Latitano le aste per la geotermia. Eppure il Fer 2 e la stessa Europa prevede dei target importanti per questa fonte energetica rinnovabile di cui l’Italia è ricca e di cui può vantare una filiera che padroneggia la tecnologia.
Canale Energia ha raggiunto il presidente di Rete Geotermica, Fausto Batini e l’avv. Liviano Sinopoli, Ceo di Gzei impresa aderente a Rete Geotermica e impegnata nello sviluppo di progetti geotermici in Emilia Romagna ed altre Regioni Italiane, per comprendere l’entità del danno per la filiera e per il sistema energetico e industriale italiano.
Nonostante nel corso del Forum geotermico dello scorso marzo, sia stata prevista la possibilità di avere le aste entro il 2025, inizialmente si parlava di luglio, poi settembre, sottolinea Batini. Il Mase ha emesso una direttiva per cui le aste sulla geotermia vengono rinviate al duemilaventisei. Rete geotermica non è rimasta inattiva, ha inviato due comunicazioni al Ministero per avere un chiarimento su questo ritardo, di cui la prima a maggio, ma non ha ricevuto risposta.
Le geotermia non sembra essere quindi tra gli obiettivi primari del Governo. Intanto la filiera industriale italiana si fa valere nel mondo, ma il danno c’è. “Il potenziale della geotermia è stimato in circa 500 Mtep per risorse geotermiche fino a 5 Km di profondità. Valorizzando solo il 2% di questo grandissimo potenziale, potremmo contribuire fino al 10% della generazione elettrica al 2050″, come testimoniato da uno studio realizzato da The European House Ambrosetti. “Rispetto alla rete. I nostri progetti in corso permetterebbero di istallare 1 GW di potenza elettrica. Il mancato sviluppo ha due effetti negativi: non si risponde agli obiettivi della Commissione Europea sulla transizione energetica e si hanno delle ricadute negative sugli investitori” che guardano ad altre modalità di investimento piuttosto che restare fermi per un tempo indefinito.
“La geotermia necessita di incentivi perché è di per sé capital intensive. Ma necessita anche di investitori e questi non possono restare fermi” interviene Sinopoli che ricorda di avere come società già una concessione attiva da un anno ma di essere fermo sul piano realizzativo. “Quando non c’è certezza dei tempi di realizzazione di tali progetti, viene meno l’attenzione anche degli investitori”.
Una miniera senza scavi
Ricordiamo che si tratta di una tecnologia che non richiede materie prime critiche, ma anzi le estrae senza dover aprire nuove miniere. “E che produce calore non solo energia elettrica” sottolinea Batini. Il tutto con nuove tecnologie che non emettono fumi in atmosfera grazie alla possibilità di iniettare nuovamente la risorsa geotermica prelevata, nel sottosuolo, evitando la dispersione in aria.
Ricadute economiche anche indirette
Un impatto più ampio di quanto possa sembrare, perché la filiera geotermica è estesa, con ricadute economiche a partire dalle componenti dell’impianto fino alle royalties ai territori interessati. “Se riuscissimo a sviluppare tutti i progetti in cantiere si tratta di realizzare tra gli 8 e i 12 miliardi di investimenti” chiarisce Batini basandosi sulla proiezione dello studio Teha. “Si tratta di un ritorno distribuito in un arco temporale di 15 anni con ricadute socio economiche significative, tra occupazione diretta e indiretta, sviluppo industriale.”
Serve un chiaro indirizzo politico
Siamo di fronte a “Un fermo che pesa e che è importante”. Sono 11 anni non vengono realizzati nuovi impianti geotermici. A causarlo “complessità normative ed effetto Nimby.” conclude Batini. Se questo rappresenta anche una scelta non detta del Governo va chiarito
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