Stretta tra l’obbligo di ridurre le perdite di nutrienti e la necessità di mantenere la produttività dei suoli, l’industria dei fertilizzanti affronta una sfida strutturale. C’è chi ritiene il settore come un fornitore di commodity, ma il comparto è ora chiamato a garantire l’equilibrio del sistema agricolo, tra sfide geopolitiche e strette normative, tra cui il DDL “Coltiva Italia” che prevede la messa al bando dell’urea, un composto organico ad alto titolo di azoto.
È su questi temi – dove la volatilità dei mercati energetici globali incontra la sicurezza alimentare – che si apre oggi a Roma la tavola rotonda promossa da Assofertilizzanti (Federchimica) in collaborazione con Nomisma. Un confronto per tracciare il futuro di un comparto dall’elevata impronta ambientale, dove la scienza diventa strumento per mappare costi e alternative.
I risultati dello studio Nomisma, presentati oggi, confermano un rischio di tenuta produttiva e di aumento dei costi in assenza dell’urea: ne emerge la necessità di abbracciare un approccio multi-soluzione.

Incognita 2028: eliminare l’urea nel bacino padano
Il countdown sull’uso dell’urea in Nord Italia è fissato al 2028. Entro quella data, il DDL “Coltiva Italia” prevede la sua messa al bando nel bacino padano, una misura che punta a ridurre l’impronta ambientale, rischiando però di scardinare l’asse produttivo di filiere come mais, riso, frumento. Se la prima parte della ricerca Nomisma aveva evidenziato il rischio di un crollo produttivo, questa seconda parte si concentra sulla fattibilità delle alternative. Sostituire l’urea rappresenta una sfida che coinvolge logica industriale, costi aziendali e produttività agricola.
I punti chiave
Perché l’urea è insostituibile
L’indagine mette a fuoco la centralità dell’urea. Sebbene rappresenti solo il 16% dei volumi di fertilizzanti distribuiti, essa apporta ben il 44% dell’azoto totale. Per sostituire un’unità di azoto ureico con matrici organiche, un agricoltore dovrebbe movimentare volumi fino a cento volte superiori in alcuni casi. L’urea resta la fonte azotata più economica. Passare ai nitrati o ai solfati comporta un aggravio immediato del costo dell’azoto tra il 32% e il 48%.
La mappa delle alternative
Lo studio simula diversi scenari per sostituire l’urea standard:
Nitrato e solfato di ammonio rappresentano concimi minerali alternativi. Tuttavia, comportano un incremento dei costi e richiedono volumi di stoccaggio e distribuzione molto più elevati. Esistono poi soluzioni di uree trattate:
- L’Urea inibita (NBPT) riduce le emissioni di ammoniaca ma presenta una stabilità limitata; inoltre implica un incremento dei costi di circa il 20%.
- L’Urea ricoperta favorisce il lento rilascio nel terreno. Pur costando di più (+65%), permetterebbe nel lungo periodo di compensare la spesa riducendo le dosi in campo.
La sfida industriale: tempi e reperibilità
La riconversione della filiera non è immediata. Sono stimati 3-5 anni per adeguare impianti industriali e logistica aziendale alla gestione di prodotti meno stabili dell’urea standard. Senza una pianificazione immediata, il rischio è una carenza di prodotto trattato sul mercato nel 2028, con conseguente ulteriore impennata dei prezzi.
L’elemento emissivo
Nonostante l’impronta carbonica dell’urea sia marginale (0,1% del totale nazionale e l’1,3% del comparto agricolo) l’analisi individua l’opportunità di implementare buone pratiche agronomiche, come l’interramento dell’urea, che contribuirebbe ad abbattere le emissioni di CO2 e neutralizzare le dispersioni di azoto.
Conclusioni
- No single solution: la sostituzione dell’urea richiede un ventaglio di soluzioni differenziate per coltura (mais, riso e frumento hanno esigenze diverse).
- Sostenibilità economica: in assenza di misure di mitigazione efficaci, il settore agricolo padano affronta un aumento strutturale dei costi in un contesto già aggravato dall’instabilità geopolitica e dai rincari energetici (+81% del costo dell’urea ad aprile 2026 rispetto al 2025).
- La soluzione proposta non è la difesa dello status quo, ma l’evoluzione tecnologica. L’uso di urea inibita e ricoperta, abbinato a buone pratiche come l’interramento, permetterebbe di abbattere le emissioni mantenendo i costi di gestione entro un contenuto +7%.
La tempesta perfetta
“Da quello stretto abbiamo capito c’è un tappo mondiale che vede l’agricoltura nei paesi in via di sviluppo, l’agricoltura in Asia e l’agricoltura europea veramente molto colpita”, ha esordito da remoto Paolo de Castro, presidente di Nomisma, riferendosi alla crisi dello stretto di Hormuz.
Il blocco dello Stretto di Hormuz funge dunque da “tappo mondiale”. Non si tratta solo di una crisi energetica, ma anche di una crisi dei fertilizzanti. E’ da lì che transita lo zolfo necessario ai fosfati e le materie prime per l’azoto. Uno scenario che alimenta – continua De Castro – quella che il Financial Times ha definito la più grave crisi alimentare mondiale se il blocco dovesse continuare per settimane o mesi.
Rispetto poi al “DDL Coltiva Italia”, De Castro individua un pericolo: Europa e Italia rischiano di imporsi restrizioni che i competitor mondiali come USA, Australia, America Latina non hanno. Il risultato è già visibile: mentre nel resto del mondo le rese agricole crescono, in Europa le rese sono ferme a causa di un eccesso regolatorio.
“Questa è – ahimé – un po’ la fotografia dell’effetto regolatorio che l’Europa si è data, eliminazione di principi attivi, riduzione di sostanze, che altri paesi del mondo non riducono. Non sto dicendo che non lo dobbiamo fare, ma lo dobbiamo fare assieme agli altri, non lo possiamo fare da soli”, conclude De Castro.
Per rispondere alla tempesta perfetta, causata da un combinato di crisi geopolitiche e normative europee, è stato presentato l’emendamento 19.048 (a firma Cerreto, FdI) al “DDL Coltiva Italia”, attualmente in discussione alla Camera.
L’emendamento mira a trasformare il divieto assoluto in una “permeabilità intelligente”, come è stata definita. L’idea non è salvare l’urea telle-quelle, ma aprire un varco per l’utilizzo di una serie di fattispecie tecnologicamente avanzate (urea inibita, urea ricoperta e altre versioni). L’obiettivo è sostituire l’approccio dogmatico con un approccio realistico, vessillo ricorrente nel dibattito politico.

“Creiamo una permeabilità intelligente, perché prevediamo queste fattispecie e anche la redazione di un decreto ministeriale che più tecnicamente andrà ad analizzare le ricadute di questo emendamento che, come sono convinto, avrà il parere favorevole del Ministero. Quindi ci auguriamo che venga votato tra qualche settimana, cioè quando il Coltiva Italia approderà alla Camera dei deputati”, ha dichiarato l’on. Marco Cerreto (Capogruppo FdI in Commissione Agricoltura.
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