L’Autorità di regolazione per l’energia e l’ambiente (Arera) ha pubblicato la Relazione annuale che riporta i dati del 2019 per elettricità, gas, acqua e rifiuti. Vediamo, in sintesi, cos’è cambiato per gli italiani.

Elettricità

elettricitàLe 479 pagine di tabelle, grafici e analisi riportano l’andamento dei servizi pubblici in Italia e nel resto d’Europa.

Nel 2019 i prezzi dell’elettricità per i consumatori di tutta Europa sono aumentati, al lordo delle imposte e degli oneri. La Germania è il paese con i prezzi più alti: rispetto ai clienti domestici tedeschi gli italiani pagano fino al -26% nella fascia più alta di consumo, tra 1.000 e 2.500 kWh l’anno.

Su 37 milioni di punti di prelievo, 29,5 sono domestici e 7,2 non domestici. Il 49,4% dei clienti domestici ha scelto il mercato libero (nel 2018 era il 46,4%). Il 53,5% si colloca nella fascia di consumo annuo che non supera i 1.800 kWh. Nel 2019 rispetto al 2018 lo switching delle famiglie è aumentato: il 14,3% rispetto al 9,1%.

Dal lato retail cresce il numero di venditori nel mercato libero con 88 unità in più. Enel resta l’operatore dominante, seguito a grande distanza da Edison ed Hera.

Prezzo dell’elettricità in Italia

In Italia c’è stato anche un aumento marcato dei prezzi netti, per l’energia e il trasporto. Meno per le due classi di consumo più rappresentative, quella tra 1.000 kWh e 2.500 kWh/a e tra 2.500 kWh/a e 5.000 kWh/a, di più per le classi di consumo successive. Questo perché la componente fiscale, rimarca l’Arera, “presenta ancora una struttura non digressiva, a differenza di quanto accade nel resto dell’Unione europea”.

L’entrata in vigore e il completamento della riforma delle tariffe elettriche introdotta dall’Autorità il 1° gennaio 2016 ha determinato il “progressivo riallineamento dei corrispettivi di rete applicabili alle diverse classi di consumo, che ha contribuito ad avvicinare i prezzi netti italiani a quelli medi europei”.

Nel 2019 il prezzo medio dell’energia elettrica è stato di 21,50 c€/kWh nel servizio di maggior tutela e di 24,21c€/kWh nel mercato libero. Questo è stato ponderato con le quantità vendute ed è al netto delle imposte. Il differenziale tra i due mercati di 2,7 centesimi di euro, che scende a 2,6 centesimi se si guarda alla sola componente di costo per la materia energia, è in parte spiegabile con ampie differenze nelle tipologie di contratti disponibili sui due mercati.

L’elettricità per le imprese

Per le imprese italiane il costo dell’elettricità è più alto della media europea. Torna a crescere il divario con i prezzi medi praticati nell’area euro: aumentano i prezzi netti, la componente oneri e le imposte. Nonostante ciò, rispetto ai costi affrontati dagli industriali tedeschi i prezzi italiani sono i più bassi.

Consumi e produzione

I consumi del 2019 sono in lieve calo: -1% a fronte di un calo nel settore agricolo e industriale del 2% e di quello domestico dell’1%. La produzione interna ha soddisfatto l’88% della domanda nazionale.

La produzione lorda è stata quasi identica all’anno precedente: da 289,7 TWh nel 2018 a 291,7 TWh nel 2019 (+0,7%).

La produzione è stata così ripartita:

  • rinnovabili +0,4%;
  • idroelettrico -6,2%;
  • geotermico (-1,2%);
  • carbone -46,9%;
  • gas naturale +11,4% → ha assicurato quasi la metà della produzione lorda (49,1%);
  • prodotti petroliferi +2,4%.

Per la prima volta l’Enel ha perso il ruolo di primo operatore nella generazione termoelettrica a favore di Eni.

Gas

gasLa domanda mondiale di gas naturale continua a crescere: nel 2019 è arrivata a 3.948 miliardi di m3 con +3,6% rispetto al 2018. A livello globale sono stati 136 miliardi m3 aggiuntivi cui hanno contribuito per 63 mld di m3 l’area Ocse, soprattutto le Americhe, e per 24 mld di m3 la Cina. In Europa i consumi sono cresciuti di oltre il 5%: da 470 a 495 mld di m3.

Per quanto riguarda l’offerta, nel 2019 la produzione Ocse è aumentata di 93 mld di m3 rispetto al 2018. La crescita principale, anche in questo caso, ha riguardato le Americhe. L’Europa ha invece subito un calo del 6.8%.

Per il sesto anno consecutivo, il Gnl ha stabilito un primato: la domanda mondiale ha raggiunto le 354,7 milioni di tonnellate con +13% rispetto al 2018.

Consumo e importazioni in Italia

In Italia il consumo netto di gas naturale nel 2019 è aumentato di 1,6 mld di m3, pari al 2,2% in più, e si è attestato a 71,9 mld di m3 rispetto ai 70,3 del 2018. In primo luogo, sono cresciuti i consumi della generazione elettrica: l’11% in più.

