L’efficienza energetica italiana oltre l’era dei bonus

Focus sui dati del report Energy Efficiency & Green Building Report

L’anno 2025 ha segnato la fine di un’epoca per il panorama dell’efficienza energetica nazionale. Con l’esaurimento della spinta propulsiva dei regimi agevolati come il Superbonus, il mercato energetico ha vissuto una profonda metamorfosi strutturale. Non è più il comparto residenziale a dettare i ritmi della crescita, bensì il settore terziario e l’industria, che oggi vedono nella riqualificazione non solo un obbligo ambientale, ma una leva strategica di competitività economica. Secondo quanto emerge dall’ultimo Energy Efficiency & Green Building Report 2026, curato dall’Energy&Strategy della Polimi School of Management, l’Italia sta imparando a camminare con le proprie gambe, spostando i capitali verso interventi a maggiore valore aggiunto e sostenibilità nel lungo periodo.

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Foto di CHUTTERSNAP su Unsplash.

I numeri di un mercato in trasformazione

Le cifre presentate nel rapporto delineano un quadro di sostanziale tenuta dei volumi, ma con un rimescolamento interno dei pesi specifici. Gli investimenti complessivi in Italia si sono attestati in una forchetta compresa tra i 53 e i 62 miliardi di euro, un valore in linea con l’anno precedente ma figlio di dinamiche contrapposte. Il terziario è balzato a una quota tra i 25 e i 29 miliardi di euro, superando la performance del 2024, così come l’industria, che ha beneficiato del Piano Transizione 5.0 salendo fino a 3,2 miliardi.

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Al contrario, il residenziale ha subito una contrazione netta, scendendo dai picchi di 36 miliardi a un valore massimo di 27 miliardi. Anche la Pubblica Amministrazione mostra un lieve rallentamento, pur mantenendo il focus sugli edifici a energia quasi zero (nZeb). Questa vitalità è però minacciata da un quadro regolatorio definito instabile: la stratificazione di norme e le continue correzioni procedurali rendono difficile per le imprese una pianificazione di lungo respiro.

Scenari verso il 2030: tra ambizione e realtà

Le proiezioni dell’Energy&Strategy evidenziano due possibili futuri per il sistema Paese. Nello scenario più ottimistico, caratterizzato da una stabilità normativa e una decisa semplificazione burocratica, l’Italia potrebbe vedere il proprio mercato dell’efficienza esplodere fino a 105 miliardi di euro entro il 2030, con una crescita annua dell’11% in linea con le direttive europee.

Se però dovesse prevalere l’inerzia del business as usual, il valore si fermerebbe a circa 75 miliardi, una cifra insufficiente a colmare il gap con gli obiettivi di decarbonizzazione di Bruxelles. Nonostante l’Italia vanti un indice di intensità energetica inferiore del 16% rispetto alla media UE, il rallentamento del miglioramento nell’ultimo decennio ci vede scivolare al diciottesimo posto nella classifica Odyssee-Mure, a dimostrazione che l’efficienza storica non basta più senza politiche dinamiche.

Il ruolo delle Esco e le nuove frontiere tecnologiche

Il rapporto accende i riflettori sul ruolo delle Energy Service Companies (Esco), la cui operatività è ormai strettamente legata al settore industriale. Un terzo delle imprese associate ad Assoesco dichiara che oltre l’80% dei propri ricavi deriva dalla transizione energetica. Il fotovoltaico continua a dominare il panorama delle installazioni con una quota superiore al 40%, seguito dalla cogenerazione e dalle pompe di calore. Emerge però un cambiamento nella domanda: le aziende cercano partner in grado di assumersi il rischio operativo attraverso contratti Epc (Energy Performance Contract), specialmente nel solare.

Per il prossimo quinquennio, l’attenzione si sposterà sempre più verso la digitalizzazione, con una diffusione massiccia di software per il monitoraggio e l’intelligenza artificiale applicata alla gestione dei carichi energetici, superando la logica del semplice intervento sull’hardware.

Riqualificare il terziario e il pubblico: un affare da miliardi

La sfida del green building si gioca soprattutto sulla trasformazione degli edifici commerciali e pubblici. Il report stima che per portare in Classe A gli edifici commerciali oggi in Classe F o G servirebbe un investimento di 17 miliardi di euro. Tuttavia, il ritorno sarebbe immediato: un risparmio di 2 miliardi di euro l’anno in bolletta e una riduzione drastica delle emissioni di CO2.

Ancora più urgente è la situazione del patrimonio pubblico. Se per gli ospedali la sfida è circoscritta a circa 580 milioni di euro di investimenti, è il comparto scuola a richiedere uno sforzo imponente: intervenire su quel 27% di istituti che non ha mai subito riqualificazioni richiederebbe tra i 6 e i 7,5 miliardi di euro, garantendo però un risparmio strutturale alle casse dello Stato di circa un miliardo di euro ogni anno.

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Decarbonizzazione e innovazione: la via delle startup all’efficienza energetica

Con l’avvento della direttiva Epbd IV, l’obiettivo non è più solo consumare meno, ma decarbonizzare l’intero ciclo di vita del costruito. Questo implica una visione circolare che va dalla scelta dei materiali a basse emissioni fino al recupero delle risorse a fine vita (urban mining). In questo contesto, l’innovazione è alimentata da un ecosistema di startup nate prevalentemente tra il 2024 e il 2025.

Sebbene le dimensioni di queste nuove imprese siano ancora contenute e la proprietà intellettuale brevettata sia rara, la loro forza risiede in modelli di business agili e nella capacità di integrare tecnologie esistenti — come il digital twin e il Bim — per offrire servizi di gestione energetica predittiva. È qui che risiede il futuro della filiera: trasformare il mattone in un asset digitale e sostenibile.

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