Agricoltura e biometano, il primato di Azzano Decimo

Dal Friuli all'industria di Sassuolo: il percorso del gas rinnovabile

La transizione ecologica italiana compie un passo decisivo in Friuli Venezia Giulia, dove la terra incontra la tecnologia d’avanguardia per tracciare una nuova via dell’autosufficienza energetica basata sul biometano. La Società Agricola Principi di Porcia e Brugnera ha infatti annunciato l’avvio ufficiale del nuovo impianto di produzione di biometano ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone. L’infrastruttura si colloca tra le primissime realtà sul territorio nazionale ad entrare effettivamente in esercizio all’interno della nuova filiera del biometano regolamentata dagli ultimi incentivi. Si tratta di un traguardo che dimostra come il comparto primario possa smettere i panni di semplice produttore alimentare per trasformarsi in un pilastro fondamentale della sicurezza energetica e della decarbonizzazione industriale del Paese.

biometano
Foto di Tomas Hudolin su Unsplash.

Con una capacità produttiva di 250 smc/h, la struttura friulana trasforma i sottoprodotti di matrice agricola e le colture dedicate in un vettore energetico pulito e ad altissima efficienza. Il biometano ottenuto viene immesso direttamente nella rete di distribuzione locale gestita da AP Reti Gas. Da qui inizia un viaggio virtuale lungo la penisola che porta la risorsa rinnovabile friulana fino a Sassuolo, nel cuore del distretto ceramico emiliano. Il gas rinnovabile è infatti interamente destinato al Gruppo Concorde, colosso italiano della ceramica che utilizzerà questa energia pulita per alimentare i propri processi produttivi e realizzare piastrelle esportate in tutto il mondo.

Biometano: i numeri dell’economia circolare

Dietro questo progetto si nasconde una complessa architettura industriale e tecnologica che ha visto la stretta collaborazione di partner nazionali specializzati come Renove e AB Energy. Grazie all’adozione della tecnologia avanzata BIOCH4NGE® sviluppata da AB, l’impianto è in grado di generare circa 2,1 milioni di metri cubi di biometano all’anno.

L’impatto ambientale di questa operazione si traduce in un beneficio ecologico immediato per l’industria manifatturiera partner: l’utilizzo del biometano al posto delle fonti fossili tradizionali consentirà al Gruppo Concorde di evitare l’immissione in atmosfera di una quota stimata tra le 4.000 e le 4.500 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Il modello così strutturato valorizza le biomasse del territorio, riduce la dipendenza dall’importazione di gas estero e fornisce un combustibile programmabile, ossia capace di garantire continuità nell’approvvigionamento a differenza di altre fonti rinnovabili non costanti.

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Nuovo impianto di produzione ad Azzano Decimo

La soddisfazione per il traguardo raggiunto traspare chiaramente dalle parole dei promotori dell’iniziativa, che rivendicano il valore della lungimiranza imprenditoriale. Guecello di Porcia, in rappresentanza della Società Agricola Principi di Porcia e Brugnera, nella nota stampa sottolinea il valore pionieristico dell’opera spiegando che l’avvio dell’impianto rappresenta un motivo di grandissimo orgoglio per l’azienda. Secondo l’imprenditore, essere tra i primi impianti italiani ad entrare in esercizio significa “aver creduto con anticipo nelle potenzialità del biometano e nelle capacità dell’agricoltura di essere protagonista della transizione energetica”.

Al suo entusiasmo si uniscono le considerazioni di Angelo Baronchelli, presidente di AB, il quale ha espresso forte orgoglio nell’affiancare una realtà agricola d’eccellenza che condivide la medesima visione sulla transizione ecologica e sul sostegno concreto da destinare alle industrie più energivore. “Il biometano rappresenta infatti una risposta strategica per il futuro del sistema produttivo italiano, perché consente di valorizzare una filiera energetica locale, programmabile e a basso impatto ambientale” ha evidenziato Baronchelli. Un approccio in grado di generare ricchezza per il territorio di riferimento e, contemporaneamente, di strutturare un modello industriale decisamente più sostenibile e resiliente di fronte alle oscillazioni dei mercati esteri.

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Il Friuli Venezia Giulia come laboratorio d’innovazione

L’impianto di Azzano Decimo non rappresenta soltanto un successo privato, ma si offre come un modello replicabile su scala nazionale. Il Friuli Venezia Giulia si conferma una regione all’avanguardia, capace di far dialogare mondi apparentemente distanti come la coltivazione della terra e la manifattura pesante di esportazione.

La valorizzazione delle produzioni agricole locali, non più vissute come scarto ma come risorsa energetica pregiata, dimostra che la sostenibilità ambientale può camminare di pari passo con la sostenibilità economica. Attraverso investimenti di questo calibro, il territorio risponde con i fatti alle pressanti richieste europee di decarbonizzazione, offrendo una via italiana all’indipendenza energetica che fa perno sulla qualità tecnologica e sulla ricchezza della nostra terra.

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