WWF Italia: gli Stati devono portare a Belém piani di uscita dai fossili

Il mandato di Dubai come bussola per la COP 30 in Brasile: ridurre i fossili e accelerare su rinnovabili ed efficienza energetica. Ruolo chiave degli NDC

 

In concomitanza con la riunione straordinaria del Consiglio Ambiente a livello europeo di ieri 4 novembre, dove i ministri UE dell’Ambiente hanno infine raggiunto un accordo di compromesso sugli obiettivi di riduzione emissiva al 2040, il WWF Italia ha lanciato un media briefing in cui ha illustrato le proprie posizioni sui macro temi della COP30 a Belém. Al centro dell’analisi, la necessità che gli stati presentino concreti piani di uscita dai fossili.

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Temi tanto più urgenti quanto posticipati; tanto più condivisi a grandi linee, quanto divisivi nei dettagli. Su ognuno di questi argomenti, il WWF ha espresso un chiaro posizionamento, spesso non allineato agli orientamenti governativi, come ad esempio la spinta dell’Italia verso un maggior ricorso ai cosiddetti “crediti internazionali” per la riduzione delle emissioni.

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“L’Italia è uno dei paesi che sta ponendo condizioni per cercare di rendere l’obiettivo europeo meno efficace. Perché sta ponendo la condizione di poter ricorrere maggiormente ai crediti di carbonio. Questo, secondo noi, dal punto di vista economico, è un vero e proprio harakiri”, commenta Mariagrazia Midulla Responsabile Clima ed Energia di WWF Italia, sulle dichiarazioni del Ministro Pichetto Fratin alla riunione straordinaria UE.

I macro temi riguardano essenzialmente l’eliminazione dei combustibili fossili, l’aumento delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, gli impegni finanziari, i temi trasversali (accessibilità, equità, impatto ambientale).

E allora cosa dovrebbe succedere a Belem? Innanzi tutto, sostiene ancora Midulla, bisogna dar seguito ai risultati della COP28 a partire dal ‘transition-away’ dai combustibili fossili.

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Mariagrazia Midulla, Responsabile Energia e Clima WWF Italia

Non pensiamo si debba essere così ideologici da uscirne domani. Però pensiamo che in molti paesi sviluppati, ad esempio, si possa uscire dal carbone in tempi molto rapidi e che nei paesi in via di sviluppo si possa uscire in una decina d’anni. Su gas e petrolio, bisogna stabilire le tappe e rispettarle. Bisogna essere coerenti e non continuare ad avere nuove infrastrutture. Questa è una delle questioni principali che porteremo avanti alla COP”., conclude perentoria la responsabile Clima & Energia di WWF Italia.

Verso Belém: il vademecum del WWF

Eliminazione dei fossili:

  1. Tutti i combustibili fossili devono essere eliminati entro il 2050.
  2. I paesi sviluppati devono trainare, sostenendo la transizione nei paesi in via di sviluppo.
  3. Deve essere definita una roadmap con scadenze e linee guida differenziate per Carbone, Oil & Gas, ruolo della CCS (Cattura e Stoccaggio del Carbonio).

Carbone: per i Paesi sviluppati, uscita entro il 2030. Per i Paesi in via di sviluppo, uscita entro il 2040.

Petrolio e Gas: per i Paesi sviluppati, uscita entro il 2040. Per i Paesi in via di sviluppo, uscita entro il 2050.

Nuove esplorazioni: divieto immediato di nuove esplorazioni e nuove licenze per carbone, petrolio e gas.

Ruolo della CCS: uso limitato come soluzione di nicchia, applicata solo alle industrie critiche con emissioni di processo inevitabili. La CCS non deve distrarre investimenti o compromettere le energie rinnovabili.

 Energie rinnovabili:

  1. Triplicare la capacità attuale di energia rinnovabile entro il 2030.
  2. Definire parametri di riferimento per sostituire i combustibili fossili nel mix energetico.
  3. Raggiungere il 100% di energia rinnovabile sostenibile prima del 2050, con focus su eolico e solare.

 Efficienza Energetica e Elettrificazione

  1. Raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2030, concentrandosi su quattro prodotti chiave: condizionatori, illuminazione, motori industriali, frigoriferi.
  2. Le misure di efficienza devono essere affiancate da azioni che garantiscano una riduzione equa della domanda energetica, specie nei paesi sviluppati.
  3. Strategia chiave è l’elettrificazione, fondamentale per la transizione in quanto consente alle rinnovabili di sostituire i fossili.
  4. È essenziale garantire l’accesso all’energia e il passaggio diretto alle energie rinnovabili, evitando l’uso del gas fossile come combustibile di transizione.

Finanziamenti e Sussidi

  1. Reindirizzare tutti i sussidi ai combustibili fossili verso le energie rinnovabili e politiche di transizione equa.
  2. Integrare nella tabella di marcia da Baku a Belem: i Paesi sviluppati devono sostenere i paesi in via di sviluppo nella transizione energetica, investendo nell’accesso all’energia e incoraggiando le rinnovabili.
  3. I flussi finanziari (pubblici e privati) devono allontanarsi dai fossili per sostenere la transizione: raggiungere un rapporto 6:1 tra finanziamento dell’energia sostenibile e quello dei combustibili fossili entro il 2030. Si stimano 830-1300 miliardi di dollari USA di fabbisogno entro il 2030.
  1. Trasparenza: I bilanci nazionali devono essere espliciti nell’allocazione delle risorse per il clima e definire strategie di investimento privato e misure normative.

 L’importanza degli NDC e il nesso Clima-Natura alla COP di Belém

La prossima Conferenza delle Parti si configura come un momento cruciale per la politica climatica globale, ponendo gli NDC al centro del dibattito negoziale. Sebbene gli NDC costituiscano l’ossatura dell’azione nazionale, il vero “elefante nella stanza” sarà l’implementazione degli impegni fondamentali stabiliti alla COP 28 di Dubai, come ha ricordato Mariagrazia Midulla.

“A Dubai, per la prima volta, è stato detto che cosa bisogna fare per stabilizzare il clima. Occorre andare alla causa. Le emissioni devono essere ridotte riducendo l’uso dei fossili. Accanto a questo, è stato detto che bisogna triplicare entro il 2030 le rinnovabili e raddoppiare il risparmio energetico. Questi obiettivi – votati dai governi di tutto il mondo alla COP28 a Dubai – devono essere implementati. Per essere implementati, ogni Paese, all’interno dei propri NDC, deve dotarsi di strumenti adeguati. Questo processo non è ancora partito”.

I nuovi NDC non saranno solo oggetto di dibattito nei vari stream negoziali, ma rappresenteranno il punto di arrivo per la valutazione delle ambizioni climatiche degli Stati Parte. In particolare, l’Unione Europea è chiamata a dare un esempio concreto. È necessario forzare il più possibile i criteri ambientali in tutti i Piani Nazionali. È su questo, in sintesi, che insiste il WWF Italia.

A questo si aggiunge l’intenzione di integrare il tema natura e clima nell’ambito della prossima COP. È quindi fondamentale che i nuovi NDC estendano il loro campo d’azione oltre la sola riduzione delle emissioni. Di conseguenza, i piani nazionali devono riflettere indicatori chiave relativi all’azzeramento della deforestazione, alla transizione dei sistemi alimentari, alla conservazione e ripristino della biodiversità.

Questa integrazione permetterebbe di armonizzare gli obiettivi della Convenzione sul Cambiamento Climatico con quelli della Convenzione sulla Diversità Biologica, rendendo più coerenti anche i processi negoziali.


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.