Dieci anni dopo l’adozione dell’Accordo di Parigi, la valutazione dell’azione globale per il clima presenta un verdetto senza appello. Secondo il rapporto State of Climate Action 2025, pubblicato da Systems Change Lab in collaborazione con il Bezos Earth Fund e il World Resources Institute, non un solo indicatore tra i 45 esaminati è in linea con i parametri di riferimento allineati a 1,5°C per il 2030.

L’urgenza sta svanendo in quello che era stato definito il decennio decisivo, e il mondo è chiamato a un’accelerazione senza precedenti degli sforzi, con settori chiave che necessitano di un aumento del ritmo di cambiamento di oltre sette volte. Il clima globale non ha atteso, e il 2024 è stato per la prima volta l’anno in cui l’aumento della temperatura media ha raggiunto 1,55°C per un intero anno.
Clima: l’allarmante divario al 2030
L’analisi del rapporto copre i settori che nel 2023 hanno rappresentato l’86% delle emissioni globali di gas serra: energia, edilizia, industria, trasporti, foreste e suolo, alimentazione e agricoltura, oltre alla rimozione tecnologica di carbonio e alla finanza climatica.
La pagella mostra una situazione critica e differenziata:
- solo 6 indicatori sono in via di progresso, ma comunque fuori rotta rispetto all’obiettivo;
- ben 29 sono nettamente fuori rotta, procedendo a una velocità ben al di sotto di quella richiesta;
- per 5 indicatori, le tendenze sono in direzione completamente sbagliata, richiedendo un’inversione di marcia.
Il documento quantifica l’entità dell’accelerazione necessaria per rimanere in linea con l’Accordo di Parigi:
- l’eliminazione dell’elettricità generata da gas fossile non abbattuto deve accelerare sette volte più velocemente entro il 2030;
- il progresso nell’arresto della perdita permanente di foreste deve accelerare di nove volte;
- la crescita della finanza climatica totale necessita di un aumento di quattro volte;
In particolare, gli sforzi per eliminare l’energia a carbone devono accelerare di oltre dieci volte.
Punti critici: carbone, deforestazione e finanza ai fossili
Tra i segnali più preoccupanti ci sono alcune aree, in particolare, che mostrano un ritardo cronico o, peggio, un peggioramento. Gli sforzi per ridurre l’energia a carbone e per arginare la deforestazione rimangono nettamente fuori rotta per la terza volta consecutiva. Nonostante il calo della quota di carbone nella generazione globale di elettricità, il suo utilizzo in termini assoluti ha raggiunto un livello record a causa dell’aumento della domanda complessiva di elettricità.
La deforestazione è in peggioramento:
- tra il 2015 e il 2024, il mondo ha perso in modo permanente un totale di 86 milioni di ettari di copertura arborea, un’area delle dimensioni del Pakistan;
- la perdita forestale permanente annuale è passata da una media di 7,6 Mha/anno nel triennio precedente all’Accordo di Parigi (2013-2015) a 8,3 Mha/anno tra il 2022 e il 2024.
Una delle tendenze più preoccupanti è l’incremento dei finanziamenti pubblici ai combustibili fossili, uno degli indicatori classificati come diretti nella direzione sbagliata. Il finanziamento pubblico ai combustibili fossili è aumentato da una media di circa un trilione di euro all’anno (2013-2015) a circa 1,5 trilioni di euro all’anno (2021-2023).
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Luci e ombre della transizione energetica: veicoli elettrici e rinnovabili
Nonostante il quadro generale sia critico, il rapporto evidenzia anche significative aree positive che dimostrano che una rapida trasformazione è possibile. Tra questi, c’è il boom delle rinnovabili e dei veicoli elettrici.
Per quanto riguarda le rinnovabili:
- L’energia solare è stata definita la fonte di energia in più rapida crescita di sempre.
- La quota globale di elettricità prodotta da solare ed eolico è più che triplicata dal 2015.
- Gli investimenti in energia pulita hanno superato quasi 1,85 trilioni di euro nel 2024, circa il doppio degli investimenti nei combustibili fossili.
Il rapporto tra gli investimenti nelle forniture energetiche a basse emissioni di carbonio e quelle a combustibili fossili è più che raddoppiato, passando da 1:2 nel 2015 a 1.1:1 nel 2024. Inoltre, la quota di veicoli elettrici nelle vendite di veicoli leggeri è passata da meno dell’1% nel 2015 a circa un quarto nel 2024.
Tuttavia, anche qui si registra una battuta d’arresto: le vendite di veicoli elettrici, l’unico indicatore precedentemente in linea, hanno subito un rallentamento tale da far retrocedere l’indicatore nella categoria fuori rotta per il 2030.
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La crisi di cooperazione e l’impatto climatico in aumento
L’incremento delle emissioni globali di gas serra, che hanno raggiunto 56,6 Gt CO2e nel 2023, alimenta impatti climatici più gravi e diffusi del previsto. Le ondate di calore marine non hanno avuto precedenti in gravità e durata, mentre gli incendi hanno devastato comunità ed ecosistemi, contribuendo a un indebolimento del pozzo di assorbimento del carbonio nel suolo.
Il rapporto punta il dito anche contro la crisi di cooperazione internazionale:
- La solidarietà internazionale che ha portato all’Accordo di Parigi si è indebolita, con paesi che affrontano ostacoli al tavolo dei negoziati.
- Le tensioni geopolitiche e il fallimento dei Paesi più avanzati nel mantenere gli impegni finanziari esistenti hanno eroso la base per l’azione globale.
- Un preoccupante arretramento si è osservato negli Stati Uniti, che hanno ridimensionato le politiche climatiche e annunciato l’intenzione di ritirarsi nuovamente dall’Accordo di Parigi.
- L’impegno delle aziende e dei leader politici è stato minato da una crescente reazione globale contro i principi Esg, portando all’abbandono di impegni da parte di diverse grandi aziende.
Nonostante i progressi e le nuove promesse, le politiche attuali mettono il mondo su una traiettoria di riscaldamento tra 2,7°C e 3,1°C, un livello che porterebbe a impatti sempre più catastrofici. L’unica strada da percorrere, conclude il rapporto, è quella di un’azione accelerata, inclusiva e pragmatica.
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