Lo stretto connubio tra il mondo della moda e quello della sostenibilità ambientale è un trend ampiamente consolidato. Sempre più brand del settore stanno portando avanti iniziative volte a ridurre il loro impatto sul pianeta e favorire un approccio circolare e virtuoso all’interno dei loro processi produttivi. Ultimo esempio in ordine di tempo è la scelta dal marchio di abbigliamento H&M che ha annunciato di aver smesso di acquistare pelletteria dal Brasile in seguito agli incendi che hanno danneggiato la foresta Amazzonica. 

Allevamenti e danni ambientali

A causa dei gravi incendi nella parte brasiliana della foresta pluviale amazzonica e dei collegamenti con la produzione di bestiame abbiamo deciso di vietare temporaneamente la pelle dal Brasile – ha spiegato H&M in una nota – il divieto sarà attivo fino a quando non saranno in atto sistemi di garanzia credibili per verificare che la pelle non contribuisca al danno ambientale in Amazzonia”. 

Un patto globale contro il climate change

Ad agosto in occasione del G7 di Biarritz, 32 importanti aziende globali del settore della moda anno siglato il fashion pact. Si tratta di un patto globale che ha come obiettivo principale la lotta alla crisi climatica e la tutela degli Oceani e della biodiversità del pianeta. Si vuole imettere in atto un vero e proprio piano d’azione per arrivare all’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050. In tema di biodiversità la mission è invece fissata dall’iniziativa science based-target, mentre sul fronte Oceani la parola d’ordine è lotta alla plastica.

Un’industria altamente inquinante

Senza un intervento mirato volto a ridurre l’impatto ambientale dell’intera filiera, il settore della moda e dell’abbigliamento potrebbe arrivare a rappresentare un quarto del totale delle emissioni di carbonio emesse su scala mondiale entro il 2050.

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