acciaio

L‘industria siderurgica europea è un settore strategico per la transizione ecologica, la resilienza economica e l’indipendenza dell’Unione. Per questo i ceo dell’acciaio hanno scritto una Lettera aperta al Parlamento europeo e agli Stati membri, affinché rivedano le proprie proposte su EtsCbam.

Quest’ultima è una tassa sul carbonio che verrà applicata probabilmente a partire dal 2026 alle importazioni di alcuni beni provenienti dai Paesi extra UE. Scopo del Cbam è fissare un prezzo del carbonio ed evitare il fenomeno del carbon leakage, ossia la delocalizzazione all’estero delle imprese europee e delle relative emissioni.

Il contenuto della lettera

Abbiamo piani chiari e progetti concreti per ridurre le emissioni di CO2 del nostro settore di almeno il 55% entro il 2030 e, per raggiungere una produzione di acciaio neutrale dal punto di vista climatico nell’Unione Europea entro il 2050. 

Questi impegni rappresentano una vera e propria rivoluzione industriale, che richiede un massiccio investimento di capitale pari a 30 miliardi di euro in tecnologie innovative nei prossimi otto anni e, un significativo aumento dei costi operativi derivanti dall’uso di elettricità decarbonizzata e idrogeno.

Tuttavia, i legislatori europei stanno ora valutando delle proposte sul Sistema di scambio di quote di emissioni (Ets) e sul Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), che minano la nostra capacità di investire in questi progetti e fanno deragliare la transizione verso la produzione di acciaio verde in Europa.

I punti contestati da Eurofer al Parlamento UE

Le proposte indeboliscono la protezione dalla rilocalizzazione delle emissioni di carbonio della nostra industria nei mercati nazionali e globali, favorendo i concorrenti internazionali che non sono soggetti a costi di carbonio equivalenti. 

In Europa, le nuove regole di assegnazione ridurranno improvvisamente il principale parametro di riferimento per le emissioni di CO2 di circa il 40%, a causa di un impianto che in precedenza non rientrava nel campo di applicazione e fisseranno un valore che nessuna azienda potrà raggiungere in soli tre anni. 

Ciò è dovuto ad una transizione prematura dal sistema di assegnazione gratuita e di compensazione dei costi indiretti a un Cbam che non è ancora stato testato. 

L’elusione e il rimescolamento delle risorse sono solo alcuni dei numerosi rischi che potrebbero minare l’efficacia del Cbam. Inoltre, esso non prevede ancora alcuna misura per preservare i 20 milioni di tonnellate di esportazioni di acciaio dell’UE all’anno, per un valore di 45 miliardi di euro e i 30mila posti di lavoro che ne dipendono direttamente.     

Le proposte, inoltre, eliminano dal mercato ingenti quote di emissione, facendo lievitare ulteriormente i prezzi del carbonio e dell’elettricità in Europa, in un momento in cui le imprese e le famiglie sono alle prese con costi energetici e inflazione alle stelle.

Infine, non tengono conto dell’impronta di carbonio molto più elevata delle importazioni di acciaio inossidabile, derivante dagli elementi di lega incorporati.

Le richieste al Parlamento UE

Chiediamo al Parlamento europeo e al Consiglio di affrontare immediatamente le nostre preoccupazioni e in particolare di:

  • evitare di ridurre ulteriormente l’attuale protezione contro la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio, fino a quando il Cbam non avrà dimostrato la sua efficacia e non sarà disponibile una soluzione per le esportazioni;
  • evitare una forte riduzione delle assegnazioni gratuite per gli impianti siderurgici esistenti, che deriverebbe da una modifica dell’ambito di riferimento. Le tecnologie a basse emissioni di carbonio devono invece essere premiate senza ridurre prematuramente i valori di riferimento, almeno nei primi anni in cui tali tecnologie vengono introdotte su scala industriale.

Le suddette modifiche al sistema Ets e al Cbam ci permetteranno di realizzare la trasformazione dell’acciaio verde all’interno dell’UE. I nostri investimenti saranno un grande beneficio per la protezione del clima, la competitività industriale e centinaia di migliaia di posti di lavoro in tutta l’Unione.

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