Petrolio, blocco dello Stretto di Hormuz innesca lo shock dell’offerta

Scacco matto al mercato energetico

L’attualità geopolitica in Medio Oriente ha raggiunto un punto di rottura: il cuore della crisi risiede nello Stretto di Hormuz, dove le restrizioni ai movimenti delle petroliere e i continui attacchi alle infrastrutture energetiche hanno causato la più grande interruzione delle forniture mai registrata. Secondo l’ultimo rapporto dell’Iea, l’offerta globale di petrolio è precipitata di ben 10,1 milioni di barili al giorno nel solo mese di marzo, scendendo a una media di 97 milioni. La tensione ha toccato l’apice con l’annuncio di un blocco statunitense sui porti iraniani, una mossa che ha reso estremamente incerto il futuro dei flussi marittimi nonostante un fragile cessate il fuoco di due settimane pattuito all’inizio di aprile.

Hormuz
Foto di Timon Studler su Unsplash.

La morsa di Hormuz e la paralisi energetica

L’impatto sui prezzi è stato brutale e immediato. I benchmark del greggio hanno registrato il guadagno mensile più alto della storia, con il North Sea Dated che scambiava intorno ai 121 euro al barile, superando di circa 56 euro i livelli pre-conflitto. Si è creato un divario acuto tra i mercati fisici e quelli dei future: mentre gli acquirenti cercano di sostituire i carichi mediorientali bloccati, i prezzi reali hanno toccato picchi prossimi ai 140 euro al barile.

Le ripercussioni sono visibili alla pompa di benzina in tutta Europa, dove i prezzi del diesel hanno raggiunto i massimi storici in paesi come Germania, Paesi Bassi e Francia, spingendo governi come quello italiano e spagnolo a intervenire con riduzioni delle accise e dell’Iva per proteggere le famiglie.

Domanda in contrazione e supply chain spezzate

La crisi non ha colpito solo l’offerta, ma ha provocato un annichilimento della domanda. Per il 2026, si prevede ora una contrazione del consumo globale di 80.000 barili al giorno, un dato che ribalta completamente le previsioni di crescita precedenti. Il settore petrolchimico è l’epicentro di questo shock: la mancanza di materie prime come nafta e Gpl ha costretto i produttori asiatici a tagli operativi drastici, mentre le cancellazioni dei voli in Medio Oriente e in Europa hanno fatto crollare il consumo di carburante per l’aviazione.

Nonostante la gravità della situazione, il carburante per jet rimane l’unico prodotto per cui si stima una timida espansione annuale, sebbene pesantemente frenata dalle tensioni belliche.

Petrolio: scorte all’osso e incertezze per il futuro

Per compensare la carenza di greggio, le nazioni importatrici stanno attingendo massicciamente alle proprie riserve. Le scorte globali osservate sono diminuite di 85 milioni di barili a marzo, ma il dato è ancora più allarmante se si esclude il Golfo Persico, dove il calo è stato di 205 milioni di barili a causa del collo di bottiglia di Hormuz.

Se il conflitto dovesse protrarsi, gli esperti avvertono che il deficit di offerta potrebbe sollevare il ricorso alle scorte a livelli insostenibili, richiedendo ulteriori misure di riduzione della domanda per evitare danni economici ancora più profondi. La speranza di un ritorno alla normalità entro metà anno rimane legata alla stabilità dei negoziati, in un clima dove la sicurezza dei trasporti marittimi è diventata la variabile più critica per l’intera economia mondiale.

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