Geotermia a emissioni nulle: al via le aste FER2, ma il settore teme l’imbuto dei contingenti

Con la pubblicazione del decreto direttoriale n. 44 del 20 aprile 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha ufficializzato il calendario e i contingenti delle procedure competitive per il FER2. Si tratta del meccanismo di supporto dedicato alle tecnologie rinnovabili innovative o con costi di sviluppo elevati, volto a promuovere soluzioni energetiche a basso impatto ambientale. Le aste, gestite dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), si apriranno l’8 giugno 2026 per chiudersi il 7 agosto dello stesso anno. Nel quadro di queste procedure, il contingente complessivo disponibile sarà di 65 MW, di cui una quota di 30 MW specificamente destinata alla geotermia a emissioni nulle.

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Il tema torna così al centro del dibattito a distanza di mesi dalle prime preoccupazioni sollevate dal comparto nell’estate del 2025, segnando l’avvio ufficiale delle procedure.

Un traguardo atteso da cinque anni, ma i 30 MW non bastano

Matteo Quaia, Rete Geotermica
Matteo Quaia, Rete Geotermica

L’apertura dei bandi raccoglie il plauso della filiera, pur con alcune riserve sulla reale capienza delle quote. Matteo Quaia, general manager di Rete Geotermica, esprime viva soddisfazione per lo sblocco dei bandi dedicati alla geotermia a emissioni nulle, definendolo “un risultato che il settore attendeva da oltre cinque anni” e per il quale finalmente si avvicina il compimento, grazie a un segnale politico importante che gli operatori aspettavano da tempo.

Tuttavia, Quaia frena gli entusiasmi sul lungo periodo, sottolineando che questo traguardo deve essere considerato soprattutto “un punto di partenza”. Il General Manager evidenzia infatti come il contingente di 30 MW previsto per l’asta di giugno appaia decisamente troppo limitato, dal momento che potrebbe soddisfare solo poco più della metà dei progetti che hanno già ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e che risultano quindi pienamente eleggibili.

I progetti in griglia di partenza

La competizione imminente riguarderà infatti diversi impianti già in fase avanzata di sviluppo e autorizzati con VIA positiva, per un totale di 44 MW già pronti. Nello specifico, la mappa dei progetti cantierabili include:

  • Enel Green Power a Monterotondo (Toscana) con 5 MW;
  • GZEI a Pola (Emilia-Romagna) con 24 MW;
  • ITW-LKW a Castelgiorgio (Umbria) con 5 MW;
  • Magma Energy Italia a Qualtra (Toscana) con 10 MW.

A questa lista, come spiega Quaia, potrebbe aggiungersi a breve anche il progetto da 5 MW di Latera Sviluppo nel Lazio, attualmente vicino all’ottenimento dell’autorizzazione ambientale. Il potenziale inespresso rimane comunque enorme: i progetti pianificati nel settore della geotermia a emissioni nulle sono molti di più e si contano almeno altri 30 impianti per ulteriori 300 MW complessivi.

Il nodo del calendario: lo spettro dello slittamento al 2028

Proprio la sproporzione tra la domanda e la quota disponibile accende i fari sui rischi di stallo per le iniziative escluse. Alla luce dei numeri attuali, secondo Rete Geotermica è probabile che il contingente da 30 MW venga completamente saturato. Chi rimarrà fuori dagli incentivi dovrà attendere il successivo aggiornamento del calendario delle procedure competitive, previsto entro il 31 marzo 2027 su proposta del GSE.

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Il vero problema, avverte Quaia, è che oggi non vi è alcuna certezza che nuove aste per la geotermia a emissioni nulle vengano effettivamente bandite nel corso del 2027: “Il rischio concreto è che il settore debba attendere addirittura il 2028”. Per il General Manager si tratterebbe di un rallentamento significativo per progetti già maturi e pronti a investire; per questo ritiene necessario che l’intero contingente di 60 MW previsto dal FER2 per questa tecnologia venga messo a gara in tempi compatibili con le esigenze industriali del settore.

L’impatto economico: un moltiplicatore record per il Paese

Il freno allo sviluppo della geotermia rischia di penalizzare anche l’indotto economico nazionale. Quaia richiama a questo proposito i dati dello studio “La geotermia a emissioni nulle per accelerare la decarbonizzazione e creare sviluppo in Italia”, realizzato da The European House – Ambrosetti, il quale evidenzia come questa fonte generi importanti esternalità positive lungo tutta la filiera.

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Il manager ricorda che ogni 100 euro investiti nel settore ne attivano altri 200 nel resto dell’economia, registrando un moltiplicatore economico pari a 3, ovvero “il valore più elevato tra le fonti rinnovabili”. In termini macroeconomici, ogni GW installato ha il potenziale per generare un valore aggiunto complessivo di circa 8 miliardi di euro per il sistema Paese (ripartiti in 4,2 miliardi indiretti e 1,1 miliardi indotti) e un impatto occupazionale rilevante, quantificato in oltre 6.000 occupati complessivi tra diretti, indiretti e indotti.

Serve una visione di lungo periodo

L’avvio delle aste FER2 rappresenta senza dubbio un passaggio storico per la geotermia a emissioni nulle in Italia, aprendo una finestra concreta per i primi impianti industriali dopo anni di attesa. Resta però da sciogliere il nodo della continuità temporale. Con una concorrenza agguerrita sui soli 30 MW del 2026, gli operatori chiedono ora certezze sulle tappe future, per evitare che la rincorsa alla transizione energetica debba affrontare un nuovo, inaspettato stop.


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Rete Geotermica è un’associazione di imprese nata nel 2013 per valorizzare la risorsa geotermica in Italia. Riunisce i principali operatori e realtà industriali della filiera in Italia, offrendo competenze che vanno dalla ricerca alla gestione degli impianti. La Rete promuove sviluppo sostenibile, innovazione tecnologica e benefici economici e sociali per i territori coinvolti