Gas, crolla la domanda: previsioni di un futuro senza metano

Investimenti in condotte spingono i costi sui consumatori: report Ecco

La transizione energetica in Italia sta accelerando, portando a un netto calo della domanda di gas naturale. Dal 2021 al 2024, il consumo è già sceso del 19%, passando da 76 a 61 miliardi di metri cubi. Le proiezioni governative contenute nel Pniec sono ancora più drastiche: si stima un’ulteriore riduzione a 58 miliardi di metri cubi entro il 2030, 46 miliardi entro il 2040 e un crollo a soli 24 miliardi entro il 2050.

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Foto di Doris Morgan su Unsplash.

Questa diminuzione sarebbe conseguenza dell’effetto diretto delle politiche di decarbonizzazione e del rafforzamento della sicurezza energetica. Spinte anche dal mutato contesto geopolitico che impone all’Europa una maggiore indipendenza dalle importazioni estere, sostituendo progressivamente i combustibili fossili con le fonti rinnovabili. In questo scenario, il gas perde il suo ruolo di combustibile di transizione, sollevando un interrogativo cruciale sul futuro delle immense infrastrutture di rete. È in questo scenario che lo studio del think tank Ecco, intitolato Il gas tra calo della domanda e infrastrutture in eccesso, analizza il ridimensionamento del ruolo del gas.

Gas naturale: tariffe a rischio esplosione

Il ridimensionamento del ruolo del gas avrà un impatto diretto sull’utilizzo delle condotte esistenti. Evidente è la correlazione tra gli investimenti infrastrutturali e le future tariffe di trasporto. Gli operatori di rete hanno previsto piani decennali che ammontano a ben 13,6 miliardi di euro. Se questi investimenti venissero confermati, si tradurrebbero in un aumento significativo e potenzialmente insostenibile delle tariffe per i consumatori:

  • aumento 2030: tra il 18% e il 66%;
  • aumento 2050: fino al 483%, a seconda dello scenario di riduzione della domanda;
  • nello scenario più moderato, allineato agli obiettivi del Fit For 55, le tariffe raddoppierebbero entro il 2040.

Un contenimento degli investimenti ai soli 5,9 miliardi di euro già avviati limiterebbe l’aumento al 12% entro il 2040, ma resterebbe comunque un aggravio rilevante. È importante notare che queste stime si basano su ipotesi conservative che non includono i costi di dismissione della rete né quelli di coordinamento e sostituzione con la rete di distribuzione post 2033, il che suggerisce un fabbisogno reale di investimenti potenzialmente sottostimato.

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Il paradosso regolatorio: rischi per i consumatori

Il rapporto evidenzia come l’attuale sistema regolatorio italiano presenti un’anomalia che rischia di aggravare la situazione: garantisce il ritorno degli investimenti agli operatori di rete indipendentemente dall’effettivo utilizzo della rete stessa, trasferendo di fatto il rischio di volume interamente sui consumatori.

Questo meccanismo regolatorio incentiva i sovrainvestimenti, anche se non giustificati né dagli obiettivi di decarbonizzazione né dalle esigenze di sicurezza energetica. La stessa Snam, principale operatore, ha messo in luce questo paradosso nella sua Relazione finanziaria annuale 2024, indicando che circa il 99,5% dei ricavi complessivi della sua attività di trasporto risulta garantito contro i rischi legati alla transizione energetica. In sostanza, fa emergere il documento. le imprese si assumono un rischio minimo, mentre il costo potenziale di asset sovradimensionati ricadrebbe sulla bolletta degli utenti.

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Asset ammortizzati oltre il tempo: urgenza di un piano di uscita

Il valore degli asset infrastrutturali regolati (la cosiddetta Rab) è già in crescita del 4% annuo dal 2019, raggiungendo i 20,6 miliardi di euro nel 2024. Questa crescita è in parte dovuta all’inflazione, ma anche a un aumento degli investimenti. Secondo le stime attuali, l’infrastruttura di trasporto di Snam potrebbe essere completamente ammortizzata intorno al 2045. In quella data, tuttavia, la domanda di gas sarà, secondo il Governo, inferiore del 43% rispetto a oggi.

Secondo l’analisi di Ecco, investire in infrastrutture che richiedono 45 anni per l’ammortamento, ben oltre le tempistiche di crollo della domanda previste, espone i consumatori a un rischio volume significativo e non lascia spazio a meccanismi regolatori più ragionevoli che stabiliscano tempi di ammortamento più rapidi. Il risultato è un incremento del valore degli asset da ripagare e, di conseguenza, tariffe più salate.

Rapporto Ecco: necessario un piano di disattivazione coordinato

In linea con la nuova Direttiva UE 2024/1788 sui mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, che impone agli Stati membri di elaborare piani di disattivazione della rete di distribuzione in caso di calo della domanda, il documento segnala l’urgenza, da parte dell’autorità di regolazione, di richiedere un piano di uscita coordinato dal gas, che includa sia il trasporto che la distribuzione.

Solo integrando questo piano all’interno di una pianificazione coordinata delle infrastrutture di gas ed elettricità si potrà evitare, in base all’analisi, che i costi di questa transizione diventino un freno alla competitività del sistema e un onere insostenibile per i cittadini. La sfida è bilanciare la giusta remunerazione degli operatori con la tutela dei consumatori di fronte a un futuro energetico che si allontana rapidamente dal gas metano.

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