Una scommessa scientifica ed ecologica che dimostra come le infrastrutture pubbliche possano trasformarsi in piattaforme di rigenerazione ambientale: 2.500 alborelle, cresciute ed allevate in acqua depurata ad altissima qualità, sono pronte a ripopolare i fiumi e i bacini della Lombardia. Si chiude così la fase operativa di alBIOrelle, la sperimentazione pionieristica promossa da Gruppo Cap che ha visto il depuratore di Canegrate, nella città metropolitana di Milano, convertito in un laboratorio avanzato dedicato alla biodiversità, coniugando per la prima volta il trattamento dei reflui urbani, la ricerca accademica e la tutela della fauna ittica.
I pesci, introdotti nelle vasche dell’impianto subito dopo la delicata fase dello svezzamento, sono stati custodi ed elementi centrali di un monitoraggio durato dieci mesi. Durante questo lungo intervallo temporale, le alborelle hanno vissuto immerse esclusivamente in un flusso idrico derivato dal normale ciclo di depurazione dell’impianto, trattato attraverso sistemi di ultima generazione quali l’ultrafiltrazione e la disinfezione a raggi ultravioletti.
Alborelle allevate in acqua depurata
I ricercatori hanno tenuto sotto costante e rigoroso controllo i parametri vitali essenziali per la sopravvivenza della specie: l’oscillazione della temperatura, i livelli di ossigeno disciolto, la stabilità del pH e la concentrazione dei composti azotati. I risultati hanno evidenziato un tasso di sopravvivenza ottimale, uno sviluppo corporeo regolare e il pieno raggiungimento della taglia necessaria al reinserimento in natura.
Questi elementi confermano in modo inequivocabile la totale compatibilità dell’acqua trattata con le esigenze biologiche di organismi acquatici particolarmente sensibili e reattivi agli inquinanti.
Depuratore come hub di innovazione ed economia circolare
Il progetto nasce dalla sinergia tra Gruppo Cap, l’Istituto Spallanzani e il politecnico di Milano, attori che hanno lavorato insieme per strutturare un modello inedito di simbiosi industriale applicata alla risorsa idrica. Negli impianti tradizionali dedicati all’acquacoltura, la gestione richiede costanti prelievi da fonti idriche naturali e una successiva e complessa fase di depurazione dei reflui prodotti dall’allevamento prima del loro scarico.
La struttura di Canegrate ha completamente sovvertito questo schema: l’acqua impiegata per far crescere i pesci viene reinserita direttamente nel ciclo depurativo dell’impianto, minimizzando l’impronta idrica, abbattendo i consumi energetici e valorizzando un’opera pubblica preesistente. Questo approccio circolare aveva già ottenuto un importante riconoscimento nel 2024, quando la sperimentazione è stata insignita del premio Verso un’economia circolare, promosso da fondazione Cogeme Ets e Kyoto Club.
Percorso di Gruppo Cap testimonia qualità dei processi depurativi
A sottolineare il valore simbolico e operativo dell’iniziativa è Giovanni Vargiu, direttore Area tecnica Circular Treatment di Gruppo Cap, che nella nota stampa ha spiegato come la liberazione delle alborelle nei corsi d’acqua costituisca il coronamento di un percorso ideato per mettere alla prova, in maniera del tutto concreta, la reale qualità dell’acqua affinata.
Vargiu sottolinea che gli esemplari sono cresciuti soltanto grazie al ciclo di trattamento interno, raggiungendo la piena maturità fisica per affrontare la riproduzione in libertà. “È un risultato che conferma la qualità dei processi depurativi adottati da Gruppo Cap” spiega nella nota stampa. Ciò “dimostra come un depuratore possa evolvere da semplice infrastruttura di servizio a piattaforma di innovazione, ricerca scientifica e rigenerazione ambientale, capace di generare benefici concreti per il territorio e la biodiversità”.
Un presidio ecologico per una specie autoctona vulnerabile
L’alborella rappresenta un tassello fondamentale per la fauna idrobiologica dell’Italia settentrionale, fungendo da vero e proprio bioindicatore per la salute delle acque dolci. Attualmente la specie risente di una drastica diminuzione della popolazione, fattore che ha spinto la rete Iucn a inserirla nella propria lista rossa sotto la categoria di specie quasi minacciata. Tra le cause principali del declino figurano il progressivo degrado degli habitat naturali e la pressione esercitata dalle specie aliene invasive.
Il ripopolamento ha visto la stretta collaborazione con l’ente Parco Lombardo Valle del Ticino e con diversi enti locali impegnati nella tutela ambientale. Gli esemplari sono stati reintrodotti all’interno di una golena del fiume Olona, un’area oggetto di una recente opera di rinaturalizzazione curata dall’Agenzia Interregionale per il fiume Po e di nuovo connessa all’alveo principale. Questo snodo naturale offre condizioni ideali per la deposizione delle uova e permette alla fauna ittica di superare l’ostacolo rappresentato dalla briglia del Mulino Rancilio, storica barriera artificiale fino ad oggi insuperabile.
La reintroduzione si inserisce nel contesto storico del risanamento dell’Olona, corso d’acqua che per decenni è stato considerato tra i più compromessi d’Europa e che oggi torna a nuova vita. Altri esemplari sono stati liberati nella località di Mulino Nuovo a Nosate. Infine, circa venti alborelle sono state trasferite presso le vasche dell’Acquario Civico di Milano, trasformandosi in ambasciatrici biologiche dell’importanza della tutela dei fiumi direttamente nel centro cittadino.
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