Il Regolamento (UE) 2024/3012 sul carbon farming ha introdotto il primo quadro europeo comune per la certificazione delle rimozioni di carbonio agricole e forestali. Un passaggio che trasforma il suolo da fattore produttivo ad asset climatico misurabile — e che apre per il settore energetico e industriale un nuovo mercato di strumenti per la gestione delle emissioni residue. Una società pugliese, Radica, ha costruito in anticipo l’infrastruttura dati per operare in questo mercato su scala mediterranea. Ha sede a Ostuni, un ufficio a Madrid, e due conferme importanti da poco arrivate in parallelo. Il progetto AgroEcology Italy è entrato nel portafoglio climatico di Lufthansa Group — il più grande gruppo aereo europeo — come unico progetto italiano selezionato tra i quattordici del programma. E la classifica Sifted 100 Southern Europe 2026 la posiziona al 26° posto tra le startup a più rapida crescita di ricavi in Italia, Spagna, Portogallo e Grecia: unica italiana dell’agritech e del carbon farming nella top 30.
Il suolo agricolo entra nell’economia del carbonio
Con il Regolamento (UE) 2024/3012, l’Unione europea ha creato il primo quadro comune per certificare le rimozioni di carbonio — permanenti e nature-based — introducendo criteri di qualità condivisi e un’architettura di verifica che punta a ridurre greenwashing e opacità nel mercato volontario. Per il settore energetico e industriale, questo apre uno scenario preciso: i crediti agricoli ad alta integrità diventano strumenti utilizzabili per compensare emissioni residue non ancora abbattibili, con una catena documentale compatibile con CSRD e difendibile in audit.

Ma il passaggio dal campo al credito certificato non è automatico. Richiede dati primari, sistemi MRV robusti, verifiche indipendenti e una catena documentale che regga alla due diligence di chi compra. Come scrive Francesco Musardo, CEO di Radica: “Nel carbon farming il futuro non apparterrà a chi promette di più, ma a chi misura meglio.”
L’infrastruttura che mancava nel Mediterraneo
Il modello operativo di Radica parte dal dato primario raccolto in campo — campionamenti del suolo, monitoraggio satellitare, modellazione biofisica — e lo trasforma, attraverso sistemi MRV certificati, in crediti di carbonio registrati presso l’International Carbon Registry secondo la metodologia VM0042 per l’Improved Agricultural Land Management. Non aggregazione di offset esistenti, non intermediazione: produzione diretta di crediti verificabili, con una filiera documentale che va dall’azienda agricola al registro internazionale senza interruzioni.
Il progetto AgroEcology Italy opera su oliveti, frutteti, vigneti e altre colture legnose in quindici regioni italiane, con un impatto potenziale fino a 1.142.682 tonnellate di CO₂ rimosse per anno. Il focus sulle colture legnose mediterranee non è casuale: oliveti, vigneti e agrumeti hanno un potenziale di sequestro stimato tre-quattro volte superiore alle cerealicole del Nord Europa. Un’asimmetria agronomica enorme, ancora in larga parte non valorizzata finanziariamente.
Il gap mediterraneo come opportunità di mercato
Per le aziende energetiche e industriali che devono gestire emissioni Scope 3 lungo filiere agroalimentari complesse, il problema non è la domanda di crediti — è la disponibilità di crediti ad alta integrità, verificabili e difendibili in audit. I sistemi MRV consolidati in Nord Europa funzionano su agricolture concentrate e digitalizzate, con grandi aziende e strutture cooperative. Il bacino mediterraneo — frammentato, a forte presenza di piccole aziende, con colture perenni legnose invece di cereali annuali — richiede un approccio completamente diverso, che nessun operatore europeo aveva ancora sviluppato su scala.
Radica ha costruito questa capacità operando direttamente sul territorio, tra Italia e Spagna, con una pipeline in espansione verso Portogallo, Grecia e Nord Africa. I numeri attuali: oltre 25.000 ettari gestiti, 650 aziende agricole coinvolte, 84.000 carbon removals verificati e oltre 100.000 tonnellate già contrattualizzate fino al 2030. L’obiettivo è arrivare a 1,2 milioni di crediti entro il 2030.
Il vantaggio agronomico del Mediterraneo è strutturale: le colture legnose — oliveti, vigneti, agrumeti — sequestrano carbonio a un ritmo stimato tre-quattro volte superiore rispetto alle cerealicole del Nord Europa. Trasformare questo potenziale in crediti bancabili richiede però un’infrastruttura MRV specifica, calibrata su queste colture e su questa frammentazione fondiaria. È esattamente quello che Radica ha costruito — e che oggi Lufthansa ha scelto di mettere nel proprio portafoglio climatico.
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