La domanda globale di gas naturale continua il suo percorso di crescita, con un aumento di 78 miliardi di metri cubi (Bcm) nel 2024, raggiungendo i 4.122 Bcm. Le regioni trainanti sono state l’Asia e il Nord America, e la tendenza è destinata a proseguire, con una crescita prevista di 71 Bcm per il 2025. La produzione globale è aumentata di 65 Bcm nel 2024, ma i mercati rimangono tesi a causa delle incertezze geopolitiche, economiche e normative. L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) prevede un rallentamento della crescita della domanda globale al di sotto del 2% per il 2025, proprio a causa dei dubbi sul mercato. La situazione potrebbe migliorare solo nella seconda metà del decennio, con l’entrata in funzione di nuovi impianti di esportazione di Gnl. È il quadro che emerge dal Global Gas Report 2025, presentato il 10 settembre da Snam e International Gas Union (Igu).

I flussi commerciali di Gnl hanno segnato l’undicesimo anno consecutivo di espansione, raggiungendo i 555 Bcm. Sebbene la crescita della capacità di liquefazione sia stata modesta, l’emergere di nuovi esportatori come Messico e Congo evidenzia la crescente importanza del Gnl nel panorama energetico. Le dinamiche regionali mostrano una spinta particolare dall’Europa, dove le importazioni di gas naturale liquefatto sono aumentate del 23,6% nel primo semestre del 2025, mentre in Asia l’attività è stata più contenuta, in parte a causa dei prezzi più elevati.
Gas: domanda in crescita e mercato volatile
Il rapporto sottolinea il ruolo cruciale del gas naturale come fonte di flessibilità e affidabilità, in particolare per bilanciare la crescente penetrazione delle energie rinnovabili, come l’eolico e il solare. Mentre le batterie possono compensare le fluttuazioni a breve termine, il documento evidenzia che il gas offre una soluzione scalabile e matura per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento su periodi più lunghi, come durante gli eventi di dunkelflaute, ossia periodi prolungati di vento debole e scarsa insolazione.

Anche l’aumento degli eventi meteorologici estremi, come ondate di calore e siccità, rende il gas essenziale per soddisfare i picchi di domanda di energia. Negli Stati Uniti, ad esempio, il boom dei data center legati all’intelligenza artificiale ha contribuito a un aumento strutturale della domanda di elettricità, mettendo a dura prova le reti e rendendo necessarie fonti affidabili e flessibili.
Leggi anche Gnl produce -25% di emissioni globali rispetto al carbone
Gas a supporto delle rinnovabili: investimenti nelle infrastrutture
Di fronte all’incertezza crescente, il rapporto evidenzia la necessità di investimenti mirati nella produzione, nelle infrastrutture e nello stoccaggio di gas naturale e Gnl. Questi investimenti sono visti come essenziali per far fronte a potenziali carenze di approvvigionamento e mitigare i rischi, anche se la domanda dovesse seguire gli scenari più ambiziosi di transizione energetica. A questo proposito, aziende come Snam e Italgas hanno annunciato piani strategici significativi.

- Snam ha previsto investimenti totali per 12,4 miliardi di euro nel periodo 2025-2029, di cui 10,9 miliardi destinati a potenziamento di infrastrutture di trasporto, stoccaggio e Gnl. Un’importante fetta di questi fondi (8 miliardi) sarà usata per progetti di trasporto, inclusa la realizzazione della Linea Adriatica e la sostituzione di condotte con standard hydrogen-ready, in grado di gestire idrogeno.
- Anche Italgas ha in programma investimenti di rilievo, con un piano da 15,6 miliardi di euro fino al 2030, per consolidare il settore della distribuzione gas in Italia e accelerare il passaggio a infrastrutture smart e digitalizzate.
Questi investimenti, come messo in luce nel documento, mettono in luce l’impegno concreto degli operatori a garantire la sicurezza energetica e a rendere le infrastrutture esistenti compatibili con il futuro dei gas a basse emissioni di carbonio.
Leggi anche Snam: sicurezza e transizione energetica priorità verso il net zero
Verso gas a basse emissioni: dalla cattura del carbonio al biometano
L’industria del gas sta avanzando nello sviluppo di tecnologie a basse emissioni di carbonio per affrontare la sfida della decarbonizzazione. Il biometano emerge come la soluzione più promettente, grazie alla sua compatibilità con le infrastrutture esistenti e alla sua crescita di produzione, che è aumentata di sette volte nell’ultimo decennio, raggiungendo i 9,6 Bcm nel 2024. Anche in Italia, la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) ha approvato un finanziamento di 264 milioni di euro per Snam per integrare il biometano nella rete gas nazionale.

Anche la cattura e lo stoccaggio del carbonio (Ccus) sta diventando uno strumento di decarbonizzazione cruciale. Sebbene la maggior parte dei progetti sia ancora in fase pre-finale di investimento, è necessario un quadro normativo più chiaro per accelerarne l’adozione su larga scala. Per l’idrogeno pulito, nonostante i progressi, i costi di produzione elevati e la limitata disponibilità a pagare da parte dei consumatori stanno rallentando gli investimenti.
Leggi anche Idrogeno verde: solo 30% dei progetti si concretizzerà entro il 2030
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















