Crisi climatica: 80% degli italiani insoddisfatto dell’azione

La crisi climatica è oramai una crisi comunicativa: i dati del Global Consumer Report 2025

La recente firma della Dichiarazione sull’integrità delle informazioni sui cambiamenti climatici alla Cop30 di Belém riaccende i riflettori sul ruolo della comunicazione nella lotta alla crisi climatica. In questo contesto, i dati del Global Consumer Report 2025 redatto dall’agenzia Marco, basato su un campione di oltre 4.500 intervistati tra Europa e Americhe, rivelano una profonda spaccatura tra le aspettative pubbliche e la realtà della comunicazione aziendale e governativa, con l’Italia in prima linea per richiesta di rigore e insoddisfazione. Nel nostro Paese, ben l’80% degli intervistati esprime insoddisfazione nei confronti delle azioni governative per promuovere iniziative di sostenibilità. Questo campione, solo leggermente inferiore a quello registrato in Brasile e Portogallo (entrambi all’84%), evidenzia una marcata percezione di inadeguatezza e di disconnessione tra le politiche attuali e le urgenze climatiche avvertite dai cittadini.

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A rafforzare questa richiesta di serietà, il Paese mostra un forte sostegno all’inasprimento delle sanzioni per pratiche di greenwashing. Il 79% dei consumatori italiani si schiera a favore di misure punitive più severe, dimostrando una richiesta corale di maggiore trasparenza e responsabilità.

Greenwashing: la nuova “faglia” della fiducia

Lo studio conferma che la crisi climatica ha superato la dimensione politica e ambientale per diventare, a tutti gli effetti, una questione comunicativa. Lo scetticismo nei confronti delle affermazioni di sostenibilità è in crescita esponenziale. A livello globale, un consumatore su quattro (25%) identifica nella pubblicità esagerata o fuorviante il segnale più evidente di greenwashing. Questa diffidenza non risparmia nemmeno grandi marchi storicamente associati a sforzi ambientali come Ikea e Unilever. La percezione negativa è culminata nell’identificazione di Nestlé come il brand maggiormente associato al greenwashing a livello mondiale.

In Italia, i consumatori dimostrano di essere particolarmente cauti, nutrendo forte diffidenza verso colossi come Ikea, McDonald’s e Burger King. La richiesta è chiara: la comunicazione deve essere basata su prove concrete e non più su vaghe promesse.

Crisi climatica e panoramica europea: un deficit di credibilità

Il problema della fiducia è pan-europeo. I brand in tutto il continente faticano a superare la sufficienza, ottenendo punteggi di credibilità percepita che oscillano tra 5 e 6 su 10. Questo deficit di fiducia è particolarmente acuto in Spagna e Portogallo, i Paesi dove si registrano i livelli più alti di sospetto pubblico. L’appello alla responsabilità è globale e pressante: l’83% degli intervistati in tutto il mondo è favorevole a sanzioni più severe contro il greenwashing. Il sostegno è massimo in Portogallo (91%) e Messico (90%), con l’Italia a breve distanza (79%), a testimoniare come la trasparenza sia diventata un imperativo per il successo e la reputazione aziendale.

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Parallelamente alla critica rivolta alle aziende, i consumatori stanno rivolgendo uno sguardo critico anche alle autorità pubbliche. Quasi tre quarti degli intervistati a livello globale (73%) ritengono che i governi non stiano facendo abbastanza per promuovere attivamente iniziative di sostenibilità. L’insoddisfazione raggiunge i picchi massimi in Brasile e Portogallo (entrambi all’84%), seguiti da vicino dall’Italia (80%). Anche in Spagna (70%), la maggioranza dei cittadini chiede politiche climatiche non solo più forti, ma anche più visibili e meglio comunicate.

Il rapporto dell’agenzia Marco lancia un avvertimento inequivocabile: l’era della comunicazione ambientale superficiale è finita. La credibilità si costruisce oggi sulla trasparenza dei dati e sull’azione verificabile, ponendo governi e aziende di fronte alla sfida di riconquistare una fiducia pubblica sempre più esigente e scettica.

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