In cima alla lista dei desideri degli italiani svettano la sostenibilità e i nuovi modelli di condivisione energetica basati sulle Comunità energetiche rinnovabili, seguiti da una digitalizzazione che deve però restare a misura d’uomo. Secondo l’ultima analisi condotta da Trustpilot, il consumatore odierno ha smesso di essere un utente passivo per diventare un attore consapevole, chiedendo a gran voce che i fornitori si facciano promotori di un cambiamento etico e strutturale.

Il settore delle utility in Italia sta attraversando una trasformazione profonda che va ben oltre la semplice fornitura di materia prima. Non si tratta più solo di erogare luce e gas, ma di interpretare un ruolo sociale e ambientale attivo in un panorama segnato dall’urgenza climatica.
Il protagonismo delle Comunità energetiche
Il dato più significativo che emerge dall’indagine riguarda la centralità dei modelli di produzione decentralizzata. La sostenibilità non è più percepita come un valore accessorio, ma come un requisito imprescindibile: l’88% degli intervistati ritiene fondamentale che il proprio fornitore investa massicciamente in energia proveniente da fonti rinnovabili o in tecnologie a basso impatto ambientale. In questo scenario, le Cer rappresentano la vera frontiera del prossimo decennio.
Sebbene la conoscenza tecnica di questi strumenti sia ancora limitata a una nicchia (solo il 21% degli italiani dichiara di conoscerle approfonditamente), il potenziale di crescita è dirompente. L’81% dei consumatori si dice infatti pronto a valutare l’adesione a una Cer qualora il proprio fornitore ne facesse proposta. Questo interesse riflette la volontà dei cittadini di passare dal consumo individuale a una dimensione collettiva e locale, dove la produzione e lo scambio di energia diventano strumenti di risparmio economico e di tutela territoriale.
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La digitalizzazione tra efficienza e diffidenza tecnologica
Accanto alla transizione ecologica, corre la sfida della digitalizzazione avanzata. Il rapporto degli italiani con gli strumenti tecnologici forniti dalle utility è oggi giunto a una fase di maturità, ma non priva di chiaroscuri. Da un lato, gli strumenti di gestione quotidiana come app, aree clienti riservate e sistemi di notifica automatica sono ormai considerati uno standard qualitativo essenziale: oltre la metà degli utenti (52%) promuove questi servizi con voti che spaziano dal buono all’ottimo.
La digitalizzazione è dunque un traguardo raggiunto. Tuttavia, quando si scende nel campo dell’intelligenza artificiale applicata all’assistenza, il clima cambia. Nonostante la tecnologia prometta risoluzioni rapide e disponibilità h24, solo il 39% degli intervistati ripone una fiducia solida in chatbot e assistenti virtuali. Una fetta consistente della popolazione, pari al 27%, non è nemmeno a conoscenza se il proprio operatore faccia uso di tali strumenti, segno che la comunicazione aziendale su questo fronte deve ancora trovare il giusto equilibrio tra innovazione e trasparenza.
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Il fattore umano nel customer care del futuro
Nonostante la spinta verso l’automazione, il servizio clienti rimane il cuore pulsante del rapporto di fiducia tra azienda e cittadino. La ricerca evidenzia come il contatto diretto sia tutt’altro che superato: quasi un italiano su due (49%) ha dovuto interagire con il customer care del proprio fornitore nell’arco dell’ultimo anno.
Questo dato conferma che, nelle situazioni di criticità o di fronte alla complessità delle nuove tariffe, la componente umana e la capacità di risoluzione rapida restano i parametri su cui si gioca la reputazione di un brand. Le utility si trovano quindi a dover gestire una duplice velocità: devono essere tecnologicamente all’avanguardia per soddisfare le esigenze di efficienza, ma anche estremamente solide sul piano dell’assistenza tradizionale per non alienare quella parte di clientela che vede nell’IA una barriera piuttosto che un aiuto.
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Verso un nuovo paradigma di fiducia e responsabilità
In conclusione, l’analisi di Trustpilot delinea un futuro in cui la competitività delle utility non si misurerà più solo sul prezzo del kilowattora, ma sulla capacità di abilitare il cittadino verso stili di vita più sostenibili. La transizione energetica, per avere successo, necessita di un ponte di fiducia che unisca le innovazioni tecnologiche, come l’intelligenza artificiale, alle aspirazioni ecologiche della base sociale.
Le aziende che sapranno guidare gli utenti verso le Comunità Energetiche, offrendo al contempo strumenti digitali trasparenti e un’assistenza vicina ai bisogni reali, saranno quelle destinate a guidare il mercato in questa nuova epoca di consapevolezza ambientale.
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