Rinnovabili, solare ed eolico diventano “firm” e sfidano i fossili

Focus sul rapporto Irena

Di fronte alla crescente necessità di decarbonizzare i settori più energivori, il paradigma delle energie rinnovabili sta cambiando radicalmente. Non si tratta più soltanto di produrre elettricità quando il sole splende o il vento soffia, ma di garantire una fornitura costante, definita in gergo tecnico firm, capace di competere con le centrali a gas e carbone. Il rapporto 24/7 Renewables: the economics of firm solar and wind, pubblicato dall’International Renewable Energy Agency (Irena), rivela che questa trasformazione non è solo tecnicamente possibile, ma sta diventando la scelta economicamente più vantaggiosa in gran parte del Pianeta.

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Foto di Matthias Marx su Unsplash.

Nuova metrica dell’energia: oltre il costo di produzione

Il documento introduce un indicatore fondamentale per investitori e decisori politici: il Firm Lcoe (F-Lcoe), ossia il costo livellato dell’elettricità garantita. A differenza del parametro tradizionale, che misura solo il costo di generazione, il Firm Lcoe include il premio di stabilità, cioè gli investimenti necessari in sistemi di accumulo a batterie (Bess) e il sovradimensionamento degli impianti per assicurare una fornitura piatta e continua.

Questa visione sposta l’analisi dal singolo impianto alla capacità del sistema di soddisfare la domanda oraria, un requisito critico per data center, intelligenza artificiale e grande industria.

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Il crollo dei costi e il ruolo strategico delle batterie

Il motore di questa rivoluzione è la drastica riduzione dei costi delle tecnologie chiave. Tra il 2010 e il 2024, i costi installati del solare fotovoltaico si sono abbattutu dell’87%, mentre quelli dell’eolico onshore sono scesi del 55%.

Tuttavia, il dato più impressionante riguarda i sistemi di accumulo: i costi delle batterie agli ioni di litio sono precipitati del 93%, passando da circa 2.300 euro per kilowattora nel 2010 a soli 172 euro nel 2024. Le proiezioni per il 2025 indicano un ulteriore calo del 30% in un solo anno, portando i prezzi ai minimi storici e rendendo il premio di stabilità sempre più sottile.

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Geopolitica della convenienza: la Cina guida, gli Usa inseguono

La competitività di questa energia h24 varia sensibilmente a seconda delle regioni. La Cina detiene attualmente il primato globale della convenienza: nel 2024, la stragrande maggioranza dei suoi progetti solari su scala industriale è stata in grado di fornire energia costante a un costo inferiore ai 90 euro per megawattora (MWh), con punte di eccellenza che toccano i 26 euro per MWh.

In altre aree ad alta produttività, come il Brasile, l’India e l’Australia, i costi nel 2025 oscillano tra i 56 e i 72 euro per MWh. Gli Stati Uniti, al contrario, presentano costi più elevati, vicini ai 99 euro per MWh, a causa di oneri di interconnessione, complessità burocratiche e costi di finanziamento maggiori, pur mantenendo un forte potenziale tecnico di riduzione nel prossimo decennio.

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Proiezioni al 2035: verso l’energia pulita a basso costo

Il futuro delineato da Irena vede una convergenza verso il basso. Entro il 2030, i costi della fornitura rinnovabile costante dovrebbero scendere mediamente di un ulteriore 30%, arrivando a toccare una forbice tra i 38 e i 50 euro per MWh nella maggior parte dei siti analizzati. Entro il 2035, nelle zone più favorite dal clima, l’energia solare ed eolica garantita potrebbe costare meno di 30 euro per MWh.

Questo scenario non solo protegge le economie dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili, ma offre una soluzione modulare e veloce: mentre una centrale a gas può richiedere dai cinque ai sette anni per essere operativa, un sistema ibrido di rinnovabili e storage può essere completato in soli uno o due anni.

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Rinnovabili, la forza della complementarietà e il supporto politico

Un punto centrale del rapporto è l’efficienza dei sistemi ibridi che combinano sole e vento. Poiché queste due fonti hanno spesso profili di generazione complementari (il vento soffia spesso quando il sole non c’è), la loro unione riduce la necessità di sovradimensionare le batterie, abbassando sensibilmente il costo finale rispetto a sistemi basati su una singola fonte.

Tuttavia, Irena avverte che per accelerare questa transizione è necessario un cambio di passo nelle politiche: i mercati elettrici e le infrastrutture di rete devono essere riformati per premiare esplicitamente la flessibilità e la stabilità fornite da questi asset avanzati, trasformandoli da eccezioni a standard globale dell’energia moderna.

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