Rapporto Utilities 2026: investimenti più selettivi e focus sulla “messa a terra”

Il rapporto Agici Accenture per evidenziare il ruolo cruciale dei Cfo nel garantire l'equilibrio tra investimenti green e tenuta del sistema.

Il 2025 vede il settore delle utility sempre più chiamato a svolgere un ruolo centrale nell’equilibrio del sistema. Un quadro in cui gli investimenti restano su livelli elevati nel complesso, ma assumono un profilo più selettivo evidenziando la necessità di bilanciare obiettivi di decarbonizzazione, vincoli economico-finanziari e capacità di esecuzione.

È questo il quadro che emerge dal Rapporto Utilities 2026, presentato oggi a Milano nel corso della Cfo Utilities Conference organizzata da Agici realizzato in collaborazione con Accenture e Intesa Sanpaolo, divisione Imi Corporate & Investment Banking.

Il Rapporto ha analizzato il comparto secondo tre cluster: multiutility, gruppi energetici e operatori di rete indipendenti, mettendone a confronto traiettorie industriali, dinamiche di investimento e risultati economico-finanziari.

“Il Rapporto Utilities 2026 restituisce l’immagine di un settore che, nell’anno appena concluso, si è mosso in modo meno uniforme e più selettivo, con scelte di investimento sempre più legate alle specificità industriali e operative dei singoli operatori, in un contesto economico che continua a richiedere un delicato equilibrio tra obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza e sostenibilità economica“, commenta in una nota Marco Carta, AD di Agici. “Questo potrebbe tradursi, nel corso del 2026, in una sempre crescente centralità della capacità di esecuzione: l’elemento discriminante potrebbe legarsi, dunque, non tanto alla quantità di investimenti annunciati, quanto alla loro effettiva realizzazione e “messa a terra”, con in primo piano l’integrazione delle fonti rinnovabili e delle soluzioni di flessibilità. In questo scenario, stabilità e chiarezza del quadro regolatorio saranno fattori determinanti per le scelte strategiche degli operatori e sulla tenuta complessiva del sistema”.

L’andamento del 2025 nel comparto Utility

Nel 2025 le multiutility hanno investito complessivamente circa 5 miliardi di euro, registrando una riduzione del 14% rispetto al 2024. Al centro lo sviluppo della generazione da fonti rinnovabili, il rafforzamento e l’ammodernamento delle reti, nonché ai comparti ambiente e idrico, anche grazie all’avanzamento di interventi cofinanziati dal Pnrr.

Gli investimenti nel medio periodo coinvolgono le multiutility con investimenti complessivi pari a 25 miliardi di euro nel periodo 2026-2030. Di questi circa 18 miliardi nel triennio 2026-2028 e 6,7 miliardi tra 2029 e 2030, con una destinazione prevalente alle reti (32%), seguite da generazione (20%), idrico (18%) e ambiente (15%).

Per i gruppi energetici, gli investimenti complessivi nel 2025 ammontano a circa 7,8 miliardi di euro, in aumento del 16% rispetto al 2024. Non solo rinnovabili, cresce anche l’attenzione verso sistemi di accumulo e soluzioni funzionali alla flessibilità del sistema.

Nel triennio 2026-2028, i gruppi energetici prevedono investimenti per circa 25,1 miliardi di euro, che salgono a circa 29 miliardi considerando gli impegni pianificati fino al 2030. Secondo i piani industriali, il 44% delle risorse sarà destinato alle reti, seguito dalle fonti rinnovabili (20%).

Gli operatori di rete si confermano il cluster più dinamico sul fronte degli investimenti.

La centralità delle infrastrutture energetiche – in termini di sicurezza, resilienza e capacità di integrazione delle rinnovabili – rappresenta oggi un fattore chiave non solo per la competitività del settore e per il successo della transizione energetica ma anche elemento abilitante per i nuovi trend tecnologici dell’AI. Le operazioni M&A del 2025, che seguono il trend iniziato l’anno precedente, confermano il dinamismo e la vivacità del mondo delle utility e mirano a consolidare piattaforme efficienti e integrate per una rapida espansione delle rinnovabili.” sottolinea Andrea Mayr, head of client coverage & advisory della Divisione Imi Cib di Intesa Sanpaolo.

“In questo contesto” commenta Riccardo Volpati, cfo & enterprise value lead di Accenture. “La sfida per i CFO non è solo sostenere livelli di investimento elevati, ma investire meglio, selezionando le priorità, costruendo strutture di finanziamento coerenti con il profilo degli asset e preservando nel tempo l’equilibrio economico-finanziario, in un quadro che richiede disciplina, flessibilità e capacità di esecuzione”.

Il quadro europeo

Su una scala più ampia, a livello europeo, nel 2025 gli investimenti dei principali gruppi integrati – gli operatori attivi lungo l’intera filiera Gas&Power – sono stimati in 94,9 miliardi di euro, in lieve aumento (+0,5%) rispetto al 2024. Nel periodo 2026-2030, gli investimenti complessivi previsti ammontano a circa 188,7 miliardi di euro, con una forte concentrazione sulle reti (61%), seguite dalle fonti rinnovabili (21%) e dalla generazione convenzionale (14%).

In Europa, i ricavi aggregati sono stimati in lieve flessione, da 597,8 miliardi di euro nel 2024 a 594,5 miliardi nel 2025, mentre l’utile netto complessivo si mantiene sostanzialmente stabile a 48,7 miliardi di euro, rispetto ai 48,5 miliardi dell’anno precedente.


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