La chef stellata Chiara Pavan: “Vietare gabbie negli allevamenti”

L'appello della cuoca ambientale che si schiera con Essere Animali

L’evidenza della mobilitazione contro gli allevamenti intensivi in Italia si misura nei numeri e nel peso dei volti che ne sposano la causa. La proposta di legge di iniziativa popolare lanciata dall’associazione Essere Animali ha già raccolto oltre 26 mila firme in pochissime settimane, superando la metà del traguardo necessario per portare la discussione direttamente in Parlamento. A dare una spinta decisiva a questa campagna è Chiara Pavan, chef stellata, nota giudice ospite di MasterChef Italia e pioniera della sostenibilità a tavola con il suo volume Cucina ambientale.

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La chef stellata Chiara Pavan (Foto di Carlo Sgarzi).

La chef ha scelto di sottoscrivere apertamente l’iniziativa, che si può firmare online, rivolgendo un invito pubblico e accorato alla cittadinanza affinché si ponga fine alle sofferenze di milioni di animali che nel nostro Paese vivono ancora privati della libertà di movimento.

La prigionia invisibile di 40 milioni di animali

Dietro il consumo quotidiano di carne e derivati si cela una realtà numerica impressionante che la campagna punta a scardinare. In Italia sono circa 40 milioni gli animali costretti a vivere confinati all’interno di strutture metalliche. La fetta più consistente di questa popolazione reclusa è rappresentata da oltre 17 milioni di galline ovaiole, seguite da 13 milioni di conigli, 8 milioni di quaglie e un milione e mezzo di vitelli. A questi si aggiungono 600 mila scrofe, il cui ciclo vitale all’interno delle strutture intensive rappresenta uno degli esempi più lampanti di industrializzazione della vita animale, con ripercussioni severe sul loro benessere psico-fisico.

Video shock di Chiara Pavan: il dramma delle scrofe

Nel video shock diffuso per sostenere la raccolta firme, Chiara Pavan descrive nel dettaglio l’esistenza delle scrofe italiane, costrette a una maternità interamente pianificata e artificiale. Gli animali passano da una gravidanza all’altra senza alcuna interruzione, trascorrendo circa la metà della propria vita in spazi talmente esigui da non consentire nemmeno il movimento più elementare, come il girarsi su se stesse.

La chef evidenzia come la permanenza in gabbia copra le fasi più delicate, dal parto fino all’allattamento. In questo scenario, la carenza di spazio si traduce spesso in tragedia, poiché la scrofa, impossibilitata a muoversi agevolmente, rischia di schiacciare i propri cuccioli sotto il suo stesso peso. Esaurito il potenziale produttivo, generalmente dopo quattro o cinque parti, l’animale perde il proprio valore economico e viene avviato direttamente alla macellazione.

Il parere della scienza e la “cassa di risonanza del dolore”

La critica a questo modello di allevamento non si limita all’empatia, ma poggia su solide basi scientifiche espresse anche dall’Autorità per la Sicurezza Alimentare in Europa (Efsa). Gli esperti confermano che la restrizione dello spazio negli allevamenti impedisce agli animali l’espressione di comportamenti naturali e vitali come la socializzazione, lo scavo e la nidificazione. Le conseguenze dirette sono lo stress cronico, l’insorgenza di frustrazione e danni fisici visibili, quali fragilità ossea e lesioni cutanee.

Di recente, la letteratura scientifica si è arricchita di uno studio che introduce un concetto ancora più profondo, definendo la gabbia come una vera e propria camera d’eco del dolore, un ambiente ostile capace di disattivare i naturali meccanismi analgesici del corpo dell’animale, amplificando e prolungando la percezione della sofferenza fisica.

Zero gabbie negli allevamenti: l’Europa si muove, e l’Italia?

Mentre l’Italia non ha ancora adottato norme restrittive per l’abolizione delle gabbie, il resto d’Europa mostra una tendenza normativa molto diversa. La Svezia ha tracciato la strada vietando il confinamento delle scrofe già nel lontano 1994, seguita da scadenze precise fissate da altri Paesi. La Danimarca bandirà le gabbie di gestazione e allattamento tra il 2035 e il 2041, l’Austria applicherà il divieto nel 2033, mentre Germania e Finlandia si muoveranno entro il 2035.

Anche i Paesi Bassi stanno procedendo a una progressiva eliminazione dei sistemi a gabbia. Questa transizione legislativa rispecchia una forte volontà popolare che in Italia trova riscontro nei dati dell’ultimo Eurobarometro, dove oltre il 90% degli intervistati si è dichiarato favorevole all’abolizione delle gabbie.

Il successo iniziale della petizione dimostra che la sensibilità dei cittadini è in linea con il panorama europeo, richiamando alla mente lo storico precedente dell’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, firmata da quasi un milione e mezzo di persone tra il 2018 e il 2020.

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