Plastica, la raccolta si ferma nei Comuni: è crisi nazionale per la filiera del riciclo

Dalla Sardegna alla Puglia, i centri di stoccaggio sono al collasso. Plastic Free lancia l'allarme: "Il riciclo da solo non basta più, l'unica soluzione è ridurre la produzione a monte".

Un’emergenza che sta rapidamente travalicando i confini regionali per trasformarsi in una vera e propria crisi di carattere nazionale. Dalla Sardegna alla Puglia, passando per le criticità già registrate in Sicilia, Marche, Veneto ed Emilia-Romagna, la filiera del riciclo della plastica si sta bloccando.

In molti territori, i centri di conferimento e selezione hanno ormai saturato i limiti di stoccaggio autorizzati. Il motivo? Il materiale raccolto dai cittadini non viene trasferito con la dovuta regolarità agli impianti di riciclo, creando un effetto imbuto che rischia di paralizzare la raccolta differenziata nei Comuni.

Un sistema sotto pressione: i nodi della filiera

Quelli che a prima vista potrebbero sembrare disservizi locali sono in realtà i sintomi di un malessere profondo dell’intero sistema:

  • Saturazione degli impianti: diminuendo gli sbocchi per le plastiche riciclate, la capacità di trattamento si riduce e gli accumuli aumentano.

  • Chiusure industriali: negli ultimi anni in Europa hanno chiuso ben 45 impianti di riciclo. In Italia due sono fermi e altri due in fase di ammodernamento.

  • Igiene dei costi e concorrenza: i rincari energetici, la competizione con la plastica vergine e l’importazione di materiali a basso costo da Paesi extra-UE rendono economicamente insostenibile il trattamento dei polimeri di minor valore o più complessi.

“Quanto sta accadendo non è una sequenza di incidenti occasionali, ma il segnale evidente di una filiera sottoposta a una pressione ormai insostenibile”Luca De Gaetano, Fondatore e Presidente di Plastic Free Onlus.

Il mito del “riciclo perfetto”

In Italia si è spesso celebrato il primato della raccolta differenziata, ma la realtà dei numeri restituisce un quadro ben diverso: solo la metà circa degli imballaggi in plastica immessi sul mercato viene effettivamente riciclata. La parte restante finisce nell’indifferenziato, nei termovalorizzatori o, peggio, dispersa nell’ambiente.

Conferire correttamente un rifiuto è un passaggio fondamentale, ma non garantisce automaticamente che quel materiale torni a nuova vita.

La soluzione: ridurre prima che diventi un rifiuto

Per Plastic Free Onlus, l’associazione impegnata dal 2019 nella lotta all’inquinamento da plastica, l’unica risposta strutturale consiste nel ripensare l’inizio della catena, non solo la fine.

Per uscire dalla crisi servono azioni concrete:

  1. Riduzione alla fonte: eliminare gli imballaggi inutili e il monouso superfluo.

  2. Design sostenibile: progettare prodotti realmente riciclabili e strutturati per incorporare plastica riciclata.

  3. Sistemi di riuso: incentivare il vuoto a rendere e le filiere del riutilizzo.

  4. Consumo consapevole: spingere verso l’acquisto di prodotti sfusi o privi di packaging in plastica.

L’appello ai cittadini e alle imprese

Sebbene la crisi richieda interventi normativi e industriali, il ruolo dei consumatori resta cruciale. Continuare a differenziare correttamente è indispensabile, ma orientare gli acquisti verso prodotti plastic-free invia un segnale inequivocabile al mercato.

Solo diminuendo drasticamente la quantità di materiale immesso sul consumo sarà possibile alleggerire la pressione sui Comuni e affrontare il problema alla radice.


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