La produzione nazionale però ha subito un calo del 10,9% rispetto all’anno precedente. A incidere maggiormente la produzione in mare (-13%) a differenza di quella su terra (+5%).

È cresciuta la dipendenza dalle importazioni: si è raggiunto il massimo storico del 95,4% con 70,9 mld di m3 (+4,5% rispetto al 2018). Le importazioni maggiori da Norvegia, Libia, Olanda e, in misura minore, Russia (più 0,2 mld di m3) hanno fatto sì che “il peso della Russia tra i paesi che esportano in Italia è leggermente diminuito al 46% (era al 47,7% nel 2018)”. Scesa anche la quota dell’Algeria, dal 26,5% al 18,8%.

Aumenta la concentrazione del mercato

La concentrazione del mercato è in aumento: nel 2019 solo 30 imprese su 446 attive hanno venduto oltre 300 mln di m3. Sul podio restano saldi Eni, Edison ed Enel e le quote rispetto al 2018 sono in stabilità o lieve aumento. Il 44% dei clienti domestici è nel mercato tutelato mentre il 56% acquista su quello libero. È ancora frequente il cambio di fornitore.

Costo per clienti domestici e industriali

Per i clienti domestici italiani il prezzo del gas, comprensivo di oneri e imposte, è più alto rispetto alla media dei prezzi dell’area euro per tutte le classi di consumo. Unico lieve miglioramento si registra nelle ultime due classi, in particolare per quella da 0 a 525 m3/anno che per la prima volta registra un differenziale vantaggioso con l’area euro (-0,9% rispetto al +6,4%).

I clienti industriali smettono di favorire del trend positivo degli anni precedenti. Non ci sono più i prezzi lordi più vantaggiosi rispetto a quelli dell’area euro mentre restano positivi i differenziali per i prezzi netti.

Acqua

acquaNel 2019 le tariffe dell’acqua non hanno subito variazioni. Rispetto all’anno precedente, c’è stato un aumento medio dell’1,1% a fronte di un incremento medio del 2,1% per 24,51 milioni di italiani e di una riduzione dell’1,3% per 9,58 mln.

Una famiglia di tre persone che annualmente consuma 150 m3 d’acqua nel 2019 ha speso in media 312 euro. Nel Nord-Ovest il valore è il più contenuto: 244 euro l’anno. Al Centro, dove la spesa pro capite per gli investimenti da finanziare attraverso la tariffa è stata maggiore, è il più elevato: 389 euro l’anno. In questa somma c’è da considerare:

  • 40% costi servizio acquedotto;
  • 12% costi servizi fognatura;
  • 29% costi servizi depurazione;
  • 10% quota fissa;
  • 9% imposte (Iva).

I numeri sono frutti di un’indagine che tiene conto di 103 gestori che erogano il servizio a oltre 40 milioni di abitanti.

Investimenti

Il contenimento dell’aumento della tariffa è importante alla luce del percorso di miglioramento del servizio idrico integrato avviato. Nel quadriennio 2016-2019 la spesa per gli investimenti, in termini assoluti e inclusa la disponibilità di fondi pubblici, ha raggiunto gli 11,9 miliardi di euro. Nello specifico: 2,2 mld nel 2016, 2,8 nel 2017, 3,5 nel 2018 e 3,4 nel 2019.

In aggiunta, gli Enti di governo dell’ambito hanno pianificato ulteriori investimenti per il biennio 2018-2019. Così facendo, d’accordo con i relativi soggetti gestori, hanno rideterminato un aumento del 14% della spesa per gli investimenti.

Nel 2016 il tasso di realizzazione degli interventi programmati è stato dell’82,8%, nel 2017 dell’85%. Un incremento però rispetto al tasso dell’81,9% del 2014 e, in particolare, del 77,6% nel 2015.

Perdite idriche

I dati più interessanti sono quelli riferiti alle perdite idriche, anche se gli ultimi disponibili risalgono al 2016. In media, ogni giorno si perdono 24 m3 al chilometro. In termini percentuali, calcolando il rapporto tra perdite totali e volume complessivo in ingresso nel sistema acquedotto, ammonta al 43,7%.

Si conferma l’esistenza di un Paese a due velocità: le criticità maggiori si registrano al Sud e nelle Isole. In quest’ultimo caso, “metà della risorsa immessa nei sistemi di acquedotto viene dispersa”.

È su questo aspetto che i gestori concentrano la maggior parte degli investimenti: in media nel 2018-2019 si destina al contenimento delle perdite il 24% delle risorse con picchi del 32% nel Sud e nelle Isole. Il 19,6% è poi destinato al miglioramento della qualità dell’acqua depurata. Il 14,1% all’adeguamento del sistema fognario.

Acqua per uso potabile

L’Italia si conferma il primo Paese nell’Unione europea per prelievi di acqua a uso potabile. La quota maggiore nel 2017 è stata destinata all’agricoltura seguita dalla produzione di energia elettrica.

