Il 2025 si è chiuso come un anno di forti contrasti per il settore assicurativo globale, confermando una tendenza ormai strutturale: l’impatto del cambiamento climatico sulla frequenza e sulla gravità dei disastri naturali. Secondo i dati diffusi dal player di settore Munich Re, i danni totali causati dalle catastrofi sono ammontati a circa 192 miliardi di euro, una cifra che, pur essendo inferiore alla media decennale di 228 miliardi, evidenzia una pressione costante sul sistema economico mondiale.

Un dato particolarmente rilevante riguarda la quota assicurata, che ha toccato i 92,60 miliardi di euro, superando nuovamente la soglia critica dei 85,73 miliardi. Il player sottolinea come la protezione contro questi rischi sia ormai essenziale, evidenziando che il Paese più colpito rimangono gli Stati Uniti, nonostante abbiano evitato impatti diretti di uragani per la prima volta in un decennio.
“Pericoli non di picco” e anomalia climatica
L’anno appena trascorso è stato caratterizzato da una prevalenza di quelli che gli esperti definiscono pericoli non di picco, ossia incendi boschivi, inondazioni e forti temporali, che da soli hanno generato perdite assicurate per 84 miliardi di euro. Questi eventi, spesso considerati secondari rispetto ai grandi uragani, stanno causando distruzioni superiori alle medie storiche degli ultimi trent’anni.
Il riscaldamento globale sta aumentando drasticamente la probabilità di tali fenomeni estremi. Il 2025 si è infatti posizionato come uno degli anni più caldi mai registrati, inserendosi in una preoccupante sequenza che vede gli ultimi dodici anni come i più caldi della storia. Le catastrofi meteorologiche hanno rappresentato la quasi totalità delle perdite assicurate, confermando il legame diretto tra crisi climatica e stabilità finanziaria.
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Cambiamento climatico: disastri più devastanti tra fiamme e sismi
L’evento più oneroso del 2025 è stato rappresentato dai devastanti incendi boschivi che hanno colpito l’area di Los Angeles nel mese di gennaio. Una combinazione di siccità prolungata e forti venti invernali ha alimentato fiamme che hanno raggiunto i sobborghi della metropoli, causando danni per 45,4 miliardi di euro, di cui 34 miliardi coperti da assicurazione.
Si è trattato del rogo più costoso mai registrato nella storia, che ha purtroppo causato anche la perdita di trenta vite umane. Sul fronte umanitario, la tragedia più grave si è verificata in Myanmar, dove un terremoto di magnitudo 7,7 ha provocato circa 4.500 vittime. Nonostante i danni materiali siano stati stimati in 10,3 miliardi di euro, solo una minima parte era assicurata, evidenziando ancora una volta il profondo divario di protezione nelle regioni meno sviluppate.
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L’instabilità dei tropici e la situazione europea
La stagione dei cicloni tropicali ha presentato scenari insoliti: se da un lato gli Stati Uniti sono stati risparmiati per pura fortuna grazie a correnti atmosferiche favorevoli, la Giamaica è stata devastata dall’uragano Melissa. Questa tempesta di categoria 5, con venti vicini ai 300 km/h, ha causato distruzioni enormi sull’isola e a Cuba, portando il totale dei danni da cicloni tropicali a 31,7 miliardi di euro a livello globale. In Asia, invece, i tifoni si sono spostati più a sud del consueto, colpendo duramente paesi come Vietnam e Thailandia in concomitanza con piogge torrenziali.
L’Europa ha vissuto un anno relativamente più calmo, con perdite totali per 9,4 miliardi di euro, ben al di sotto della media decennale. Gli eventi principali nel vecchio continente hanno riguardato un’ondata di freddo estremo in Turchia e pesanti grandinate in Germania, Francia e Austria, oltre a incendi record che hanno martoriato la Spagna durante il mese di agosto.
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