Entro la fine del decennio gli investimenti cumulativi nel settore della cattura e nello stoccaggio del carbonio (Ccs) dovrebbero raggiungere circa 68 miliardi di euro. Si prevede che Nord America ed Europa promuoveranno questo sviluppo a breve termine, con la lavorazione del gas naturale che rimane la principale applicazione della tecnologia. Lo rileva Dnv nel suo rapporto Energy transition outlook: Ccs to 2050, secondo cui i settori hard to abate potrebbero fungere da principali motori della crescita della Ccs dal 2030.

Cattura del carbonio tecnologia cruciale per net zero
Secondo il rapporto, l’Europa in particolare potrebbe compiere i maggiori progressi grazie al sostegno politico e ai forti incentivi sui prezzi. Tuttavia, come viene osservato nello studio, “l’instabilità economica globale e le pressioni di bilancio potrebbero rappresentare un rischio per l’implementazione della Ccs”, aprendo un bivio critico per il futuro. Ciò potrebbe modificare le priorità e causare un riallineamento delle decisioni finanziarie, con possibili ripercussioni sullo status quo della cattura del carbonio, una tecnologia considerata “cruciale per affrontare le sfide della decarbonizzazione in settori come la produzione di acciaio e cemento e il trasporto marittimo”.
Come sottolineato, questi settori difficili da decarbonizzare potrebbero fungere da principali motori della crescita della Ccs dal prossimo decennio.
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Previsioni: dai settori hard to abate 41% della CO2 catturata
Settori come quelli dell’acciaio, del cemento e del trasporto marittimo potrebbero rappresentare fino al 41% della CO2 catturata annualmente entro la metà del secolo: “È probabile che la cattura a bordo dei mezzi marittimi si estenda a partire dal 2040 in alcune parti della flotta mercantile globale” prevede Dnv. Con il progredire delle tecnologie, i costi medi potrebbero ridursi in media del 40% entro il 2050. Anche se la cattura dalla produzione di gas naturale sia destinata a progredire, il rapporto evidenzia tuttavia che la sua quota potrebbe scendere dal 34% nel 2030 al 6% della cattura totale nel 2050, risultando “significativamente al di sotto di quanto necessario per qualsiasi risultato net zero”.
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Cattura e stoccaggio carbonio 6 volte superiore per centrare target net zero
L’analisi suggerisce che la Ccs dovrebbe raggiungere un livello sei volte superiore per raggiungere il percorso verso le emissioni nette zero. Nell’ambito della rimozione dell’anidride carbonica (Cdr), Dnv prevede che 330 MtCO2 potrebbero essere catturate con questo metodo entro il 2050, pari a un quarto delle emissioni totali catturate. In alternativa, la bioenergia con Ccs (Beccs) potrebbe rappresentare un’opzione Cdr più economica, motivo per cui potrebbe essere utilizzata principalmente nella biomassa rinnovabile per la produzione di energia e per l’industria manifatturiera.
D’altro canto, si prevede che i costi della cattura diretta dall’aria (Dac) rimarranno elevati, intorno ai circa 297 euro/tCO2 fino al 2050. Infine, il report afferma che i mercati volontari del carbonio potrebbero ancora garantire la cattura di 32 MtCO2 nel 2040 e 84 MtCO2 nel 2050.
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