Subito dopo la Norvegia, è il paese con il maggior numero di prelievi pro-capite di acqua dolce per la fornitura di servizi pubblici. Nel 2014 in Europa, ultimo anno disponibile per il dato spagnolo, i costi pro capite del servizio integrato risultavano molto diversi: in Italia e in Spagna risultavano decisamente inferiori a quelle di Francia e Germania.

Rifiuti

rifiutiNel 2019 ci sono state importanti novità per il settore dei rifiuti. A luglio è partita l’Anagrafica operatori e a ottobre l’Autorità ha approvato il metodo tariffario del servizio integrato di gestione dei rifiuti e gli obblighi di trasparenza verso gli utenti.

Nei primi mesi dell’anno successivo è proseguita l’attività di ricognizione e monitoraggio. Ad oggi risultano iscritti all’Anagrafica operatori 6.568 soggetti di cui 6.530 gestori. Per quanto riguarda la tipologia si tratta soprattutto di Enti pubblici: 5.767 pari all’88,2% del totale. Per quanto riguarda l’area di competenza, si conferma una frammentazione della governance. A fronte di un ridotto numero di Enti di governo dell’ambito, pari a 45, ci sono 1.334 Enti territorialmente competenti, che nel 98% dei casi corrispondono ai comuni. La maggior parte dei gestori (72,6%) svolge un’unica attività. Nel 92,3% dei casi riguarda la gestione delle tariffe e dei rapporti con gli utenti.

La qualità della gestione dei rifiuti

Questo monitoraggio ha consentito di conoscere la qualità del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani e dei singoli servizi che lo compongono. È stato osservato il comportamento di 700 operatori che al 31 dicembre 2018 erogavano il servizio di raccolta e trasporto e/o spazzamento delle strade a 34 milioni di abitanti, il 57% degli italiani.

Il servizio è molto frammentato. In uno stesso comune possono operare più gestori e le singole attività sono spacchettate. Anche se nella maggior parte dei casi la gestione è composta da un singolo comune.

In generale, gli standard di qualità del servizio sono più elevati nel Nord ovest e nel Nord est d’Italia. Da evidenziare, sostiene l’Arera, l’allineamento del Sud per quanto riguarda l’attivazione dei punti di contatto con gli utenti, sportelli telefonici e fisici, e dell’adozione di procedure per la gestione dei reclami.

Differenze di costi

L’altro aspetto indagato dall’Arera riguarda la raccolta di dati e informazioni sugli impianti di trattamento dei rifiuti urbani: 35 inceneritori, 74 discariche e 80 impianti di Trattamento meccanico biologico (Tmb).

Le tariffe applicate dagli impianti sono risultate molto eterogenee. In gran parte d’Italia le tariffe per l’incenerimento sono amministrate a livello regionale o dall’ente di governo dell’ambito di competenza dell’impianto. Il prezzo medio di conferimento dichiarato dai gestori che hanno costituito il panel è variabile: si va da un minimo di 66 a un massimo di 193 euro a tonnellata. Il prezzo medio di conferimento della totalità di impianti è di 100 euro/ton.

A differenza dell’incenerimento, per quanto riguarda le discariche in alcune aree sono applicate tariffe amministrate, a livello regionale o dall’ente di governo dell’ambito, in altre tariffe non amministrate, in funzione della frazione merceologica. Il prezzo medio di conferimento dichiarato dai gestori del panel va da un minimo di 9 a un massimo di 187 euro/ton, per una media di 85 euro/ton. In particolare: 91 al Nord, 75 al Centro e 82 euro/ton al Sud.

Infine, le tariffe di accesso agli impianti di trattamento meccanico biologico vanno da un minimo di 27 a un massimo di 169 euro/ton con un prezzo medio di 126 euro/ton. Anche qui c’è differenza tra il Nord, con 117 euro/ton, il Centro, con 139, e il Sud, con 103.

Teleriscaldamento e teleraffrescamento

L’Arera sta completando il quadro regolatorio del servizio di teleriscaldamento e teleraffrescamento “nonostante la recente attribuzione del settore”, specifica nel documento. In particolare, si sta concentrando su questi aspetti:

  • esercizio del diritto di recesso;
  • obblighi di trasparenza dei gestori;
  • regolazione della qualità commerciale e tecnica;
  • regolazione del servizio di misura.

Per quanto riguarda il 2019, la volumetria allacciata e l’estensione delle reti del terliscaldamento e del teleraffrescamento sono in crescita. Il 95% dell’energia termica erogata è concentrata in poche regioni: Lombardia, Piemonte, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Veneto.

Nell’ultimo trimestre del 2019 il prezzo per un utente domestico in condominio era compreso tra 82 e 92 euro/MWh al netto di Iva e credito di imposta. Una valutazione generica, specifica l’Arera, perché “la tipologia di fonti energetiche e il livello di densità termica dell’utenza possono comportare significative variazioni del costo di erogazione del servizio”.

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