Incendi boschivi: un’emergenza che richiede un cambio di rotta

Incendi sempre più intensi e frequenti mettono alla prova i sistemi di gestione: lo strumento sviluppato dal Cmcc

Il 2023 è stato uno degli anni più duri per gli incendi boschivi nell’Unione Europea, con oltre 500.000 ettari di terreno andati in fumo. Un’emergenza che si è ripresentata con forza anche nella prima metà del 2025, interessando ampie aree del continente, dal nord-ovest, dove nazioni solitamente immuni come Regno Unito e Germania hanno registrato una primavera eccezionalmente secca, al sud, dove la situazione è ormai critica.

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Foto di Matt Howard su Unsplash.

L’Italia e l’intensità delle ondate di calore

Un’analisi condotta tra il 2008 e il 2023 su diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, ha messo in luce un dato cruciale: l’intensità delle ondate di calore, più che la loro durata, è il fattore principale che scatena i mega-incendi. Questo suggerisce che eventi meteorologici estremi, caratterizzati da picchi di calore in brevi periodi, amplificano il rischio di roghi su larga scala. Il nostro Paese, insieme a Spagna, Francia, Portogallo e Grecia, si trova in prima linea in questo scenario, dove l’escalation degli incendi non è più un evento raro, ma una minaccia sempre più concreta.

Incendi: dalla risposta all’emergenza alla prevenzione strategica

Di fronte a questa escalation, l’approccio tradizionale, basato principalmente sullo spegnimento degli incendi, si rivela insufficiente. La ricerca indica che per affrontare efficacemente la situazione è necessario un cambio di paradigma: passare da una strategia reattiva a una proattiva, incentrata sulla prevenzione e sulla preparazione.

A tal proposito, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) ha sviluppato il Wildfire Peer Review Assessment Framework (Wildfire Praf). Questo strumento, supportato dalla direzione generale per la Protezione civile europea, permette una valutazione approfondita dei sistemi di gestione del rischio incendi. L’Italia, insieme a Grecia e Germania, ha già preso parte a una di queste revisioni nel 2024. Il processo ha coinvolto esperti e rappresentanti del settore pubblico e privato, ricercatori e organizzazioni civili, con l’obiettivo di identificare le debolezze e gettare le basi per future innovazioni nella gestione del rischio incendi.

Le raccomandazioni emerse da queste revisioni sono un catalizzatore per la cooperazione istituzionale, la pianificazione strategica e lo sviluppo di capacità, elementi essenziali per una governance del rischio più efficace e orientata al futuro.

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Cmcc: tecnologie avanzate e coinvolgimento delle comunità

Il Cmcc è in prima linea nello sviluppo di soluzioni innovative, combinando tecnologia all’avanguardia con un forte impegno a livello locale. Strumenti come videocamere HD, sensori wireless, droni e intelligenza artificiale sono utilizzati per monitorare le aree a rischio in tempo reale e per sviluppare modelli predittivi che stimano l’estensione degli incendi. In Puglia e nella regione greca dell’Epiro, ad esempio, le infrastrutture di supercalcolo e le tecnologie avanzate hanno permesso di creare soluzioni intelligenti per affrontare la minaccia degli incendi che ogni anno colpiscono ampie zone forestali.

Oltre alla tecnologia, un altro aspetto fondamentale è il coinvolgimento delle comunità locali. I ricercatori del Cmcc stanno infatti lavorando sul campo per identificare le persone più colpite dagli incendi e attingere alle loro conoscenze per costruire resilienza. Iniziative di scambio di conoscenze collegano progetti finanziati dall’Unione Europea con agenzie internazionali e organizzazioni civili per promuovere una gestione del rischio più informata e consapevole. Questo approccio integrato, che unisce scienza, tecnologia e partecipazione civica, è la chiave per affrontare efficacemente le sfide future poste dal cambiamento climatico e proteggere le nostre foreste.

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