Un sistema energetico più competitivo, meno esposto agli shock esterni e capace di procedere nella decarbonizzazione senza inseguire, di volta in volta, l’emergenza del momento. È attorno a questa necessità che si è sviluppata ieri, 14 maggio, a Palazzo Clerici di Milano, la 26ª edizione dell’Osservatorio Utilities AGICI-Accenture, dedicata a “Lo sviluppo delle infrastrutture delle Utilities: un asset per la sicurezza e la competitività del Paese”. Una mattinata di confronto tra operatori, istituzioni e imprese del settore, aperta dalla presentazione dello studio di Accenture sul mix ottimale di investimenti per uno sviluppo equilibrato del sistema energetico italiano e conclusa con la consegna dei Premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”.

Secondo l’analisi presentata da Pierfederico Pelotti, managing director responsabile Mercato Utilities, Accenture, l’Italia continua a muoversi dentro un trilemma energetico irrisolto, segnato da prezzi elevati, forte dipendenza dall’estero e ritardi nel percorso di decarbonizzazione.
L’analisi dl trilemma energetico
Nel 2025 il PUN italiano ha raggiunto 121,76 euro/MWh, contro 89,72 della Germania, 67,05 della Spagna e 63,25 della Francia, con un differenziale di 36,8 euro/MWh rispetto alla media europea. Un’anomalia che, secondo lo studio, non può più essere letta come un elemento puramente congiunturale, ma riflette un tratto strutturale del sistema nazionale, ancora fortemente esposto al gas come tecnologia marginale di prezzo in circa l’80% delle ore.
La sicurezza energetica restituisce un quadro altrettanto polivalente. Da un lato, l’Italia può contare su reti elettriche tra le più affidabili in Europa, con un LOLE inferiore alle tre ore annue e performance solide anche sul fronte delle interruzioni. Dall’altro, il Paese mantiene un tasso di dipendenza energetica dall’estero pari al 74%, contro il 58% della media UE; il gas pesa ancora per il 40% del mix energetico e viene importato per il 95%. In questo scenario, le tensioni internazionali e la fragilità delle rotte di approvvigionamento tornano a incidere direttamente sulle prospettive industriali. La crisi di Hormuz, richiamata più volte nel corso dell’evento, ha riportato al centro del dibattito il tema della sicurezza, con il TTF capace di salire del 35% in una sola giornata e le rotte GNL deviate verso l’Asia.
Sul terzo lato del trilemma, quello della sostenibilità, il gap residuo rispetto agli obiettivi Fit for 55 al 2030 è stimato in 144 milioni di tonnellate di CO₂, frutto sia della scarsa indipendenza energetica del paese che dalle mancanti garanzie di sicurezza energetica oltre che a nodi normativi che frenano investimenti privati. Pierfederico Pelotti parla quindi di come lo studio abbia evidenziato che competitività, sicurezza e sostenibilità non possono più essere affrontate come priorità alternative, da privilegiare a seconda della congiuntura, ma vanno tenute insieme attraverso una pianificazione di lungo periodo che possa garantire una crescita uniforme di tutte e tre, affinché la crescita di una stimoli la crescita delle altre. Sempre Pelotti ha riassunto il punto sottolineando che “l’Italia può affrontare il trilemma energetico con gli strumenti che già ha a disposizione. Le utility investono, le tecnologie ci sono, il capitale privato è disponibile. Ciò che manca non è il denaro pubblico, ma la certezza normativa e la continuità di policy”.
Come agire per sbloccare il trilemma
Il lavoro presentato da Accenture individua infatti un portafoglio di interventi normativi e autorizzativi, a costo quasi zero per le finanze pubbliche, in grado di abilitare fino a 100 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035. Gli effetti stimati sono rilevanti e misurabili in una riduzione potenziale del PUN fino a 15 euro/MWh, con il differenziale rispetto ai peer europei che scenderebbe da 36,8 a circa 20 euro/MWh; un calo della dipendenza energetica dall’estero di otto punti percentuali, dal 74% al 66%; e 30 milioni di tonnellate di CO₂ evitate ogni anno, pari a circa il 20% del gap residuo rispetto ai target Fit for 55. Di questi 100 miliardi di CAPEX privato potenzialmente mobilitabili, circa 60-65 miliardi riguarderebbero rinnovabili e reti.
“La realizzazione in tempi rapidi di infrastrutture cruciali quali reti, rinnovabili, bacini idrici, stoccaggi e impianti di recupero delle materie prime critiche richiede oggi una capacità di esecuzione industriale e istituzionale all’altezza della sfida. In questo quadro complesso occorre intervenire sui nodi che ancora rallentano l’apertura dei cantieri, a partire dal partenariato tra pubblico e privato e dalle concessioni idroelettriche: oggi più che mai, il ritardo ha un costo che il Paese non può più permettersi”, ha aggiunto Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI.
L’imbuto del permitting
Non è dunque l’assenza di investimenti il problema principale, anzi le utilities italiane, evidenzia lo studio, investono già intorno ai 14 miliardi di euro l’anno nel sistema energetico. Il punto è la capacità del Paese di rimuovere le strozzature che rallentano l’apertura dei cantieri. Il permitting resta il nodo più stringente, 322 GW di richieste di connessione rinnovabile sono oggi in attesa, con tempi autorizzativi tra quattro e sette anni, contro uno-due anni nei principali Paesi europei. Nel solo primo trimestre 2026 sono stati installati 1,68 GW di nuova capacità, a fronte di un obiettivo PNIEC di almeno 10 GW annui. A questo si aggiungono l’incertezza sulle concessioni idroelettriche, l’86% delle quali scadrà entro il 2029 senza un framework nazionale definitivo per le gare, l’assenza di una pianificazione pluriennale del MACSE oltre il 2028, l’esclusione dei pompaggi dal meccanismo nonostante un potenziale stimato in 13,6 GW su 56 siti già esistenti, i lunghi iter autorizzativi del Piano di Sviluppo Terna da oltre 23 miliardi e il carattere ancora temporaneo delle autorizzazioni FSRU, che ostacola la sottoscrizione di contratti GNL di lungo termine.
