L’analisi del Met Group, condotta dal meteorologo Senior Vasilis Pappas, suggerisce che i mercati energetici per il prossimo inverno potrebbero affrontare un contesto di temperature superiori alla media. La previsione principale indica che le temperature in Europa saranno di 0,5-1,0°C più alte rispetto alle medie invernali del periodo 2018-2024, e di 1,0-1,5°C superiori rispetto all’inverno 2024-2025. Questa condizione più mite è attesa portare ad una domanda di gas naturale inferiore rispetto all’anno precedente sia in Europa che in Asia, sebbene il potenziale impatto de La Niña sull’Asia orientale possa comunque generare temperature più basse in quella regione.

Inverno: picchi di prezzo per dunkelflaute
Nonostante la previsione di un inverno complessivamente più caldo, l’analisi lancia un serio avvertimento riguardo a possibili picchi nei prezzi spot di gas ed elettricità. Le ultime proiezioni stagionali indicano una probabilità di eventi di dunkelflaute, ossia periodi prolungati di scarsa generazione eolica e solare a dicembre.
Questo fenomeno è particolarmente rischioso in quanto coincide con un momento di elevata domanda di riscaldamento. La necessità di incrementare la produzione termica per compensare l’energia non fornita dalle fonti rinnovabili potrebbe innescare forti aumenti dei prezzi. L’impatto dei sistemi di accumulo a batteria, che altrimenti attenuerebbero i picchi di domanda, verrebbe ridotto in questi giorni di bassissima produzione rinnovabile.
Un esempio della potenziale volatilità si è avuto il 6 novembre 2024, quando un episodio di dunkelflaute ha fatto schizzare il prezzo medio dell’elettricità a 231 euro/MWh, con picchi orari che hanno superato gli 800 euro/MWh.
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L’impatto delle teleconnessioni climatiche globali
L’analisi del Met Group sottolinea come diversi fenomeni atmosferici e oceanici, noti come teleconnessioni, interagendo tra l’emisfero settentrionale, l’Oceano Indiano e il Pacifico, avranno un impatto cruciale sui mercati energetici:
- Oscillazione quasi-biennale (Qbo). Trovandosi nella sua fase orientale in questo inverno, la Qbo aumenta il rischio di una corrente a getto atlantica indebolita e di maggiori condizioni di blocco (blocking conditions). Ciò comporta una maggiore probabilità di ondate di freddo prolungate in Europa.
- Vortice polare. Una vasta zona di bassa pressione e aria fredda attorno ai poli, ha iniziato l’inverno con una forza inferiore alla media. Un vortice polare debole è associato ad un maggiore rischio che l’aria fredda si spinga dalle regioni polari verso le medie latitudini, aumentando le preoccupazioni per frequenti ondate di freddo sul continente europeo.
- Dipolo dell’Oceano Indiano (Iod). I modelli a lungo termine prevedono un Iod negativo all’inizio dell’inverno. Questa condizione, correlata alle differenze di temperatura superficiale del mare nell’Oceano Indiano, è considerata una buona notizia per le precipitazioni nelle regioni dell’Europa sud-orientale.
- El Niño oscillation meridionale (Enso), La Niña. Il fenomeno Enso, che alterna tra le fasi di El Niño (calda) e La Niña (fredda) nel Pacifico tropicale, è previsto rimanere a supporto della fase di La Niña per gran parte dell’inverno boreale. Sebbene l’impatto sull’Europa sia meno diretto, La Niña è generalmente collegata a temperature più fredde del normale nell’Asia orientale.
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Prospettive idrologiche e Gnl: l’analisi del Met Group
Le previsioni di piogge superiori alla media stagionale nell’Europa sud-orientale sono viste come un importante elemento di mitigazione. L’area, chiave per la generazione idroelettrica, vede i suoi serbatoi al punto più basso degli ultimi sette anni, rendendo l’arrivo delle precipitazioni essenziale per la sicurezza energetica della regione. Infine, si prevede un potenziale impatto sulla dinamica del Gnl. Una maggiore domanda in Asia, potenzialmente dovuta al freddo indotto da La Niña, potrebbe influenzare il differenziale netback tra le due regioni, portando a una riorganizzazione dei flussi di consegna del combustibile.
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Nonostante la previsione principale di un inverno caldo, l’analisi indica anche uno scenario alternativo con una probabilità del 20%: un inverno più freddo della media di circa 1,2°C, vicino alle temperature dell’inverno precedente. A questo si aggiungono le incognite legate a El Niño e La Niña, le cui manifestazioni possono durare anche anni e avere impatti significativi sul clima, gli ecosistemi e le economie globali, a partire dal mercato energetico.
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