La finanza della transizione energetica supera il fossile

Ma il gap con l'obiettivo 1.5°C resta enorme: rapporto Irena e Cpi

Gli investimenti globali nelle tecnologie per la transizione energetica hanno toccato la cifra record di 2,23 trilioni di euro nel 2024, segnando un aumento del 20% rispetto alla media annuale del biennio 2022-2023. Questo dato impressionante è l’evidenza principale che emerge dal nuovo rapporto congiunto Global landscape of energy transition finance 2025, prodotto dall’Irena e dalla Climate Policy Initiative (Cpi). Il dato più significativo e storico è che, per la prima volta in assoluto, la spesa destinata a energia rinnovabile, reti elettriche e sistemi di stoccaggio a batteria (pari a circa 1,11 trilioni di euro) ha superato quella investita nei combustibili fossili (ferma a circa 1,05 trilioni di euro) nel 2024.

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Foto di Karwin Luo su Unsplash.

Nonostante questo sorpasso, il documento lancia un severo monito: la velocità e l’entità degli investimenti attuali sono ancora insufficienti per allinearsi al percorso necessario per limitare il riscaldamento globale a 1.5°C.

Sorpasso storico e aumento record degli investimenti

Il record di 2,23 trilioni di euro in investimenti per la transizione energetica nel 2024 testimonia una crescita robusta. L’investimento nelle sole energie rinnovabili (produzione e usi finali) ha raggiunto quota 750 miliardi di euro, con un incremento del 22% rispetto alla media 2022-2023. La distribuzione del capitale è rimasta costante per l’energia rinnovabile, che rappresenta circa un terzo (35%) degli investimenti totali nel 2024.

Il fotovoltaico si conferma il protagonista indiscusso della crescita, attirando circa 515 miliardi di euro e registrando un’impennata del +49%. Altrettanto dinamico è il settore dello stoccaggio a batteria, che ha visto un aumento eccezionale del +73% degli investimenti.

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L’elettrificazione dei trasporti ha giocato un ruolo cruciale: la quota di investimenti destinata ai veicoli elettrici e alle relative infrastrutture di ricarica è quasi triplicata, passando dal 13,6% al 31,6% tra il 2019 e il 2024. Di contro, i finanziamenti per le reti elettriche e l’efficienza energetica hanno visto la loro quota complessiva nel totale della transizione energetica ridursi al 29%.

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Transizione energetica vola ma è allarme sul gap di 1.5°C

Nonostante i progressi, il rapporto sottolinea che gli investimenti attuali sono ancora insufficienti per allinearsi al percorso di 1.5°C. Secondo questo scenario, gli investimenti annuali nella produzione di energia rinnovabile e nelle reti dovranno quasi raddoppiare rispetto ai livelli attuali, raggiungendo circa 1,3 trilioni di euro all’anno tra il 2025 e il 2030.

Il divario di investimento più ampio in termini assoluti è quello dell’efficienza energetica, che necessita di una crescita di 7,5 volte per sfiorare i 2,4 trilioni di euro all’anno nello stesso periodo.

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Concentrazione di capitale in Cina e nelle economie avanzate

Il flusso di capitale per la transizione energetica è estremamente concentrato: ben il 90% degli investimenti globali nel 2024 è affluito in soli due blocchi: la Cina (44%) e le economie avanzate (46%). In netto contrasto, i Paesi meno sviluppati (LDCs) hanno ricevuto meno dello 0,22% degli investimenti totali.

Le disparità sono evidenti anche nel dato pro capite 2024 (relativo ai soli investimenti in energie rinnovabili):

  • Cina: circa 230 euro per abitante.
  • Europa: circa 213 euro per abitante.
  • Africa subsahariana: circa 14 euro per abitante.

Analizzando, infine, l’origine dei fondi (sulla base della media 2022-2023), l’investimento in energia rinnovabile è dominato dal capitale privato (60% del totale), pari a circa 370 miliardi di euro, contro il 40% di capitale pubblico (circa 246 miliardi di euro). I principali investitori privati sono le corporazioni e le istituzioni finanziarie commerciali. La maggior parte degli investimenti è di origine domestica o intra-regionale (tra l’80% e il 99% a seconda della regione).

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