Clima in Europa, nella morsa del giugno più caldo della storia

I dati del Servizio Copernicus delineano un quadro drammatico per il continente

Il mese di giugno ha riscritto la storia del clima dell’Europa occidentale, posizionandosi come il più caldo mai registrato in questa porzione del continente. Le comunità locali e gli ecosistemi hanno dovuto fare i conti con anomalie termiche senza precedenti, mentre a livello globale il mese si è assestato come il secondo giugno più rovente di sempre. I dati ufficiali rilasciati dal Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus, implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, non lasciano spazio a dubbi. Questa fiammata storica è stata alimentata in modo determinante da temperature superficiali del mare che hanno raggiunto i livelli più elevati mai documentati per questo periodo dell’anno, innescando una reazione a catena che ha unito la terraferma e gli oceani in un’unica grande emergenza termica.

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L’Europa è stata investita da una morsa di calore estremo che ha colpito simultaneamente sia il suolo che i bacini idrici. Gran parte dei paesi occidentali ha subito un’ondata di caldo da record, associata a ondate di calore marine diffuse nel Mediterraneo occidentale e lungo l’intera costa atlantica. Questo scenario riflette un trend globale altrettanto preoccupante. La media mensile della temperatura superficiale marina per l’oceano extrapolare ha toccato la cifra record di 20,86 °C, superando il precedente picco del giugno 2024. Gli scienziati evidenziano che questo surriscaldamento oceanico è parzialmente legato al rapido sviluppo di forti condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale, un fenomeno che minaccia di intensificarsi ulteriormente nei prossimi mesi.

Susseguirsi di ondate di calore e impatto sulla salute

L’evento della seconda metà di giugno non è stato un episodio isolato, ma si è inserito in una sequenza ravvicinata e spossante di picchi termici. L’ondata di caldo è giunta infatti poche settimane dopo un evento analogamente intenso verificatosi a maggio ed è stata immediatamente seguita da una nuova impennata delle temperature nei primi giorni di luglio. Questo concatenamento di eventi estremi ha letteralmente polverizzato i record mensili e storici di diversi paesi europei.

La stabilità dei sistemi sanitari è stata messa a dura prova. Il calore prolungato ha provocato gravi ripercussioni sulla salute della popolazione, causando decessi direttamente correlati alle temperature estreme e sollevando l’urgenza di nuove strategie di adattamento. Questa successione ritmica di picchi termici illustra la complessità delle sfide legate al clima, caratterizzato da manifestazioni meteorologiche sempre più frequenti, durature e intense.

La morsa della siccità e la piaga degli incendi

Insieme al caldo anomalo, una siccità diffusa e persistente ha completato il quadro critico del continente. L’inaridimento progressivo del suolo ha preparato il terreno perfetto per l’insorgere di vasti incendi boschivi, che hanno devastato ampie aree della penisola iberica e delle regioni meridionali della Francia. L’aridità non ha risparmiato l’Europa orientale, dove il rischio di desertificazione si è acuito sensibilmente.

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Il fenomeno si è sviluppato su un terreno già fortemente compromesso. L’arsura del suolo in tutta l’Europa occidentale e centrale si trascinava infatti dal mese di maggio, creando un effetto cumulativo che ha inaridito i terreni profondi e ridotto al minimo la resilienza idrica dei territori colpiti.

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Clima, dati termici nel dettaglio globale e continentale

Analizzando le metriche della temperatura dell’aria, giugno ha registrato una temperatura media globale della superficie pari a 16,54 °C. Questo valore si colloca a 0,56 gradi al di sopra della media del periodo compreso tra il 1991 e il 2020, posizionandosi subito dietro al primato assoluto del giugno 2024. Più impressionante è il confronto con l’era preindustriale: la temperatura globale è stata di 1,39 gradi superiore alla media stimata per il cinquantennio 1850-1900, portando il Pianeta pericolosamente vicino alle soglie critiche stabilite dagli accordi internazionali.

Sul fronte strettamente continentale, la temperatura media sul territorio europeo ha toccato i 19,14 °C, superando di 1,78 gradi la norma del trentennio recente e posizionandosi come la seconda più alta della serie storica dietro al giugno 2019. Se si stringe il fuoco sull’Europa occidentale, il dato si fa ancora più eccezionale: la media regionale è salita a 20,74 °C, staccando di ben 3,05 gradi la media di riferimento e superando il record precedentemente stabilito nel giugno del 2025. Nel corso della seconda metà del mese, le stazioni meteorologiche dell’Europa centrale e occidentale hanno registrato il superamento di innumerevoli primati storici legati alle temperature massime giornaliere.

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Sconvolgimenti idrologici e asimmetrie nelle precipitazioni

La prolungata permanenza di sistemi ad alta pressione e le temperature opprimenti hanno determinato condizioni di spiccata secchezza in gran parte dell’Europa continentale occidentale, interessando direttamente l’Italia, vaste zone europee centrali e orientali, e la porzione meridionale del Regno Unito. La conseguenza più visibile di questo deficit idrico si è manifestata nella portata dei fiumi, che è scesa abbondantemente sotto la media in quasi tutto il continente, con cali critici che hanno interessato la Francia, l’Europa nord-orientale e i distretti centro-orientali.

Il quadro meteo-climatico ha comunque mostrato una forte polarizzazione. Al contrario delle zone colpite dall’arsura, regioni come l’Islanda, l’Irlanda, gran parte del Regno Unito, le coste del Mare del Nord, la Fennoscandia, i paesi baltici, la Grecia e l’area a nord del Mar Caspio hanno registrato precipitazioni superiori alla norma. In alcune di queste aree, l’intensità delle piogge ha causato inondazioni localizzate con danni significativi. Di conseguenza, portate fluviali superiori alla media sono state rilevate solo in bacini circoscritti, principalmente in Irlanda, nel nord del Regno Unito, in segmenti della penisola iberica meridionale, nella Grecia meridionale, in Turchia e in alcune aree scandinave.

Il resto del mondo ha vissuto una simile frammentazione. Condizioni più umide e piovose della media, spesso sfociate in alluvioni, hanno colpito parti del Nord America, l’Asia più orientale, l’Africa meridionale e l’Australia. Specularmente, una marcata siccità ha caratterizzato ampie zone degli Stati Uniti, del Canada, del Sudamerica, del Medio Oriente, dell’Asia centrale e della Russia.

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Crisi climatica: la progressiva ritirata dei ghiacci polari

Gli effetti del surriscaldamento globale continuano a mostrarsi evidenti anche alle alte latitudini, dove la criosfera registra costanti contrazioni. Nell’Artico, l’estensione media mensile del ghiaccio marino si è attestata su valori inferiori di circa il 5% rispetto alla media storica, posizionandosi al sesto posto tra i livelli più bassi mai monitorati per il mese di giugno. La riduzione della banchisa è apparsa particolarmente pronunciata nel Mare di Barents settentrionale, nelle acque che circondano le isole Svalbard e nei pressi della Terra di Francesco Giuseppe. La situazione non è migliore sul fronte opposto del pianeta. In Antartide, l’estensione del ghiaccio marino è scesa di circa l’8% al di sotto della media continentale, registrando anch’essa il sesto valore più basso della storia per il mese di giugno.

L’analisi regionale mostra una forte disomogeneità interna al continente antartico: mentre la copertura glaciale è risultata eccezionalmente deficitaria nel Mare di Bellingshausen, si sono osservate controtendenze con accumuli superiori alla norma nel Mare di Amundsen e nella porzione orientale del Mare di Ross.

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