Nelle profondità dello Ionio meridionale, dopo mesi di silenzio, è tornato a risuonare l’inconfondibile canto della balenottera comune (Balaenoptera physalus). A catturare l’evento non è stato un semplice avvistamento casuale, ma una complessa rete tecnologica sottomarina gestita dai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN (LNS-INFN) e dal Centro Siciliano di Fisica Nucleare e di Struttura della Materia (CSFNSM), attiva nell’ambito dei progetti di ricerca ITINERIS, LOWNOISER e VONGOLA.
L’ascolto del mare dopo la tempesta
La rilevazione assume un valore scientifico ancora più rilevante se si considera il contesto temporale: i segnali sono giunti alla fine dei mesi invernali, una stagione segnata da un pesante impatto acustico antropico dovuto a estese campagne geofisiche per la ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo orientale, e a poche settimane dal passaggio dell’uragano Harry.
Nonostante l’ambiente acusticamente disturbato, i ricercatori non solo sono riusciti a identificare le frequenze dei canti, ma sono stati in grado di tracciare in tempo reale gli spostamenti dell’animale a sud-est della Sicilia.
La svolta tecnologica: sensori tradizionali e fibra ottica
L’eccezionalità dell’evento risiede nella combinazione di strumentazioni tradizionali e tecnologie di ultimissima generazione usate contemporaneamente per la prima volta:
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Idrofoni piezoelettrici: installati nell’ambito del progetto PNRR ITINERIS (guidato dal CNR per lo studio integrato dei processi ambientali), hanno garantito la rilevazione acustica di base.
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Tecnologia DAS (Distributed Acoustic Sensing): impiegata dai progetti VONGOLA (finanziato dal PNRR per la tutela della biodiversità marina tramite AI) e LOWNOISER (progetto Horizon Europe per la riduzione del rumore navale).
Il sistema DAS sfrutta impulsi laser inviati lungo cavi in fibra ottica sottomarini. Analizzando le micro-perturbazioni della luce riflessa, la fibra ottica si trasforma di fatto in una catena continua di migliaia di idrofoni distribuiti su oltre 100 chilometri di fondale. Ciò consente di captare i caratteristici richiami a bassa frequenza dei cetacei (attorno ai 20 Hz) e di monitorare l’impatto del traffico navale sulle loro rotte.
Dalla caccia ai neutrini alla tutela dell’ecosistema
Questo traguardo scientifico affonda le sue radici nella fisica fondamentale. Da oltre dieci anni, le infrastrutture sottomarine siciliane nate come spin-off del telescopio per neutrini KM3NeT vengono utilizzate anche per il monitoraggio bioacustico.
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La popolazione di balenottera comune del Mediterraneo è a rischio estinzione e la sua presenza nello Ionio rimane scarsamente documentata. Comprendere come i canti — legati principalmente ai rituali di corteggiamento — vengano ostacolati dal rumore delle navi è fondamentale per sviluppare strategie di conservazione efficaci.
Grazie alla convergenza tra intelligenza artificiale, bioacustica e fisica delle particelle, i fondali della Sicilia si confermano oggi un laboratorio permanente a cielo aperto (e ad alte profondità) per la tutela e la comprensione della vita marina.
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