Passare dalla transizione alla integrazione energetica
Il passaggio proposto è, in sintesi, da una transizione energetica intesa come sostituzione progressiva delle fonti a una più ampia “integrazione energetica”. Rinnovabili, accumuli, reti, capacità programmabile, infrastrutture gas e calore non possono essere sviluppati a compartimenti stagni. Lo studio insiste sull’interdipendenza funzionale tra questi segmenti: più rinnovabili senza storage e reti intelligenti aumentano il rischio di curtailment.
Nel corso dei panel si è anche parlato dei data center, nuova grande frontiera della domanda elettrica, che possono trasformarsi anch’essi in asset di recupero del calore; evidenziando ancora una volta come la pianificazione, e di conseguenza la sicurezza del sistema, richiede programmazione e non interventi dettati dalle sole emergenze.
Se quindi si dovesse riassumere lo studio in un concetto, sarebbe che le riforme rappresentano la prima infrastruttura, il primo investimento su cui agire, oggi e da subito.
La centralità delle infrastrutture
La centralità delle infrastrutture è stata poi ripresa nella prima tavola rotonda, dedicata allo sviluppo delle multiutility nell’attuale contesto economico, finanziario e geopolitico. Tra gli interventi Alessandro Russo, consigliere delegato del Gruppo Magis, alla prima uscita pubblica del gruppo dopo l’adozione del nuovo nome, operativo dal 1° marzo. Russo ha richiamato il significato culturale del rebranding: Magis conserva al proprio interno l’eredità di AGSM e AIM, ma richiama anche l’idea di fare “di più”, andando oltre la semplice gestione operativa dei territori di Verona e Vicenza per inserirsi in una sfida industriale più ampia. In un quadro internazionale attraversato da competizione sulle materie prime critiche, produzione energetic e intelligenza artificiale, la capacità di produrre energia a costi competitivi diventa, nella sua lettura, un tassello decisivo del posizionamento italiano ed europeo.
Russo ha inoltre insistito sulla necessità di leggere la crescita delle utilities dentro una visione di sistema, in cui radicamento territoriale e scala industriale possano rafforzarsi a vicenda. Nel suo intervento ha richiamato l’ampliamento della presenza del gruppo nelle rinnovabili, la scelta di una dimensione ormai nazionale degli asset e il valore della diversificazione tecnologica, citando anche il progetto di un pozzo geotermico destinato ad alimentare il teleriscaldamento. A questo ha affiancato un tema spesso meno valorizzato nel dibattito sulla transizione, quello dell’efficienza energetica. In un sistema-Paese destinato a consumare sempre più energia, ha osservato, il raggiungimento degli obiettivi climatici richiede non solo nuova capacità produttiva, ma anche una riflessione su come ridurre e razionalizzare i consumi.
I Premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”
La giornata si è chiusa con la consegna dei Premi “Manager Utilities – Andrea Gilardoni”. Per la categoria Servizi Pubblici Locali il riconoscimento è stato assegnato proprio ad Alessandro Russo, premiato per l’impulso dato alla crescita dei servizi pubblici e per la nuova strategia, che ha portato a numerose operazioni di M&A, alla vittoria di importanti gare e al rebranding della società in Magis. Il premio valorizza il percorso di trasformazione industriale e organizzativa del gruppo, motore che ha spinto un’accelerazione degli investimenti su infrastrutture, reti e rinnovabili. Nel 2025, il gruppo Magis ha raggiunto alcuni obiettivi previsti dal Piano Industriale e, per la prima volta, la capacità produttiva installata da fonti rinnovabili ha superato quella delle fonti convenzionali.
“Sono onorato di ricevere il premio Manager Utilities Andrea Gilardoni, che è il risultato del lavoro di tutto il Gruppo Magis. Il 2025 è stato un anno di svolta” ha dichiarato Russo, “abbiamo già raggiunti alcuni obiettivi del Piano Industriale al 2030, anche grazie alle operazioni M&A nelle rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico, e per la prima volta la capacità produttiva installata da fonti rinnovabili ha superato quella delle fonti convenzionali. È un riconoscimento che rafforza il nostro impegno a guidare la transizione energetica con concretezza e visione, a partire dalle basi industriali che abbiamo creato” ha concluso l’AD.
Oltre a Russo sono stati premiati per la categoria Energia Stefano Granella, Amministratore Delegato di Dolomiti Energia, “per aver accelerato la crescita del Gruppo in una fase di profonda trasformazione, attraverso una leadership solida tradotta in investimenti concreti, un modello integrato e il rafforzamento della base clienti e del profilo industriale, finanziario e reputazionale della società”. Mentre il riconoscimento “L’energia di domani: il futuro è donna”, dedicato alla valorizzazione dell’eccellenza femminile nel settore dell’energia e delle utilities, è andato a Giorgia Caprioli, Project Manager di KEY – The Transition Expo, “per il contributo allo sviluppo e al successo della manifestazione, affermatasi come appuntamento di riferimento nazionale e internazionale per la transizione energetica”. Infine è stato assegnato un Riconoscimento Speciale a Umberto Quadrino, Presidente di Tages, “manager tra i più esperti del settore energetico italiano, protagonista delle principali fasi di evoluzione del mercato: dalla liberalizzazione allo sviluppo dei cicli combinati, dalla realizzazione dei rigassificatori fino alla crescita delle energie rinnovabili”.
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