordinaria occasione”.
“La transizione ecologica” affermano nella nota stampa Ferrante e Rosio, “è necessaria per impedire il collasso climatico. Se bene governata e orientata è anche una straordinaria occasione che può consentire all’Italia e all’Europa di affermare una leadership economica e tecnologica in un processo globale già in piena corsa, che sta ridisegnando gli assetti del mondo economico di oggi e di domani”.
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Da primi a quinti in classifica in Europa
L’arretramento dell’Italia è coerente con l’ulteriore retrocessione dal terzo al quinto posto a livello europeo, quando tre anni fa eravamo in testa. La classifica proposta nel rapporto si basa su 21 indicatori, suddivisi in tre categorie: impatto sull’uso delle risorse (consumi pro-capite di materia e di energia, emissioni climalteranti), efficienza d’uso delle risorse (consumi di materia e di energia, emissioni climalteranti e produzione di rifiuti per unità di Pil), capacità di risposta (tassi di riciclo e d’impiego di materie seconde).
Gli indicatori sono stati normalizzati (min-max scaling) su un intervallo 0-1 e sono equipesati nell’indice generale. Nel loro insieme, i 21 indicatori-chiave restituiscono una fotografia dello stato sull’economia circolare e di transizione ecologica dei vari Paesi dell’Unione europea. In termini di prestazioni assolute, è da rimarcare come a livello europeo, per il terzo anno consecutivo, quasi tutti gli indicatori mostrano un leggero miglioramento (ovvero una stazionarietà) verso la decarbonizzazione e la circolarità.
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Economia circolare ok, rinnovabili meno incisive rispetto alla media europea
L’evoluzione positiva che aveva portato il nostro Paese tra i leader di circolarità e transizione ecologica sembra ormai essersi interrotta. Già nel 2021 e nel 2022 l’Italia ha fatto registrare progressi inferiori alla media europea e a quelli di altri leader della conversione energetica, pur mantenendo invece buone prestazioni negli indicatori di riciclo e circolarità. Questa tendenza si è mantenuta anche nel 2023 (e tutti i dati disponibili suggeriscono che sarà così anche nel 2024 e 2025).
Tra il 2023 e il 2022 i progressi sono stati inferiori alla media europea in termini di consumo energetico procapite e per unità di Pil e anche più marcata è la minore riduzione del consumo di fonti fossili. Solo un terzo rispetto alla media europea è stata la crescita della quota di rinnovabili sui consumi energetici ed è impressionante il fatto che la quota di elettricità da solare e vento fosse nel 2014 più alta in Italia che nella media europea (13,6% vs 11,2%) mentre nel 2024 è ben più bassa della media europea (21,9% vs 28,7%). L’Italia è uno dei pochi casi in Europa, rileva il rapporto, dove nel 2023 aumentano le emissioni di CO2 (già superiori alla media europea) dalle nuove auto immatricolate.
In conclusione, l’Italia è chiamata a bilanciare le proprie capacità di riciclo con l’indispensabile accelerazione sulla riduzione delle emissioni, pena la perdita di una posizione di vantaggio nella nuova economia globale definita dalla sostenibilità.
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