Moda sostenibileMentre si rincorrono le voci sul probabile slittamento dei lavori della Cop24 di Katowice, per il mancato accordo sul rafforzamento degli impegni assunti a Parigi nel 2015, il mondo della moda segna un punto di svolta. Il 10 dicembre 43 aziende tra marchi del lusso, fornitori, rivenditori e una compagnia di logistica hanno firmato la prima Carta per la sostenibilità della moda, la Fashion Industry Charter for Climate Action.

Uno tra i settori produttivi più inquinanti a livello mondiale si allinea agli obiettivi della COP di Parigi e sposa il target di emissioni zero al 2050. I fondatori: adidas, Aquitex, Arcteryx, Burberry Limited, Esprit, Guess, Gap Inc., H&M, Hakro Gmbh, Hugo Boss, Inditex, Kering Group, Lenzing AG, Levi Strauss & Co., Mammut Sports Group AG, Mantis World, Pidigi S.P.A, Puma SE, re:newcell, Schoeller Textiles AG, Peek Performance, Salomon, Skunkfunk, SLN Moda, Stella McCartney, Sympatex Technologies, Target, Maersk e Tropic Knits. Associazioni no profit e del tessile la supporteranno: Business for Social Responsibility (BSR), China National Textile and Apparel Council (CNTAC), China Textile Information Center (CTIC), Global Fashion Agenda (GFA), GOTS, Outdoor Industry Association (OIA), Sustainable Apparel Coalition (SAC), Sustainable Fashion Academy (SFA), Textile Exchange, WWF International e ZDHC (Zero Discharge of Hazardous Chemicals) e il colosso dei trasporti Maersk.

“Il nostro settore ha una portata globale e solo insieme possiamo mettere in atto il cambiamento di cui abbiamo urgentemente bisogno”, ha commentato Karl-Johan Persson, CEO del gruppo H&M come riportato su Vanity Fair.

Diversi i casi esemplari nel settore del tessile, dell’abbigliamento, della pelletteria e delle calzature già attenti a ridurre i consumi energetici e idrici e l’impatto sul territorio, al recupero e al riciclo delle risorse, come raccontato più volte su Canale Energia. Questi esempi, adesso, vengono messi a fattore comune per non rimanere casi isolati ma promuovere una filiera sostenibile.

16 gli obiettivi fissati dai 6 gruppi di lavoro in cui sono stati suddivisi i marchi aderenti: tra questi, modalità di trasporto delle merci a basse emissioni, uso di materiali sostenibili, azioni di sensibilizzazione al consumatore e scelta di strumenti finanziari green. Entro il 2025 i firmatari si impegnano ad eliminare progressivamente caldaie a carbone o altre fonti di riscaldamento e produzione di energia da fossili. Il primo obiettivo da raggiungere è, però, la riduzione delle emissioni aggregate di gas serra del 30% entro il 2030.

“Voglio lanciare un appello ai miei colleghi, agli altri marchi, ai rivenditori e ai fornitori, affinché tutti aderiscano e adottino le misure necessarie per affrontare la questione nelle proprie attività e lungo le catene di valore – ha dichiarato all’Indipendent Stella McCartneySe uniamo le forze, insieme riusciremo a fare la differenza”.

La stilista da tempo si è fatta portavoce della sostenibilità nel mondo della moda: per sviluppare la Sneaker Loop riciclabile al 100% ha impiegato circa 18 mesi. Nel futuro, ha anticipato alla testata, c’è la piattaforma filantropica dedicata alla sostenibilità “Stella McCartney Cares Green” con cui punterà alla formazione delle nuove generazioni, supporterà le ONG che si occupano di riscaldamento globale e i legali attivi nella tutela ambientale.

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