Prende forma la mappa per il futuro del polo siderurgico dell’ex Ilva. A Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il 5 agosto si è svolto il Tavolo Taranto, un vertice di altissimo livello presieduto dal ministro Adolfo Urso. L’incontro si inserisce nel solco tracciato dai recenti sviluppi giudiziari legati al provvedimento della Corte d’Appello di Milano e rientra nel percorso di confronto permanente stabilito con le organizzazioni sindacali. L’obiettivo primario dell’assise è stato quello di analizzare nel dettaglio le proposte e i progetti industriali presentati da tutti i soggetti che hanno espresso la volontà di realizzare nuovi investimenti sul territorio pugliese.

Tra le fila dei partecipanti figuravano, tra gli altri, i vertici di Confindustria, Federacciai e Federmeccanica, affiancati dai principali player della siderurgia nazionale, riuniti per valutare il contributo concreto del settore alla costruzione di nuove soluzioni produttive per il complesso dell’ex Ilva.
Numeri della riconversione: spazi, settori e risorse
La dimensione del piano emerso durante la riunione tratteggia un’operazione di rilevante impatto economico e sociale. Sul piatto sono stati presentati ben 17 progetti di investimento che interessano Taranto e l’area limitrofa, per un valore complessivo che supera i due miliardi di euro. La strategia punta a una netta diversificazione delle attività, coinvolgendo almeno otto differenti settori produttivi con prospettive occupazionali di notevole rilievo.
L’architettura territoriale dell’operazione poggia su un’ampia disponibilità di superfici: circa 170 ettari situati all’interno del perimetro dell’ex Ilva, dei quali 140 risultano già completamente bonificati e pronti a ospitare i nuovi insediamenti. A questa dote fondiaria si sommano ulteriori 450 ettari gestiti dall’Autorità di sistema portuale e più di 350 ettari di aree ex militari, attualmente dismesse o in fase di progressiva dismissione.
Ex Ilva, la risposta del mondo industriale e l’ipotesi cordata
Di fronte al nuovo scenario tracciato dalle sentenze della magistratura, il mondo dell’impresa ha risposto sollecitando coesione e proponendo un impegno diretto del sistema produttivo nazionale. A margine dei lavori, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha espresso all’Ansa una posizione di forte riapertura verso il sito pugliese: “Viste le nuove condizioni legate allo stabilimento dell’ex Ilva, si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese”. Un richiamo all’urgenza dell’intervento è giunto anche dal presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, che sul Giornale di Taranto ha evidenziato come sia “necessario fare subito tutto ciò che serve per salvaguardare un asset strategico del Paese e ognuno deve fare la propria parte con responsabilità”.
Articolata e dettagliata è stata anche la presa di posizione del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che attraverso una nota ufficiale ha tracciato il solco entro cui si muoveranno le imprese del comparto: “Abbiamo ascoltato il Governo e preso atto della nuova situazione determinata dalla sentenza della Corte d’Appello di Milano. In questo contesto, ci siamo impegnati a esaminare il dossier e a verificare se sussistano le condizioni e le possibilità per promuovere una cordata di operatori siderurgici italiani finalizzata al rilancio degli impianti non interessati dal blocco disposto dalla sentenza”.
Gozzi fa poi presente: “Consideriamo questa disponibilità all’analisi un atto di responsabilità nei confronti delle migliaia di lavoratori il cui futuro è oggi a rischio. Auspichiamo inoltre che, qualora si concretizzassero le condizioni per un nostro coinvolgimento, esso possa tradursi in un impegno condiviso dell’intero Sistema Italia, con l’obiettivo di salvaguardare l’intera filiera della trasformazione dell’acciaio e di rafforzare l’autonomia strategica del Paese”.
Accelerazione burocratica e governance straordinaria
Per trasformare le manifestazioni di interesse in cantieri operativi, il Tavolo Taranto si occuperà di definire con precisione la mappa delle superfici fruibili e le eventuali misure straordinarie sul piano amministrativo. L’intenzione del Governo, espressa dal ministro Urso nel corso della riunione e da concordare con gli enti locali, è quella di valutare l’adozione di procedure d’urgenza modellate sulle norme dell’articolo 13 del Decreto Legge Asset.
Tali strumenti, opportunamente adattati alle specificità del contesto tarantino, potrebbero prevedere anche la nomina di un commissario straordinario con il compito di snellire i procedimenti autorizzativi, abbattere i tempi della burocrazia e velocizzare la messa a terra degli investimenti.
I fondi già in campo tra Invitalia e Zes Unica
L’analisi delle prospettive future si innesta su una struttura di sostegni pubblici già operativi sul territorio. I dati diffusi da Invitalia testimoniano uno sforzo finanziario consistente messo in atto negli ultimi quattro anni: attraverso l’approvazione di sei contratti di sviluppo attualmente in fase di esecuzione, sono stati mobilitati 509 milioni di euro di investimenti, con una ricaduta occupazionale stimata in 2.657 posti di lavoro. A questo pacchetto si aggiungeranno presto altri tre contratti in fase avanzata di istruttoria, la cui approvazione è prevista entro l’autunno, che porteranno ulteriori 140 milioni di euro di agevolazioni e una stima di 815 nuovi occupati.
Parallelamente, lo strumento della Zes Unica sta mostrando risultati tangibili nell’area ionica. Nella provincia di Taranto sono state rilasciate complessivamente 46 autorizzazioni uniche, capaci di attivare 432,7 milioni di euro di investimenti e una previsione di 1.737 occupati. Concentrando lo sguardo sul solo Comune di Taranto, le autorizzazioni concesse sono 20, per un valore di 157,6 milioni di euro e una ricaduta stimata in 1.068 posti di lavoro.
Il lavoro preventivo con le parti sociali al Mimit
La giornata di lavoro a Palazzo Piacentini è stata preceduta, nella giornata del 4 agosto, da un tavolo tecnico interministeriale interamente dedicato al confronto con le organizzazioni sindacali.

Il vertice preliminare ha avuto la funzione di esaminare nel dettaglio il quadro della situazione e definire le contromisure necessarie per attutire e contenere gli impatti delle decisioni della magistratura sulla tenuta del sistema produttivo locale e sui livelli occupazionali dello stabilimento e dell’indotto.
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