Mentre i leader mondiali si riuniscono a Belém, in Brasile, per la Cop30, l’Iea concentra l’attenzione si sull’assoluta priorità di migliorare l’efficienza energetica, riconosciuta come la via più rapida ed economica per rafforzare la sicurezza energetica, ridurre i costi e le emissioni. Due anni fa, alla Cop28 di Dubai, quasi 200 governi avevano formalmente riconosciuto questo ruolo centrale, impegnandosi a raddoppiare il tasso medio annuo di miglioramento dell’efficienza energetica globale al 4% all’anno entro il 2030.
All’epoca, l’analisi dell’Agenzia aveva validato l’obiettivo come tecnicamente raggiungibile, ricordando che nei primi vent’anni di questo secolo il tasso di miglioramento era già passato da circa l’1% (2000-2009) a circa il 2% (2010-2019), e che in passato nove paesi su dieci avevano già toccato o superato il 4% in almeno un anno. Tuttavia, i dati più recenti lanciano un chiaro segnale di allarme: il progresso globale è pericolosamente in ritardo.
Cop30: richiamo all’azione per l’efficienza energetica
Invece di avvicinarsi all’obiettivo del 4%, i miglioramenti globali in termini di efficienza energetica hanno subito un drastico rallentamento negli ultimi anni. Il miglioramento medio annuo dal 2019 si attesta a un modesto 1,3%, un dato ben inferiore al punto di partenza. La previsione per l’anno in corso è di un lieve aumento all’1,8%, ma il mondo resta ampiamente lontano dalla traiettoria necessaria per centrare il raddoppio stabilito per il 2030. Questo ritardo mette a rischio sia gli obiettivi climatici sia la competitività economica globale.
L’Iea ha identificato quattro tendenze cruciali che spiegano l’attuale lentezza nei progressi dell’intensità energetica globale: il peso dell’industria e il suo lento miglioramento; politiche non al passo con la tecnologia; l’impatto dei condizionatori d’aria; aumento della produzione energetica meno efficiente. Vediamoli in dettaglio.
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Rallentamento nei progressi, inferiore al punto di partenza
Circa due terzi della crescita della domanda finale di energia globale dal 2019 si sono concentrati nel settore industriale. Questo settore ha visto una forte accelerazione della domanda, mentre il suo tasso medio annuo di miglioramento dell’intensità energetica è crollato a meno dello 0,5% nello stesso periodo, in netto contrasto con il quasi 2% del decennio precedente. Questo orientamento globale verso un uso più intensivo dell’energia nell’industria sta neutralizzando i progressi ottenuti negli altri settori.
Un secondo freno è dato dal ritardo delle politiche rispetto all’innovazione tecnologica. Molte misure sull’efficienza energetica non sono state aggiornate per stare al passo con i recenti avanzamenti. Ad esempio, gli elettrodomestici in commercio sono spesso efficienti solo la metà rispetto ai modelli migliori disponibili. Nel caso delle lampadine, l’efficienza dei modelli migliori è raddoppiata in 15 anni, mentre gli standard minimi di prestazione sono aumentati solo del 30%. Quando la politica non segue il progresso tecnico, si verificano sprechi per i consumatori e si perdono opportunità di riduzione delle emissioni.
L’aumento del tenore di vita, soprattutto nelle economie emergenti, ha portato a una crescita accelerata della domanda di elettricità per il raffreddamento. L’energia per il condizionamento è diventata l’uso finale in più rapida crescita negli edifici in questo secolo. Tuttavia, l’assenza di adeguati incentivi o l’informazione insufficiente fanno sì che spesso vengano acquistate unità a bassa efficienza. Se tutti i condizionatori acquistati dal 2019 fossero stati i modelli più efficienti, si sarebbe potuta evitare una crescita della domanda di elettricità equivalente a quella generata da tutti i data center globali nello stesso periodo.
In alcune regioni, la rapida crescita della domanda di elettricità viene soddisfatta ricorrendo a fonti di generazione più vecchie e meno efficienti. Ciò aumenta la pressione sulla domanda di energia primaria e rallenta il progresso dell’intensità energetica complessiva. Questo fenomeno sottolinea la forte complementarità tra l’obiettivo di raddoppiare l’efficienza e quello, anch’esso stabilito alla Cop28, di triplicare la capacità delle energie rinnovabili.
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Iea: segnali di speranza e aree di intervento politico
Nonostante i dati preoccupanti, l’Iea evidenzia alcuni segnali positivi per il 2025. L’elaborazione delle politiche sta accelerando: i Paesi che rappresentano l’85% della domanda energetica globale hanno annunciato oltre 250 politiche nuove o aggiornate solo quest’anno, e in India, ad esempio, si prevede che l’aumento dell’intensità acceleri a oltre il 4%.
Queste iniziative mostrano due aree critiche di potenziale accelerazione. La prima, aumentare l’ambizione delle politiche esistenti: è essenziale che i governi agiscano rapidamente per innalzare gli standard. La tecnologia è in costante miglioramento e le politiche devono essere aggiornate di conseguenza. In alcuni Paesi, gli standard di efficienza energetica sono talmente bassi che un edificio conforme consuma tre volte più energia di un altro in un Paese con clima simile ma standard più elevati. L’aggiornamento dei quadri politici esistenti e collaudati rappresenta il modo più rapido per accelerare i progressi.
La seconda, colmare le lacune politiche: rimangono importanti vuoti normativi. Circa la metà dei Paesi a livello globale non dispone ancora di standard di efficienza energetica per i nuovi edifici, anche in regioni in forte crescita. I governi devono concentrarsi sui settori ad alto consumo energetico o con il maggior potenziale di miglioramento.
Senza i miglioramenti in termini di efficienza dal 2010, le emissioni di gas serra attuali sarebbero superiori del 20%. La Cop30 è il momento cruciale per trasformare la retorica in azione.
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