L’Ucraina si prepara ad affrontare quello che potrebbe rivelarsi l’inverno più duro dall’inizio del conflitto. L’evoluzione delle tecnologie militari ed attacchi sempre più mirati minacciano la tenuta delle infrastrutture energetiche del Paese, spingendo la compagnia statale Naftogaz a strutturare diversi scenari di crisi in vista della stagione termica 2026/2027.
A tracciare il quadro è Sergii Fedorenko, insediatosi da meno di un mese come CEO ad interim di Naftogaz, in un’intervista rilasciata alla testata specializzata ICIS. L’azienda sta pianificando opzioni che vanno dalle ipotesi migliori fino a quello che il manager definisce “il peggiore tra gli scenari peggiori”.
Incursioni in aumento e diversificazione del GNL
L’inverno precedente aveva già messo a dura prova la tenuta del sistema energetico ucraino, con raid russi che avevano distrutto gran parte della capacità di generazione termica proprio mentre le temperature scendevano fino a -20 °C. Tuttavia, la pressione non accenna a diminuire: nel corso del 2026 si contano già 255 attacchi alle infrastrutture di Naftogaz, superando i 229 censiti nell’intero 2025.
Mentre i dati sulla produzione nazionale di gas rimangono riservati per motivi di sicurezza, la risposta strategica della compagnia si concentra sul rafforzamento della catena d’approvvigionamento e sul Gas Naturale Liquefatto (GNL):
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Infrastrutture baltiche e polacche: dopo aver importato circa 400 milioni di metri cubi (mcm) di GNL nel 2025 (principalmente tramite i terminali di Lituania e Polonia), Naftogaz ha già bloccato capacità a lungo termine presso il terminale lituano di Klaipeda per il periodo 2033-2044 e sta valutando partnership per la futura FSRU di Danzica.
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Ristrutturazione del debito: a dare respiro finanziario alla strategia di acquisto è arrivato il successo nel ristrutturare circa 1,2 miliardi di euro in Eurobond, con l’estensione delle scadenze al 2032 e 2033 approvata da oltre il 90% dei creditori.
Stoccaggi stabili e la linea dura sul blocco dell’export
Sul fronte dei volumi necessari, il fabbisogno di importazione dell’Ucraina appare contenuto rispetto allo scorso anno (quando furono acquistati circa 6,5 miliardi di metri cubi). Gli operatori stimano che, oltre alla produzione locale, occorreranno tra 1 e 1,5 miliardi di metri cubi aggiuntivi entro la fine dell’anno.
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Attualmente l’Ucraina conta su 9 miliardi di metri cubi di gas in stoccaggio (esclusi 4,7 miliardi di cushion gas o gas cuscinetto), con l’obiettivo governativo fissato tra 13,2 e 14,6 miliardi entro il 1° novembre.
Nelle ultime settimane, alcuni trader avevano ipotizzato una parziale revoca del divieto di esportazione del gas (introdotto a febbraio 2022), suggerendo una quota fino al 15% per consentire ai produttori di sfruttare il differenziale di prezzo favorevole tra il TTF europeo e il mercato locale. Fedorenko ha tuttavia confermato la linea del governo:
«Abbiamo un severo divieto sulle esportazioni di gas e sostengo pienamente questa decisione. È una questione di interesse nazionale, non di profitto commerciale. In futuro, se vorremo confermarci un Paese produttore e non un importatore, dovremo rivedere il blocco, ma soltanto quando ciò servirà l’interesse nazionale, non adesso.»
Il nodo REPowerEU e la proposta di una riserva strategica per l’UE
Un ostacolo rilevante per il settore energetico ucraino è rappresentato dall’applicazione del regolamento europeo REPowerEU, ideato per azzerare l’import di gas russo entro il 2027. La norma richiede una completa tracciabilità dell’origine del gas che entra nell’UE dai Paesi terzi. Poiché l’Ucraina non soddisfa al momento le condizioni di esenzione (tra cui l’aver esportato almeno 5 miliardi di metri cubi verso l’UE nel 2024), le riesportazioni del gas stoccato dagli operatori europei nei depositi ucraini rischiano intoppi burocratici.
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Fedorenko confida in una soluzione pragmatica da parte delle istituzioni comunitarie al rientro dalla pausa estiva e chiede contestualmente flessibilità sull’applicazione del nuovo regolamento UE sul metano, difficilmente rispettabile nei dettagli tecnici in contesto di guerra.
In vista della revisione del regolamento UE sulla sicurezza degli approvvigionamenti (Security of Supply), Naftogaz lancia un’offerta diretta ai partner europei: la controllata Ukrtransgaz è pronta a mettere a disposizione fino a 10 miliardi di metri cubi di capacità di stoccaggio sotterraneo per la creazione di una riserva strategica di gas europea, a patto di definire condizioni commerciali capaci di bilanciare i rischi di guerra e i costi di trasporto.
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