Pellicce, decisione UE su pelli russe accende lo scontro etico

Retromarcia a Bruxelles sui beni di lusso: esenzione delle pelli di zibellino scuote il regime sanzionatorio, la reazione di Humane World for Animals

L’Unione Europea compie un passo indietro sulle pellicce che fa discutere, riaprendo le porte ad uno dei prodotti d’élite più redditizi dell’export russo. Con una scelta destinata a far sollevare forti polemiche, la Commissione EU ha infatti stabilito di rimuovere le pelli di zibellino giunte dalla Russia dal paniere dei beni colpiti dal blocco commerciale. Una misura originariamente introdotta con lo scopo di privare la Russia di fondi per sostenere l’aggressione militare in Ucraina. All’origine della decisione figurano le insistenti deroghe avanzate in sede europea da Italia e Grecia, le due nazioni dell’Unione che rappresentano i principali hub commerciali e manifatturieri per la lavorazione di questo specifico materiale di pregio.

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Foto di Marjan Blan su Unsplash.

L’organizzazione per la difesa degli animali Humane World for Animals esprime in una nota stampa ferma condanna per quello che definisce “una concessione ingiustificabile all’industria della pellicceria”.

Accuse di doppi standard alle istituzioni europee

Per i vertici della sigla ambientalista, il provvedimento appare in netta controtendenza rispetto alla linea di fermezza finora portata avanti dalle cancellerie continentali. Joanna Swabe, direttrice delle relazioni istituzionali per Humane World for Animals Europe, commenta con severità la scelta di Bruxelles.“In un momento in cui la Russia continua a condurre la guerra contro l’Ucraina, è inaccettabile che la Commissione abbia scelto di riaprire le porte a una delle esportazioni di lusso più esclusive della Russia” sottolinea nella nota stampa. Le pellicce di zibellino non rispondono affatto a una necessità fondamentale per i cittadini, rappresentando al contrario “un simbolo di status del tutto superfluo, ottenuto attraverso la sofferenza degli animali e commercializzato per sostenere un’industria il cui modello di business appartiene ormai al passato”.

Continuando nell’analisi della vicenda, la rappresentante della rete animalista evidenzia la presenza di una contraddizione di fondo nelle politiche dell’Unione, definendo il comportamento delle istituzioni europee “un doppio standard profondamente preoccupante”. Swabe chiarisce che l’Unione Europea non può sostenere in maniera credibile un regime sanzionatorio incentrato sui beni di lusso provenienti dalla Russia e, parallelamente, permettere “eccezioni per le materie prime che consentono di continuare la produzione di pellicce di lusso all’interno dell’Europa”.

Una simile mossa, avverte la direttrice, rischia di “permettere alle aziende europee di trarre profitto dalle pelli russe, presentando al contempo ai cittadini l’illusione di un regime sanzionatorio fondato su principi coerenti e sulla solidarietà nei confronti dell’Ucraina”.

Pellicce al bando: deroghe commerciali contro aiuti essenziali

L’architettura delle sanzioni comunitarie prevede di norma eccezioni e salvaguardie mirate esclusivamente a proteggere i flussi di primaria necessità destinati alle popolazioni civili, quali medicinali, prodotti agroalimentari e risorse per l’assistenza umanitaria. Al contrario, la giustificazione portata a supporto del via libera allo zibellino risponde unicamente all’esigenza di “garantire la continuità della catena di approvvigionamento di un prodotto di alto valore destinato a un settore estremamente di nicchia dell’industria della moda”. Risulta invece confermato il divieto opposto, che impedisce la vendita e il trasferimento verso la Russia di abiti e pellicce confezionati all’interno dell’Unione.

L’impatto economico del blocco sui mercati orientali aveva già spinto alcuni governi ad azioni correttive locali: la Grecia, ad esempio, ha stanziato circa 3,5 milioni di euro in sussidi diretti per compensare i produttori e i grossisti nazionali travolti dalla chiusura delle trattative commerciali con gli acquirenti russi.

Declino di un settore economico e svolta etica dei grandi brand

La contromossa sulle importazioni russe si inserisce in un quadro di profondo ridimensionamento strutturale dell’intero comparto. Sebbene l’allevamento di animali da pelliccia sia ormai vietato in 24 Paesi del continente, di cui 18 appartenenti all’UE, si stima che nei circa 1.200 impianti ancora operativi sul suolo europeo continuino a essere reclusi in gabbia oltre sei milioni di esemplari tra visoni, volpi e cani procione.

Tuttavia, le rilevazioni contabili presentate nel report del 2025 A Full-Cost Account of the EU Fur Industry, pubblicato dall’economista ambientale Griffin Carpenter, certificano un irreversibile e verticale crollo delle cifre di vendita globale. Nell’ultimo decennio, il numero totale di animali abbattuti per la produzione tessile nel territorio dell’Unione si è contratto dell’86%, scendendo a 6,3 milioni nel 2024. Ancora più vistosa appare la flessione dei fatturati: il valore economico complessivo delle compravendite di pelli ha registrato un crollo del 92%, fermandosi a 183 milioni di euro nell’ultimo anno solare. Una traiettoria di caduta destinata ad accentuarsi ulteriormente entro il 2028, scadenza dei periodi transitori per molti divieti nazionali, con una riduzione stimata tra il 15% e il 20% dei volumi residui.

La crisi strutturale rispecchia del resto un radicale cambio di sensibilità all’interno della stessa industria della moda. Le principali case di moda e gli stilisti di fama internazionale — da Gucci a Prada, passando per Armani, Versace, Valentino, Chanel, Burberry, Balenciaga e la recente adesione di Max Mara — hanno progressivamente abbandonato i filati di origine animale per indirizzarsi verso soluzioni e materiali ecologici e cruelty-free. Questo riposizionamento etico trova conferma nell’ostracismo dimostrato dai media di settore e dalle passerelle internazionali: le Fashion Week di città come Londra, Copenaghen e New York hanno bandito formalmente le pellicce, seguite dalle linee editoriali di storiche riviste di costume tra cui Vogue, GQ, Elle, Harper’s Bazaar ed Esquire.

Il pressing dei cittadini e l’appello agli Stati membri

Nonostante il contesto descritto e la forte risposta della società civile — testimoniata dagli oltre 1,5 milioni di firme raccolte a supporto dell’Iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe, che chiede il divieto assoluto di allevamento, importazione e commercio di pellicce nell’intera Unione — la risposta formale della Commissione ha subito un rinvio di cinque mesi.

Proprio in forza di tale spinta popolare, Humane World for Animals si rivolge direttamente alle diplomazie dei singoli Stati membri affinché facciano muro contro la decisione di esentare lo zibellino russo dalle restrizioni. L’auspicio della rete per la protezione animale è che l’esecutivo europeo ritorni sui propri passi con immediatezza, reinserendo le pelli nell’elenco dei beni sanzionati ed eliminando ogni possibile varco normativo idoneo ad alimentare il commercio di pellicce.

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