La prima metà del 2026 si chiude con un traguardo ambientale storico, seppur fragile. Secondo i dati raccolti dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) attraverso il sistema GFAS (Global Fire Assimilation System), tra il 1° gennaio e il 30 giugno le emissioni globali derivanti dalla combustione di biomasse hanno raggiunto il livello più basso mai registrato negli ultimi 24 anni.
Un bilancio complessivamente positivo che si attesta poco al di sotto delle 400 megatonnellate di carbonio totali immesse in atmosfera. Tuttavia, gli scienziati avvertono: l’improvvisa escalation di roghi registrata a fine giugno in Nord America ed Eurasia rischia di invertire rapidamente la rotta.

Il trend guidato da Africa e Asia
A trainare questo calo record è stata soprattutto la netta riduzione degli incendi stagionali nell’Africa tropicale. Ciononostante, a livello continentale, i principali responsabili delle emissioni nel primo semestre dell’anno rimangono:
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Africa: 154 megatonnellate di carbonio.
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Asia: 113 megatonnellate di carbonio.
Entrambe le regioni risentono storicamente del massiccio ricorso agli abbruciamenti e ai roghi legati alle pratiche agricole durante il corso della stagione secca.
L’estate nordamericana inverte la rotta: l’Artico sotto il fumo
Il quadro virtuoso dei primi sei mesi dell’anno ha subito una brusca frenata nelle ultime due settimane di giugno. Complici i fulmini e le temperature elevate, vasti incendi boschivi sono divampati in diverse province del Canada, in particolare nei Territori del Nord-Ovest e nel Manitoba.
I sistemi di monitoraggio satellitare di Copernicus hanno tracciato imponenti pennacchi di fumo composti da particolato e monossido di carbonio, i quali si sono spinti fino all’Artico canadese e hanno attraversato l’intero Oceano Atlantico settentrionale. Sebbene il bilancio emissivo complessivo del Canada resti per ora sotto la media storica, la velocità di propagazione dei roghi preoccupa gli esperti.
Parallelamente, l’analisi del CAMS ha evidenziato anomalie anche nell’Europa settentrionale e occidentale, interessate da una prima metà dell’anno insolitamente calda e secca, che si somma a un avvio d’anno già molto intenso registrato nell’emisfero meridionale.
Il monitoraggio e l’incognita El Niño
L’impatto degli incendi sulla salute umana e sugli ecosistemi globali resta una priorità scientifica. I dati del sistema GFAS vengono elaborati incrociando le osservazioni dei sensori satellitari VIIRS e MODIS per calcolare la potenza radiativa del fuoco e prevedere l’evoluzione degli inquinanti tramite i modelli meteorologici avanzati dell’ECMWF.
Mark Parrington, Scienziato senior presso il CAMS, ha commentato:
“Il minimo storico registrato nella prima metà del 2026 conferma la tendenza al ribasso legata ai mutamenti negli incendi della savana in Africa tropicale e in Asia. Tuttavia, l’insorgere di roghi su larga scala in Eurasia e Nord America a fine giugno potrebbe far lievitare le emissioni nel resto dell’estate. Guardando più avanti, le condizioni previste legate a El Niño potrebbero invertire il trend, come già accaduto nel 2015 e nel 2019 con i roghi in Indonesia. Un monitoraggio costante rimane essenziale.”
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