La transizione energetica italiana non si ferma, anzi accelera la sua metamorfosi interna. Nonostante una congiuntura macroeconomica complessa, nel 2025 l’industria nazionale delle rinnovabili ha messo a segno investimenti per ben 51 miliardi di euro. Un dato che, pur registrando un fisiologico rallentamento dopo il picco storico del 2024, conferma la solidità del comparto.
A tracciare il quadro è l’Irex Annual Report 2026 di Althesys (TEHA Group), presentato questa mattina nella Capitale durante l’evento “Liberare l’energia. Rinnovabili, reti, accumuli oltre la crisi globale”. Lo studio evidenzia come la vera chiave di volta del sistema non risieda più soltanto nella produzione di energia pulita, ma nella sua gestione: reti, flessibilità e sistemi di accumulo (storage) sono ormai i pilastri insostituibili della sicurezza energetica.
“La difficile congiuntura attuale non frena la transizione, dato che i costi delle rinnovabili restano competitivi”, ha spiegato Alessandro Marangoni, CEO di Althesys. “Tuttavia, mentre la decarbonizzazione vede l’elettrificazione ancora al palo in Italia, il sistema elettrico si evolve. Strumenti regolatori come il capacity market, il MACSE, il FER-X e il FER-Z saranno essenziali per garantire sostenibilità, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti”.
Il boom dello Storage e l’attrattività dei capitali esteri
Il monitoraggio di Althesys per il 2025 conta complessivamente 1.365 operazioni per un totale di 37,1 GW. Se il fotovoltaico continua a dominare numericamente le iniziative (761 operazioni, pari al 56%), sono l’eolico onshore e i sistemi di accumulo a guidare la classifica per valore economico.
La vera sorpresa dell’anno è il boom dei sistemi di accumulo stand-alone (le grandi batterie industriali), i cui progetti sono letteralmente triplicati, passando da 33 a 106, trainati dalle dinamiche dell’asta MACSE per un valore complessivo di 9,2 miliardi di euro.
Questa vivacità ha reso il mercato italiano un forte polo d’attrazione per i capitali internazionali:
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18,6 miliardi di euro (il 36% degli investimenti totali) provengono da investitori esteri.
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Nel segmento specifico delle grandi batterie (stand-alone), la quota di capitale straniero sale addirittura al 41%.
Al contrario, si muove poco l’espansione oltreconfine dei player italiani, le cui attività all’estero rimangono contenute (17 operazioni complessive). Cresce invece l’interesse dei soggetti non energetici (11% del totale), che vedono nelle rinnovabili e in strumenti come l’Energy release lo scudo ideale contro la volatilità dei prezzi.
I nodi da sciogliere: tra “permitting” lento e opposizioni locali
Nonostante i ripetuti interventi legislativi di semplificazione, la burocrazia resta il principale freno. Nel 2025 sono stati autorizzati impianti per 17,5 GW (+4%), ma i nuovi progetti presentati in iter sono crollati del 31%, specialmente nell’eolico a terra e nell’agrivoltaico.
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La geografia delle autorizzazioni regionali (7,8 GW totali gestiti dagli enti locali) conferma il ruolo trainante del Mezzogiorno:
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Puglia: 2,8 GW
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Sicilia: 1,6 GW
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Campania: 805 MW
In forte stallo appare invece l’eolico offshore: ben 18 GW sono ancora bloccati nella fase di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), e solo 4 progetti (pari a 2,3 GW) hanno ottenuto semaforo verde. Rallenta anche la filiera dell’idrogeno (379 MW), ancora lontana da una vera scala industriale.
Accanto alla burocrazia, l’accettabilità sociale rappresenta l’altro grande scoglio. Per superare le resistenze locali, il report evidenzia la necessità di un maggiore coinvolgimento delle comunità attraverso misure di compensazione economica e ambientale. I costi di compensazione variano sensibilmente a seconda della tecnologia:
| Tecnologia | Costo medio di compensazione (€/MW) | Impatto sull’investimento complessivo |
| Accumuli | ~ 7.000 € | Circa 1% |
| Agrivoltaico | ~ 18.400 € | Variabile |
| Eolico onshore | > 55.000 € | Oltre il 3% |
Costi di produzione e la sfida dei prezzi negativi
Il contesto europeo del 2025 ha visto una leggera contrazione delle installazioni totali (80,2 GW, -2%), schiacciate dall’aumento dei Capex e dalle difficoltà burocratiche. L’Italia sconta ancora una forte anomalia: pur a fronte di costi delle tecnologie stabili o in calo, rimane il Paese europeo con i costi dell’energia più alti. Ciò è dovuto sia al peso del gas nel mix nazionale, sia a costi di generazione rinnovabile (soprattutto nell’eolico) superiori alla media continentale.
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A livello di LCOE (il costo medio di generazione), l’eolico a terra si attesta a 72,1 €/MWh (-1% grazie al calo del costo del capitale), il fotovoltaico utility scale sale a 66,1 €/MWh (+4%), mentre l’agrivoltaico avanzato si posiziona a 92,4 €/MWh. L’Italia risulta davvero competitiva solo nel solare su grande scala nel Meridione.
La massiccia penetrazione delle rinnovabili sta inoltre trasformando le dinamiche di mercato, introducendo il fenomeno dei prezzi nulli o negativi. A maggio 2025, ben il 58% dell’energia scambiata sul Mercato del Giorno Prima (MGP) è stata offerta a prezzo zero, e il 7,8% a prezzi negativi. Un fenomeno non più circoscritto al Sud, ma ormai esteso anche alle regioni del Nord. Le carenze della rete di trasmissione continuano però a creare “colli di bottiglia” territoriali, generando rendite di congestione sulle linee estere pari a 1,4 miliardi di euro.
Sicurezza e adeguatezza della rete
Il report di Althesys rassicura infine sulla tenuta del sistema elettrico. Nonostante il rischio di uscita dal mercato di 26,3 GW di impianti termoelettrici obsoleti entro il 2030 (per mancanza di sostenibilità economica), le simulazioni sul 2025 mostrano che il sistema regge. Sebbene Terna stimi un margine minimo di adeguatezza critico (0,3 GW) nella prima settimana di luglio, l’analisi IREX calcola che la riserva media annua si attesta a ben 25,4 GW, con il 98,5% delle ore coperte da un margine di sicurezza superiore ai 10 GW.
La strada per il futuro appare tracciata: la transizione energetica è l’unica via per garantire sicurezza e prezzi competitivi in un mondo geopoliticamente instabile, ma per correre servono reti più forti, batterie efficienti e iter autorizzativi immediati.
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