Il sistema elettrico dell’Unione Europea ha varcato una soglia fondamentale nel corso del 2025, segnando quello che gli esperti definiscono un punto di svolta nella transizione energetica globale: la produzione combinata di rinnovabili ha infatti superato quella derivante da tutti i combustibili fossili a livello aggregato. Il documento European Electricity Review 2026, pubblicato dal think tank energetico Ember, rivela che mentre le fonti fossili sono scese al 29% del mix elettrico totale, l’accoppiata solare ed eolico è salita fino a raggiungere il record del 30,1%. Si tratta di un cambiamento radicale se si considera che solo cinque anni fa, nel 2020, la quota delle due principali rinnovabili era ferma al 19,7%.
Il dominio del sole e la tenuta delle rinnovabili
Il principale motore di questo primato è stata la crescita straordinaria dell’energia solare, che ha registrato un aumento della generazione del 20,1% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il record di 369 TWh. Questa espansione, equivalente alla produzione annua di tre centrali nucleari francesi, ha visto il solare crescere in ogni singolo Stato membro dell’UE. Complessivamente, tutte le fonti rinnovabili (inclusi idroelettrico e bioenergie) hanno fornito quasi la metà dell’elettricità europea (47,7%), mantenendo una quota stabile nonostante condizioni meteorologiche insolite che hanno penalizzato la produzione eolica e idrica nei primi mesi dell’anno.
Se le energie pulite avanzano, il carbone prosegue il suo declino, scendendo a un nuovo minimo storico del 9,2%. In ben 19 Paesi dell’Unione, la quota di elettricità prodotta dal carbone è ormai inferiore al 5% o nulla, con l’Irlanda che ha cessato definitivamente di bruciarlo nel giugno 2025. Tuttavia, il quadro non è privo di sfide: la generazione da gas è aumentata dell’8% nel 2025 per compensare la minore produzione idroelettrica, portando la bolletta delle importazioni di gas per il settore elettrico a 32 miliardi di euro, un incremento del 16% rispetto al 2024. Questo ricorso al gas ha causato picchi di prezzo nelle ore mattutine e serali in 21 Paesi dell’UE, evidenziando la persistente dipendenza dalle importazioni fossili. Il rapporto dedica un’analisi approfondita al ruolo emergente dello stoccaggio energetico. Il 2025 è stato l’anno dell’accelerazione per le batterie su larga scala, la cui capacità installata ha superato i 10 GW, più del doppio rispetto ai 4 GW del 2023.
Leggi anche Carbone: equilibrio precario, spinte asiatiche e declino occidentale
L’era delle batterie e la nuova sicurezza energetica in Italia
Includendo i dati specifici per il contesto italiano, emerge un quadro in cui l’Italia si posiziona come uno dei protagonisti della transizione, pur dovendo affrontare costi energetici tra i più alti d’Europa a causa della persistente dipendenza dal gas. Il nostro Paese si conferma come uno dei leader europei nel settore dello stoccaggio energetico, ospitando 1,9 GW di batterie su larga scala, che rappresentano circa il 20% della capacità operativa totale dell’intera Unione Europea.
La crescita in questo segmento è stata impetuosa nel corso del 2025: tra gennaio e ottobre la capacità è aumentata di 0,7 GW, segnando un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. Questo trend è destinato a consolidarsi grazie a una solida pipeline di progetti che, tra impianti in costruzione, autorizzati o annunciati, raggiunge i 10 GW. Se questi obiettivi verranno realizzati, l’Italia potrebbe seguire la traiettoria della California, dove le batterie coprono ormai un quinto della domanda durante i picchi serali.
Leggi anche Stop al gas russo: UE vota il bando totale entro il 2027
La sfida dei prezzi e il peso del gas: contro salato per l’importazione
Nonostante l’avanzata tecnologica, l’Italia rimane, insieme alla Germania, il Paese che ha pagato il conto più salato per l’importazione di gas fossile destinato alla produzione elettrica nel 2025. La generazione da gas è aumentata di 6,5 TWh (+5,5%) rispetto al 2024, un incremento dovuto principalmente alla scarsa produzione idroelettrica che ha colpito non solo la penisola, ma anche i Paesi confinanti come Francia, Svizzera e Austria, riducendo le importazioni nette. Questa dipendenza ha mantenuto i prezzi elevati: nel 2025, il costo medio dell’elettricità prodotta da impianti a gas in Italia è stato di circa 111 euro/MWh.
Il rapporto Ember evidenzia chiaramente la convenienza economica dello spostamento verso le rinnovabili supportate da accumuli. In Italia, l’energia solare o eolica stoccata in batteria e utilizzata durante le ore serali ha un costo stimato di circa 64 euro/MWh. Si tratta di una cifra estremamente competitiva se paragonata ai 111 euro/MWh della produzione a gas, che solitamente stabilisce il prezzo marginale sul mercato elettrico. Nel settembre 2025, i sistemi di accumulo su larga scala hanno già iniziato a dare il loro contributo, scaricando una media di 1,1 GW durante la fascia oraria critica 19:00-20:00. Sebbene questa quota coprisse solo il 3% della domanda in quelle ore, il potenziale di crescita è sei volte superiore con il completamento della pipeline attuale, offrendo una via concreta per abbattere i prezzi e ridurre la vulnerabilità energetica nazionale.
Leggi anche Crescita delle rinnovabili, le otto priorità strategiche individuate da Irena
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
















