Comunità energetiche “un’opera sartoriale” che cambia i modelli di finanza e sostenibilità

Ne parliamo con Stefano Monticelli presidente di Scenario B aps

Con la transizione energetica e sostenibile “non c’è più una sola transizione, ma diverse soluzioni che vanno valutate caso per caso” così Stefano Monticelli presidente di Scenario B aps commenta con Canale Energia il tema delle Comunità energetiche rinnovabili, per tutti abbreviato Cer, e la loro realizzazione.

Stefano Monticelli presidente di Scenario B aps
Stefano Monticelli presidente di Scenario B aps

Sembra trascorsa un’eternità da quando nel 2021 è stata lanciata la prima legge “pilota” sulle comunità energetiche in Italia che ha visto poi una lunga attesa dei decreti attuativi per diventare infine quella che conosciamo oggi.

Agli albori tra gli ostacoli di realizzazione delle Cer era individuato l’essere stesso comunità come principale elemento. Ma oggi non sembra più questo lo scoglio più grande. “Dalla nostra esperienza ci siamo confrontati con comunità che si erano costituite come orti urbani e piccoli comuni”. Scenario B ha recentemente avviato tra le altre la Comunità energetica “Le Vele” a Roma, e chiarisce come: “Nel caso della Cer de Le Vele siamo partiti da un’esigenza espressa da un Municipio. Oggi non vedrei il tema della comunità come problematico. Mentre superfici e aspetti finanziari lo sono” sottolinea.

Superfici e aspetti finanziari: gli ostacoli delle Cer

Realizzare una Cer vuol dire “effettuare un progetto modelizzabile, ma non facilmente standardizzabile. Resta una attività piuttosto sartoriale“.

Le criticità date dalle superfici e dagli aspetti contrattualistici

Le superfici rappresentano ostacoli “perché a meno che non venga costituita da un Comune non si hanno immediatamente a disposizione delle superfici importanti. Mentre il Comune può mettere a disposizione superfici di scuole e aree sportive. Per definire quanta superfice serve bisogna capire in base ai kW di potenza disponile e in funzione dei kWh, quanto potrebbe produrre una comunità energetica”.

La procedura di costituzione “è la parte che ancora presenta le maggiori difficoltà. In parte per il costo ma soprattutto per definire qual è il miglior soggetto giuridico per quella specifica circostanza. E’ importante saper scegliere tra diversi soggetti giuridici come no profit, cooperative, fondazioni e quant’altro. Dipende dal promotore e dai soci coinvolti. Ad esempio in un’area industriale il soggetto giuridico più adeguato non è l’associazione. Mentre nel caso ci fosse un soggetto che costituisce l’impianto e si propone come prosumer si agisce in altro modo. Servono competenze giuridiche e amministrative complesse. Sotto il profilo tecnologico è tutto più semplice e schematico“.

Una volta stabiliti questi confini su cui agire c’è tutto il lavoro di contrattualistica dall’atto costitutivo al regolamento, ai contratti che regolano il rapporto tra soci fornitori. E’ questa la parte più complessa.

Le criticità in cui si incorre per il finanziamento dell’impianto

C’è poi il tema della realizzazione dell’impianto e della copertura dei costi. “Se l’impianto lo realizza un privato è tutto più semplice. Se invece lo fa la comunità bisogna cercare finanziatori. Per intenderci nel caso della Cer Le Vele abbiamo impiegato sei mesi per costituire la comunità e trovare i finanziatori mentre solo dieci giorni per realizzare l’impianto. Sui comuni per quanto si è agevolati negli aspetti legati a superfici e comunità, c’è tutto il tema di affido e si rallentano ulteriormente i tempi.

Questo accade perché finanziare una comunità energetica è più complicato da un punto di vista di ritorno di investimento rispetto alla comunità energetica stessa piuttosto che a un singolo prosumer”.

Le Vele 2

Importante sviluppare prodotti finanziari adeguati

Non tutto è perduto. “Tutto questo lo abbiamo modellizzato ed è stata la parte ingegneristica più semplice“. Ma sta di fatto che “le comunità energetiche hanno bisogno di finanziamenti e servono dei finanziatori. In questo le banche sono indietro non hanno ancora sviluppato un prodotto specifico ed è un peccato perché sarà il futuro. La complessità è che si tratta di un nuovo modello che ha alcune peculiarità proprio in quanto nuovo. Manca quindi di una storia creditizia e si basa su un principio solidaristico, per questo è complesso e va studiato, ma rappresenta anche un ritorno sicuro per gli istituti creditizi in quanto a differenza di un’opera muraria, produce ricchezza. Per coglierne tutti gli aspetti e i vantaggi è centrale non ragionare in silos distinti”.

I vantaggi di essere il prosumer nella Cer

C’è un maggiore ritorno se c’è un prosumer? “Dipende. In questo caso il maggior ritorno si ha dall’autoconsumo istantaneo, poi dall’energia condivisa in rete di cui percepirà lui stesso oltre ai soci della Cer un ritorno per vendita e un incentivo di cui una parte potrà andare a lui. Se invece non c’è un prosumer la Comunità avrà non più autoconsumo istantaneo ma energia riversata in rete dalla quale percepirà un compenso. Su quella energia realizzerà anche un autoconsumo in condivisione”.

Il ruolo degli operatori

In questo scenario qual è il suolo degli operatori? “Assistere privati cittadini e imprese per la realizzazione di comunità energetiche dall’avvio fino alla realizzazione o solo in alcune di queste fasi come anche solo quella impiantistica. C’è poi uno spazio nella gestione della stessa Cer anche da un punto di vista amministrativo e nella formazione dei soci sulle diverse attività parte della Comunità. Infine e non da ultimo azioni di operation e maintenance dell’impianto”.

 


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.