Sono 172 milioni le tonnellate di produzione italiana di rifiuti speciali derivanti da attività industriali, commerciali, artigianali, di servizio, di trattamento rifiuti e risanamento. Ma almeno il 93,7% non sono pericolosi anche se cresce nel complesso il numero di recupero dell’amianto (+13,4%). Il 2024 segna quindi una accelerazione del +4,6% che evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale (+0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi nello stesso periodo). E’ quanto emerge dal Rapporto Rifiuti Speciali 2026 realizzato da Ispra.
Cresce il recupero con il 74,3% della gestione e un -2% sul 2023 -23,9% rispetto al 2021 dell’uso della discarica.
Il principale motore di produzione è quello delle costruzioni e demolizioni si conferma il principale motore della produzione di rifiuti speciali, generando da solo 90,4 milioni di tonnellate (il 52,5% del totale nazionale). Seguono a distanza trattamento rifiuti e risanamento (23,1%), attività manifatturiere: 15,9%, altre attività economiche (8,5%).
“I dati del Rapporto, accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare. Dobbiamo saper cogliere questi segnali positivi perché rappresentino uno stimolo a proseguire lungo la strada della prevenzione, del riutilizzo e del recupero delle risorse, rafforzando le filiere industriali e investendo nelle tecnologie e nelle competenze” Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA.
La distribuzione in Italia
Il Nord traina con il 56% di produzione; la sola Lombardia ne produce 36,4 milioni (il 21,2% del dato italiano), seguita da Veneto (18 milioni), Emilia- Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni).
Centro Italia: 31,3 milioni di tonnellate (18,2% del totale). I valori maggiori si registrano in Toscana (11,5 milioni) e Lazio (11,2 milioni).
Nel Sud Italia se ne producono 44,3 milioni di tonnellate (25,8% del totale); la Campania è la regione con la produzione più alta dell’area con 11,7 milioni di tonnellate, seguita da Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni).
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